Jem e le Holograms – nessuna operazione nostalgia… sicuri?

Arriva anche da noi il film tratto dalla serie animata Hasbro. Colorato e facile, purtroppo senza nessun sentimento. Una scommessa persa in partenza.

Jem e le Holograms – nessuna operazione...
Jem e le Holograms

2015 – Avventura
3.0 3.0

Nell'ottobre 1985 andava in onda, per la prima volta, una serie televisiva animata prodotta per puri scopi di marketing. La Sunbow Entertainment, produzione specializzata in questo tipo di operazioni, aveva ideato insieme alla Hasbro delle bambole rock molto fashion e ne aveva avviato anche il cartoon. Insieme alle bambole c'erano delle musicassette (contenenti tre soli brani e per avere un LP intero bisognava collezionarle tutte) con delle canzoni che sarebbero state inserite nel cartone animato come fossero dei videoclip.

Jem and the Holograms: la prima immagine delle protagoniste sul palco

Da questa operazione commerciale nacque uno dei cartoon più amati dalle ragazzine degli anni Ottanta e Novanta: Jem & The Holograms, la storia di Jerrica Benton, sua sorella e le sue migliori amiche, in contrapposizione con Pizzazz e le sue Misfits. Nonostante gli intenti alla base del progetto, ne uscì un prodotto assolutamente contemporaneo, pieno di storie aspirazionali infarcite di valori sentimentali e sociali, e il successo fu tale che ne furono prodotte ben tre stagioni. Se un prodotto simile fosse suonato anche un minimo falso, in un periodo pienissimo di serie animate con idoli canterini e magici provenienti dal Sol Levante, avrebbe fatto flop in tre puntate.

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Dal cartoon al cinema: involuzione di un mito

Jem and the Holograms: Aubrey Peeples e Molly Ringwald in una scena del film

Nel 2014 viene sganciata la bomba: Jem e le Holograms diventa un film. Ma tutti coloro che avevano sperato per un attimo nell'operazione nostalgia, con forti richiami agli anni Ottanta e la trasposizione fedele delle loro beniamine, vengono delusi quasi all'istante. Si tratterà di un'attualizzazione, uno svecchiamento di Jem, e il plot è la solita storia della ragazzina di provincia che sogna di diventare famosa. Erica Benton non è la manager di se stessa, fondatrice e proprietaria della Starlight: è più giovane, troppo giovane per sapersi gestire, e non ha nemmeno mai preso lezioni di musica o di canto, quindi non si capisca come possa reggere un palco all'improvviso. Il plot è una sequela di cliché tali da potersi alzare, andare in bagno, scambiare due chiacchiere e tornare senza essersi persi nulla. Tanto la trama è anche diluita estremamente nelle due ore di durata, a dir poco eccessive per un prodotto indirizzato a ragazzine stile Miley Cyrus prima maniera. La protagonista Aubrey Peeples è bella, con due occhioni spalancati che potrebbero fare di lei una stella... se solo sapesse recitare.

The '80s are not dead

Jem and the Holograms: due delle protagoniste scattano delle foto durante una scena del film

Ma siamo veramente sicuri che l'operazione "nuova Jem" abbia passato una ruspa sugli anni '80? Assolutamente no. Piuttosto si è cercato di "dare un colpo al cerchio e uno alla botte", per accontentare un po' tutti, strizzare l'occhio a chi ha vissuto quegli anni. Ecco che allora Jerrica & Co. devono lanciarsi in una caccia al tesoro, come andava tanto di moda allora, sia al cinema che nei libri-game. Ecco un bel look trash-Ottanta - che per la verità ci piace anche, eccessivo e pacchiano com'è. Ed ecco, soprattutto, provare a omaggiare il più grande autore teen di quegli anni, senza però averlo minimamente appreso. John Hughes si vuole citare con la presenza di Molly Ringwald e con il video-confessione in stile Easy Girl (pretesto assoluto, vista la fine che fa): si vede che Ryan Landels, sceneggiatore, ha visto solo il film con Emma Stone che citava Hughes, e non la filmografia del regista.

Jem and the Holograms: l'attrice Aubrey Peeples in una scena del film
Jem and the Holograms: il gruppo durante un'esibizione

Al contempo però si vuole essere attuali, con un film che è super-social: spezzoni da YouTube, anche di persone coinvolte in fase di pre-produzione per dire cosa ha significato per loro Jem (unici momenti in cui si intravede il logo originario, anch'esso "svecchiato"), o di altri inseriti più o meno bene nella soundtrack. Geolocalizzazioni con Google Hearth, che avrebbero potuto essere sfruttate meglio, messaggi, video, foto, torce degli smartphone che illuminano palchi e soprattutto la fama istantanea regalata da un video in cui la protagonista strimpella una filastrocca brutta da lei composta. Tanto per ribadire il messaggio che chiunque può fare tutto nella vita, non serve studiare e nemmeno crederci più di tanto, dal momento che Jerrica è un'insicura cronica che sfodera gratuiti e randomici sprazzi di spocchia. Nel mischione finiscono Synergy, un adorabile robot che sembra un BB8 da borsetta, e una scena dopo i titoli in stile cinecomic, che inserisce nuovi personaggi, per preannunciare un sequel che speriamo non venga realizzato mai. Tanto a questo film non possiamo fare troppo male: sarà comunque il guilty pleasure che chi ha amato Jem andrà a vedere, anche solo per curiosità. Come la sottoscritta.

Federica Aliano
Redattore
1.0 1.0
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