I magnifici 7

2016, Azione

I magnifici 7: gloria senza bastardi

Rinunciando ad un'epica emozionante Antoine Fuqua dirige un remake ordinario di puro intrattenimento, dove i personaggi bastano per centrare l'obiettivo.

I magnifici 7

2016 – Azione
3.0 3.0

Immaginate la più classica delle ambientazioni western: un sole cocente, una strada polverosa quasi deserta, le porte di empori e saloon mosse soltanto dal vento, con gli impauriti abitanti del villaggio che spiano dalle finestre. In strada sta andando in scena uno stallo alla messicana. La contesa vede impegnati un giovanotto aitante di nome Intrattenimento, un temibile pistolero anziano chiamato Omaggio e un valoroso cowboy noto come Coraggio. Ne I magnifici 7 il primo a tirare le cuoia è proprio quest'ultimo, mentre il duello tra il giovane e il vecchio dura a lungo. Ma dopo 130 minuti di ammiccamenti, scorribande e una miriade di pallottole, a vincere è proprio il ragazzo.

The Magnificent Seven: i protagonisti del film

Perché il nuovo film di Antoine Fuqua rinuncia presto al desiderio di esplorare e proporre qualcosa di nuovo per inserirsi nel solco del passato; de I magnifici sette di John Sturges ritrova l'essenza della storia ma non l'epica del racconto, la semplicità dell'intreccio ma non la profondità delle relazioni. I magnifici 7 ha altri obiettivi e li dichiara sin da subito. Fuqua prende la mira puntando ad un blockbuster in salsa western, dà una pacca sulla spalla del suo cast e dice loro: "fate voi". E poco importa che nella sua banda i magnifici siano solo quattro. La missione del film non è poi così proibitiva.

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Suicide Western

The Magnificent Seven: Denzel Washington e Chris Pratt in una scena del film

Nella chiesa di Rose Creek si prega soltanto per fare fuori Bartholomew Bogue, magnate dal grilletto facile che obbliga i cittadini del villaggio a svendere le loro terre. Ribellarsi ai suoi soprusi significa morire. Così, assettata di giustizia e vendetta, la giovane vedova Cullen decide di ingaggiare l'ufficiale Sam Chisolm, abituato a cacciare fuorilegge e abile a procacciare alleati. Al suo fianco, poco alla volta, arrivano altri uomini solitari, cacciatori di taglie, banditi, reietti pronti a riscoprire un valore comune. Almeno sulla carta. Sì, perché ne I magnifici 7 l'alchimia di squadra e il senso di cameratismo sono dati per scontati, prendono parte alla storia perché devono, assoldati nel film come mercenari senza cuore.

I magnifici 7: Haley Bennett in una scena del film

Fuqua e Nic Pizzolatto (che sceneggia) mettono al bando ogni approfondimento anche quando tradiscono uno dei cardini del film di Sturges e soprattutto de I sette samurai: il rapporto con la comunità. Gli eroi del passato trovavano il senso del loro sacrificio proprio negli altri, trovavano la forza nella debolezza altrui, guidati da un nobile istinto di protezione. I nostri eroi no. Loro bastano a se stessi e trovano dentro di loro un motivo per combattere. Il che rende I magnifici 7 poco epico, ma non per questo poco avvincente.

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Per un pugno di Denzel

The Magnificent Seven: Denzel Washington in un'immagine del film

A Fuqua interessa di più caratterizzare i singoli che cementare il gruppo, e questo gli riesce benissimo. Denzel Washington, l'unico enfatizzato da sequenze più significative che lo presentano come un'ombra del Far West, è il leader silenzioso e carismatico di un gruppo eterogeneo, multietnico, composto da persone non così tanto balorde. Tra loro Ethan Hawke combatte con i suoi traumi, un inedito Vincent D'Onofrio dà vita ad un assurdo omone sensibile ma violento e Chris Pratt fa quello che gli riesce meglio negli ultimi tre film. Star-Lord, qui guardiano delle frontiere, ritorna a gigioneggiare con faccette e sfottò, prestanza fisica e tanta ironia. Sono loro i veri salvatori di un film molto meno intrepido dei suoi personaggi.

I magnifici 7: Chris Pratt in una scena del film

Scandito da momenti ben definiti (l'arruolamento, l'addestramento, l'assedio) I magnifici 7 alterna dialoghi efficaci a musiche anonime, qualche risata a poche emozioni. Va detto però che si tratta di un film sincero, che riesce a rendere accessibile il western aggiornandolo per gli spettatori delle nuove generazioni, magari intrappolati dalla curiosità e invitati a ripercorrere le nobili origini della pellicola. Ma, forse, il vero problema di questo remake del remake è essere uscito a pochi mesi di distanza da The Hateful Eight. Stesso genere, stessa vocazione corale e persino un numero nel titolo. La colpa è solo e soltanto di quel formidabile duellante di nome Confronto. Quando si tratta di cinema lui fa sempre la parte dello Sceriffo e si mette a dettare legge.

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I magnifici 7: gloria senza bastardi
Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
Venezia 2016
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