A Sea of Trees: un mare di… fischi per Gus Van Sant

Un film sbagliato fin dalla concezione quello che il regista di Restless ha portato a Cannes, dove ha ricevuto una pessima accoglienza.

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The Sea of Trees: Matthew McConaughey e Ken Watanabe nella prima immagine del film

Prima di scrivere queste righe, riguardiamo perplessi la filmografia di Gus Van Sant e lo sguardo scorre su titoli come Drugstore Cowboy, Belli e dannati, Da morire, Elephant, fino ai più recenti Milk e Restless. Allora non era una mera illusione: giudizi personali a parte, è evidente che si tratti di opere che quantomeno hanno sempre avuto un'idea, una concezione o uno sviluppo originali, che hanno sempre reso interessante e degno di nota il lavoro del regista.

Per questo è con stupore e dispiacere che accogliamo l'ultima fatica di Gus Van Sant, per di più con il ritrovato Matthew McConaughey come protagonista, portato in concorso a Cannes 2015 ed accolto da sonori fischi da tutta la stampa presente, per una unanimità rara nel settore. Perché questo è accaduto in entrambe le proiezioni stampa di A Sea of Trees: un deciso (e amareggiato?) boato di disapprovazione e forse profonda delusione.

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La foresta dei suicidi

The Sea of Trees: Ken Watanabe cammina solo nella foresta in una scena del film

Il mare di alberi del titolo è la traduzione letterale di Jukai, altro nome con cui è conosciuta Aokigahara, la cosiddetta foresta dei suicidi, luogo suggestivo e silenzioso alla base del monte Fuji in Giappone, rese famosa proprio per l'alto numero di persone che scelgono di recarsi lì proprio per togliersi la vita. Come Arthur Brennan, il protagonista di Sea of Trees interpretato dal già citato McConaughey, sconvolto da vicissitudini personali che lo portano a considerare nell'estremo gesto l'unica via d'uscita. É lo spunto di partenza del film, che Van Sant usa per concentrare la sua attenzione sulla natura dell'amore, sulla sua capacità di distruggere e curare, sul potere che ha sulla vita di ogni individuo... nel bene e nel male. Arthur si addentra nel mare di alberi e si perde, materialmente e metaforicamente nei suoi stessi pensieri e ricordi, mentre la narrazione del regista americano alterna il presente e il passato in modo predicibile e poco ispirato.

Incontri inattesi, sviluppi prevedibili

Nel suo vagare, Arthur incontra Takumi Nakamura/Ken Watanabe, un'altra anima persa come lui, e insieme affrontano i propri spettri interiori per ritrovare la via, tra i boschi e nelle rispettive vite. Ma quelle che vedono i due attori faccia a faccia su schermo sono le sequenze meno riuscite del film, che portano entrambi gli interpreti ad una recitazione eccessiva e poco credibile, con effetti a tratti risibili, oltre ad essere caratterizzate da dialoghi che ondeggiano continuamente tra banalità e prevedibilità. Al contrario, sembrano funzionare meglio, pur senza particolari guizzi, le porzioni di storia che mettono in scena i ricordi di Arthur, grazie all'alchimia tra McConaghey e Naomi Watts, che dà il volto alla moglie di lui, Joan. D'altra parte è proprio questo aspetto della storia, la loro relazione, ad essere motore e scheletro della storia personale di Arthur e sono proprio queste sequenze a salvare il film dal disastro completo.

L'idea mancante

The Sea of Trees: Naomi Watts e Matthew McConaughey interpretano marito e moglie nel film di Gus Van Sant

Meglio mettere in chiaro un punto fin da subito: A Sea of Trees non è brutto in senso assoluto, non siamo al cospetto di un polpettone inguardabile ed insostenibile e la visione scorre via innocua, nonostante i difetti a cui abbiamo già accennato, lasciandoci comunque con il ricordo di alcune sequenze di buon impatto visivo. Ma la parola chiave è proprio quell'aggettivo innocuo che abbiamo usato: da un regista come Gus Van Sant ci si aspetta tutt'altro, mentre in questo caso sembra che manchi proprio l'idea forte da addentare e approfondire. A Sea of Trees è un film che nasce sbagliato e che il regista di Belli e dannati non riesce a riprendere e risollevare, trascinandolo tra smorfie e lamenti dei suoi protagonisti, banalità prevedibili e sviluppi poco ispirati. É un film che delude e lascia molto poco su cui riflettere e da approfondire, proprio l'opposto che da un autore di questo spessore ci si poteva aspettare.

Antonio Cuomo
Redattore
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