Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

2015, Azione

Heart of the Sea: negli abissi dell’ambizione

Ricostruzione della storia che ha ispirato il mito di Moby Dick, il nuovo film di Ron Howard esplora i mari ma punta al cuore dell'uomo. Un'opera dal sapore classico, spettacolare e ben confezionata, che ritorna con meno decisione su alcuni temi cari al regista.

Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick

2015 – Azione
3.2 3.2

Paradossi di inizio Ottocento: sfidare le acque per accendere sempre più fuoco. La ricchezza si misura in barili, perché l'oro del tempo è l'olio di balena, un ottimo combustibile che invita coraggiosi capitani e altri valorosi uomini ad affrontare il mare per andare a caccia di preziosi cetacei da ammazzare e svuotare. La paga è ottima, così "il campagnolo" Owen Chase, uomo impulsivo e ambizioso, decide di imbarcarsi sulla baleniera Essex per fare il pieno di gloria. Ma l'uomo che sfida la Natura con l'arpione in mano è destinato al naufragio. Infatti, l'imbarcazione passerà alla storia per essere stata affondata e da un enorme capodoglio bianco, meglio noto come Moby Dick; una creatura misteriosa e vendicativa che ribalta la figura del cacciatore nella più classica delle prede.

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In the Heart Of The Sea: una spettacolare immagine acquatica

Ed è proprio "classico" l'aggettivo che meglio si addice a Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick, un film che parte dal racconto di Thomas Nickerson, tra i pochi sopravvissuti al disastro della Essex, che per la prima volta nella sua vita confessa ad un giovane scrittore gli orrori a cui la sopravvivenza lo ha costretto. Una storia nella storia. Un racconto nel racconto. Un punto di partenza intramontabile e identico a quello di Vita di Pi, un film impossibile da non scomodare per dinamiche e tematiche assai simili. Un confronto inevitabile da cui l'ultima fatica di Ron Howard esce in parte ridimensionato nonostante le ambizioni mastodontiche.

Dei remi facemmo ali

In the Heart of the Sea: Gary Beadle in una scena del film

Heart of the Sea è una matrioska di storie, quasi un vecchio forziere con dentro preziosi racconti sommersi da tanto dolore e impregnati di troppa vergogna. Tratto dal romanzo Nel cuore dell'oceano di Nathaniel Philbrick, l'ultimo film di Ron Howard si focalizza sulla vicenda realmente accaduta, alla base del celebre romanzo Moby Dick di Herman Melville. Considerato non a caso l'Omero d'America, l'autore statunitense aggiornò il mito di Ulisse attraverso un'epopea marina assai metaforica, dove il confronto con una natura mostruosa e sublime incontrava l'ostinazione del suo folle capitano Achab.

In the Heart Of The Sea: un primo piano di Chris Hemsworth

Un personaggio qui assente, sostituito dalla psicologia più elementare del primo ufficiale Chase, un Chris Hemsworth forzatamente eroico, a cui non viene concessa la possibilità di mettere in scena uno svuotamento umano più profondo del solo dimagrimento fisico. Ron Howard impugna radio goniometri e bussole per orientarsi tra le aspirazioni umane e le nostre manie di grandezza, ma al contrario di quanto promesso dal suo titolo, non va poi così tanto in profondità, limitandosi ad una gustosa esplorazione della superficie. Tra inquadrature fisse su simboli del tempo (occhi di balena, navi in bottiglia e candele) e ampie panoramiche sulla vastità dell'oceano, il regista confeziona con maestria un'opera gradevole che si lascia guardare in tutta la sua bellezza. La fotografia del fidato Anthony Dod Mantle illumina di blu e di verde un film umido, dove la terza di dimensione trova senso soprattutto nelle poche ma riuscite scene subacquee (con tanto di fuoco a sovrastarle). Così dell'ambizione di Ulisse resta soltanto una bellissima immagine.

In the Heart of the Sea: una scena del film

Vita di Moby

In the Heart of the Sea: una scena del film

Duelli, scontri, faccia a faccia. Dopo Frost/Nixon - Il duello e Rush, ritorna a parlare di rivalità estreme, senza centrare a pieno la natura della contesa. Da una parte emerge il contrasto tra l'impetuoso Chase e il più ingessato capitano Pollard, dall'altro l'inevitabile conflitto tra uomo e animale, individuo minuscolo e natura immensa. Il mito di Moby Dick non emerge come assoluto protagonista, ma rimane giustamente come inquietante e misterioso sottofondo perché, al contrario del capolavoro di Ang Lee, il confronto tra essere umano e Natura è solo questione di sprazzi rubati, di piccoli ma significativi attimi. Scisso in due tronconi, uno di movimentata avventura, l'altro di statica e faticosa sopravvivenza, Heart of the Sea contempla la vanità di certe priorità umane, come il costante desiderio di ricchezza e le gerarchie di potere. Il tutto in modo molto abbozzato e affidato a cambiamenti troppo repentini e qualche coraggiosa scena disturbante che sfida lo sguardo dello spettatore, costretto a guardare un'umanità fradicia di contraddizioni.

In the Heart of the Sea: Tom Holland impaurito in una scena del film

Perché il meglio di quest'opera bella ed imperfetta risiede nel suo elogio dell'esigenza di raccontare, intesa come testimonianza piena di valore e come coraggio per scavare dentro rimpianti e traumi personali. Quando anche la scrittura diventa una dolce ossessione, ovvero un bisogno di introspezione da condividere, Ron Howard ci tiene a dimostrare che il cinema è l'habitat naturale per grandi storie. Tra belle immagini e una storia semplice, Heart of the Sea racconta una storia grande, seguendo il ritmo del mare, con momenti di quiete e sussulti ondosi, per poi inabissarsi lentamente verso un cinema che assomiglia tanto a buona letteratura.

Heart of the Sea: negli abissi dell’ambizione
Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
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