Le conseguenze dell'amore

2004, Drammatico

La presentazione de Le conseguenze dell'amore

Il regista Paolo Sorrentino, in compagnia di gran parte del cast del film, ha raccontato l'esperienza della realizzazione di 'Le conseguenze dell'amore'.

A presentare il suo ultimo film, Le conseguenze dell'amore, già visto all'ultimo festival di Cannes e in uscita in circa ottanta sale italiane il 24 settembre, il regista napoletano Paolo Sorrentino è in ottima compagnia: sono con lui, infatti, i due protagonisti Toni Servillo e Olivia Magnani (nipote dell'indimenticabile Anna) , i 'comprimari' Adriano Giannini e Angela Goodwin, e il produttore Domenico Procacci. Riportiamo qui gli spunti più interessanti:

Per sua stessa definizione il film più che dell'amore parla di amicizia, anche se in maniera forse poco convenzionale...

Paolo Sorrentino: L'amicizia è in effetti uno dei temi che mi interessa di più, anche se ammetto di avere un certo pudore a parlarne e nemmeno io so spiegarmi il perché, ma so che ho più difficoltà a parlarne apertamente rispetto ad altre cose. E' per questo che nel film è un sentimento che rimane sempre sotterrato e affiora solo nell'ultima scena, ma credo sia fondamentale perché più duraturo e meno fuggevole dell'amore.

Il film si basa molto su silenzi e sguardi, in un clima di sensualità appena accennata: quanto è stato difficile trovare il giusto equilibrio? Come è avvenuta la preparazione degli attori?

Paolo Sorrentino: Il film è stato molto facile da realizzare, ed è stato scritto e prodotto molto velocemente. Ci sono state diverse prove con gli attori ma soprattutto sui dialoghi e mai troppo approfondite. I silenzi, ovviamente, non potevamo provarli prima, perché senza la cinepresa non avrebbe avuto senso.

Toni Servillo: Non è facile spiegare come si arriva a preparare un personaggio, non esiste una formula. C'è un tema manifesto, quello della solitudine, un uomo che da otto anni non parla quasi con nessuno e non ha alcun rapporto di tipo personale con nessuno, è naturale, quindi, che questa scelta imponeva una maggiore eloquenza nei gesti, nelle espressioni e negli sguardi. Credo che una delle cose più belle del personaggio di Titta sia come gioca con il pubblico, depistandolo in continuazione e mantenendo così sempre vivo il mistero sul suo personaggio e di conseguenza la curiosità dello spettatore.

Quanto c'è di reale nel personaggio interpretato da Servillo? Quali elementi sono stati presi da fatti di cronaca e quanti provengono da cinema e letteratura?

Paolo Sorrentino: Quello di Titta Di Girolamo è un personaggio antico, uno che ha molto tempo a disposizione, che sa guardarsi intorno e che non si ferma agli aspetti superficiali. E' un personaggio senza immaginazione, un personaggio in continua attesa di un cambiamento, in attesa della morte o forse della vita. D'altronde tutto il film è incentrato sul protagonista e tutti gli altri personaggi sono stati scritti in sua funzione. Prima di scrivere la sceneggiatura ho letto molto e mi sono documentato sulla criminalità organizzata. Il personaggio interpretato da Servillo è in parte un Sindona in piccolo, un personaggio in cui sono presenti elementi di pura fantasia ma anche fatti di cronaca camuffati.
Non ho una cultura cinematografica relativa al noir, amo i romanzi di Simenon, ma non ho voluto girare un film noir, se l'ho fatto è stato in modo inconsapevole.

Il film è ambientato principalmente in un albergo e tutti i protagonisti sembrano quasi essere un'unica famiglia: questo clima di intimità c'era anche durante le riprese?

Toni Servillo: Il clima sul set era molto disteso e allegro anche se il film ospita sentimenti diversi. Sei settimane chiusi in albergo favoriscono la concentrazione, soprattutto considerando che la mia camera era molto simile a quella del film: stesso letto, stessa finestra, stessa atmosfera, è un qualcosa che sicuramente ti aiuta, è quasi metodo Stanislavskij.

Olivia Magnani: Sono d'accordo, anche io penso che il vivere così tanto tempo in un albergo proprio come nel film abbia aiutato la concentrazione e l'immedesimazione.

Adriano Giannini: Per me è stato sicuramente diverso visto che andavo e venivo da Roma e non sono stato sempre presente alle riprese. Con Toni addirittura non avevamo nemmeno mai provato, ma abbiamo girato direttamente, ma anche questo era voluto perché ci ha aiutato a rendere l'impatto del mio personaggio che improvvisamente irrompe nella vita di Titta.

Angela Goodwin: Io avevo letto il copione, avevo provato con Raffaele Pisu, ma quando sono arrivata sul set sono rimasta molto sorpresa di come il mio personaggio era in realtà cambiato, e di come era cambiato il rapporto con suo marito.

Sorrentino e Servillo, questo per voi è il secondo film insieme, cosa ci potete dire di questa vostra affinità?

Toni Servillo: In realtà non saprei spiegare bene cosa ci lega, ma trovo molto bello che il nostro rapporto non si basi esclusivamente sull'amicizia o su rapporti puramente professionali, ma abbiamo un legame molto forte basato sull'ironia e sull'affiatamento. Scherzo sempre con lui dicendo che il giorno in cui volesse passare dall'altra parte della camera lo vorrei a recitare insieme a me ma come comico, visto che ha un talento naturale. Per ora però curerà la regia televisiva del mio spettacolo "Sabato, domenica e lunedì", poi chissà che non si torni a lavorare insieme anche al cinema.

La presentazione de Le conseguenze dell'amore
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