Jurassic World

2015, Avventura

Jurassic World: Il parco è (ri)aperto

Riapre il Jurassic Park e lo fa in grande stile, mettendo in piedi un blockbuster perfetto che sa intrattenere, stupire, e un po' spaventare, più dell'originale di Spielberg.

Jurassic World: Chris Pratt tiene a bada i dinosauri in una scena del film

Le potenzialità, commerciali e narrative, di Jurassic Park, dell'intuizione alla base del romanzo di Michael Crichton del 1990 e del film di Steven Spielberg del 1993, sono infinite. Lo dimostrano la popolarità e le copie vendute del libro ed il miliardo di dollari di incasso del film, che si accompagnano ad una passione mai estinta dei bambini di tutto il mondo e di ogni epoca per i possenti animali che hanno abitato il nostro pianeta per 135 milioni di anni, dalla loro apparizione nel corso del Triassico fino alla drammatica estinzione di massa accaduta 65 milioni di anni fa.

In un periodo in cui si cerca di costruire una serialità attorno ai film di successo, inserendoli in contesti più ampi e più sfruttabili dal punto di vista economico ma anche narrativo, è inevitabile andare ad attingere nuovamente a quelle potenzialità, cercando di trovare un modo per rilanciare un franchise come Jurassic Park che poco aveva giovato dei due seguiti già realizzati nel 1997 e 2001.
A 22 anni di distanza dal primo film, con un'intera nuova generazione pronta a stupirsi nel vedere i dinosauri tornare sul grande schermo, sarebbe stato giustificato realizzare un vero e proprio reboot dell'originale, ma l'idea di Spielberg, alla produzione con la sua Amblin, e Colin Trevorrow, alla regia, è stata diversa, rendendo il nuovo e quarto capitolo, Jurassic World, un vero e proprio sequel che ha solo il sapore e l'efficacia di un reboot.

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In questo articolo

Bentornati a Jurassic Park

Jurassic World: Ty Simpkins e Nick Robinson in una scena del film

Sono passati 22 anni. Il parco è aperto, come ci tengono a sottolineare poster e materiale promozionale, ed è anche un grosso successo. E, rispetto a quello che abbiamo visitato per la prima volta nel 1993 insieme al primo gruppo che l'avrebbe dovuto valutare, è un vero e proprio parco a tema in linea con i migliori del mondo, con le sue attrazioni, le sue strutture all'avanguardia, ed ovviamente i suoi dinosauri: 14 razze di erbivori e 6 di carnivori. Un parco, ancora una volta sull'Isla Nublar del primo film, che scopriamo e viviamo attraverso gli occhi del piccolo Zach, in visita insieme al fratello Gray grazie alla zia Claire manager del Jurassic World: la camera di Trevorrow si concentra sul ragazzino, lo segue, ci mette nelle condizioni di sentire letteralmente la sua ansia di vedere il parco ed i suoi ospiti preistorici, dal battello al cancello d'ingresso, fino all'hotel e le prime attrazioni, sempre circondati da una folla di visitatori entusiasta. Oltre ventimila spettatori al giorno, con un indice di soddisfazione del 90%... ma non basta.

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Sempre più grande

Jurassic World: dinosauri in azione in una scena del film

È sottile, ma presente, la critica degli autori a un pubblico difficile da accontentare e a una società che con i suoi stimoli continui, frenetici e sempre maggiori lo ha creato: ai visitatori del Jurassic World non basta più vedere uno stegosauro o persino il T-Rex, hanno bisogno di stimoli sempre nuovi e più stupefacenti. Hanno bisogno di più "wow"! Poco importa se i dinosauri dovrebbero garantire da soli il giusto livello di wow, come dice Grady/Chris Pratt, alla lunga non è più sufficiente e la dirigenza del parco è stata costretta a mettere in cantiere una nuova attrazione esuberante ed imponente: il primo dinosauro ibrido, più grosso di un Tirannosauro, più potente di qualunque creatura mai vista sulla Terra. E per questo più incontrollabile: nella sua breve vita in cattività, l'Indominus Rex, questo il nome della nuova creatura, ha già fatto fuori il fratello, richiesto un potenziamento del suo recinto, ed ora la consulenza di Grady che ha dimostrato il suo valore sul campo, riuscendo a gestire i complessi e letali raptor.

Colin Trevorrow parla del temibile Indominus Rex

Il blockbuster perfetto

Jurassic World: Ty Simpkins e Nick Robinson in una scena del film

Lo spettatore cinematografico di oggi è un po' come i visitatori di Jurassic World ed ha bisogno di stimoli audiovisivi sempre più forti, di mostri sempre più grandi e ritmi sempre più forsennati. Quanto e più di Spielberg, che nel suo Jurassic Park si lasciava andare alla frenesia di mostrare i dinosauri trascurando la storia, Trevorrow è bravo ad accontentare il pubblico senza cedere a queste esigenze, senza annientare la struttura narrativa del suo film, guidandoci in parallelo su un doppio binario, da una parte il primo impatto dei ragazzi con il parco, mostrandocene la magnificenza e l'incredibile attrattiva, dall'altro il complesso controllo dell'Indominus Rex con quello che comporta in termini di tensione drammatica. Il sogno e l'incubo, che inevitabilmente dovranno incontrarsi nel corso della storia. Con il suo entrare subito nel vivo, il nuovo capitolo di Jurassic Park funziona bene, si muove con sicurezza e credibilità nonostante alcuni ovvi eccessi già visti o intuiti dai trailer (per esempio il rapporto, pur giustificato, tra Grady e i quattro raptor). D'altra parte, stiamo parlando di un blockbuster, di un film che deve intrattenere lo spettatore e che sa farlo con grande sicurezza, alternando stupore a tensione, incanto a paura.

Un nuovo franchise

Jurassic World: Chris Pratt in una scena d'azione del film

Jurassic World riapre un franchise messo da parte da oltre un decennio, ma lo fa con una forza tale da rappresentarne un nuovo inizio ancor più appetibile dal punto di vista commerciale: nuovi personaggi ben costruiti (su tutti il Grady di Pratt), nuovi dinosauri realizzati in maniera sempre più convincente e realistica (nonostante si sia restati ancorati ad una vecchia estetica, senza seguire le nuove conoscenze scientifiche), ma soprattutto intuizioni e trovate nella costruzione delle sequenze che aggiungono linfa vitale alla saga dei dinosauri di Spielberg. Più volte Trevorrow gioca con lo spettatore, si diverte quanto e più del suo pubblico nel gestire i dettagli di alcune sequenze, nel mostrarci una zampa (d'uccello), un riflesso, un occhio, nel momento giusto. Allo stesso modo omaggia l'originale di Spielberg di cui si professa fan, sia nelle musiche rielaborate da Michael Giacchino a partire dalle originali di John Williams, sia nel riproporci alcuni ambienti del primo film per mantenere la sua storia, il suo nuovo parco, ancorato a quel film che nel 1993 aveva saputo conquistare milioni di spettatori di tutto il mondo. Non capita di frequente terminare la visione di un film di questo tipo e volerne ancora e di più, ma Jurassic World ci lascia con la speranza di un seguito che possa riprendere questa storia, svilupparne alcuni temi solo accennati, completarla e portarla a livelli di intrattenimento sempre più elevati. Colin Trevorrow non sarà della partita, ma speriamo che la scelta del nuovo regista sarà dettata dallo stesso spirito che ha portato a lui, garantendo un nuovo capitolo all'altezza di questo.

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Jurassic World: Il parco è (ri)aperto
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
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