La nuova Festa di Roma: ecco cosa cambia

In una conferenza congiunta il passaggio del testimone: come previsto, è Gian Luigi Rondi il nuovo presidente della Fondazione Cinema per Roma.

Massimo Borriello

Con l'elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, in molti consideravano la Festa del cinema di Roma fortemente a rischio, per la volontà, espressa dall'esponente di Alleanza Nazionale in campagna elettorale, di cambiare faccia alla manifestazione una volta eletto, un evento fortemente voluto dall'ex sindaco della capitale, Walter Veltroni, e dal suo braccio destro Goffredo Bettini. Tra le dichiarazioni che hanno fatto più discutere del nuovo primo cittadino di Roma, c'è sicuramente quella relativa alla presenza delle star americane, da ridimensionare se non vietare del tutto, per collegare la Festa alla produzione nazionale e in particolare ai David di Donatello. Nelle ultime settimane si sono susseguite le illazioni riguardo a una possibile rivoluzione dell'evento e anche alla possibilità che il Comune di Roma si sfilasse dall'organizzazione di una manifestazione in cui non si riconosceva vista che la stessa idea di Festa era legata alla fazione politica opposta, che ha fatto tanto per farla farla nascere e per promuoverla in questi anni. In molti hanno sparato giudizi pesanti (e spesso poco condivisibili) relativi alla possibile evoluzione (o involuzione) della Festa e si è temuto che il destino di questo neonato festival cinematografico fosse irrimediabilmente segnato.

Nel frattempo la mutata situazione politica della capitale ha provocato un vero e proprio terremoto nei quadri dirigenti della Festa e negli ultimi giorni ci sono state le dimissioni del suo presidente, Goffredo Bettini, e del delegato della Provincia di Roma nel consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, Giovanni Malagò. Dopo un confronto tra Bettini e Alemanno si è individuato in Gian Luigi Rondi, decano dei critici cinematografici e presidente dell'Ente David di Donatello, la figura più adatta a prendere l'eredità di Bettini. Dopo le perplessità iniziali, Rondi ha accettato l'incarico e si è andata delineando la nuova squadra che da oggi si occuperà della nuova Festa del Cinema di Roma, presentata oggi alla Sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, un'occasione per celebrare il nuovo presidente e indicare la nuova rotta dell'evento e per ringraziare chi, come Goffredo Bettini, lascia alla città e alla cultura italiana un'eredità culturale da salvaguardare e portare avanti senza strappi traumatici per capitalizzare quanto di buono ha saputo fare la Festa in questi suoi primi due anni di vita. Sono presenti alla conferenza stampa il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il Presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello, l'ex Presidente della Fondazione Cinema Goffredo Bettini e il nuovo incaricato Gian Luigi Rondi.

La parola d'ordine per la nuova Festa del Cinema di Roma sembra essere cooperazione, il tentativo di andare oltre le differenze politiche per salvare una manifestazione che, secondo Andrea Mondello, tra i membri del collegio dei fondatori della Festa, "deve continuare con convinzione ed entusiasmo, perché è importante mantenere in vita quel patrimonio culturale e di professionalità che è presente al suo interno e perché è fondamentale la sua capacità di fare mercato, in particolare per le grandi risorse del cinema italiano". Dopo il fuoco incrociato di dichiarazioni delle scorse settimane, ecco quindi spuntare il sereno tra le istituzioni che dichiarano la propria disponibilità a tenere in vita l'evento Festa del Cinema. "La Festa è un grande successo e questo è un patrimonio che ci impegna ancora di più - dichiara Pietro Marrazzo - Dovevamo puntare a un accordo e mantenere il Comune di Roma all'interno della Festa, evitando conflitti sulla linea del confronto politico. Adesso saranno il consiglio di amministrazione e il presidente Rondi a guidare la Festa. In questa città e in questa regione ci sono decine di migliaia di persone che vivono con e per l'audiovisivo. E' un'alchimia magica quella della Festa del Cinema, ma quel che è certo è che se è andata bene a Roma è perché qui si fa il cinema, perché è la capitale del cinema italiano." Soddisfazione per il punto di intesa raggiunto è espressa anche da Nicola Zingaretti che rivela: "Abbiamo molto insistito perché questo risultato si raggiungesse e sono contento per una serie di ragioni fondamentali. Innanzitutto, la Festa ha arricchito come poche manifestazioni culturali la vita della capitale e dell'Italia, è stato un grande fattore di sviluppo della nostra economia e di sostegno dell'industria cinematografica. Non c'è dubbio che la Festa è stata una straordinaria occasione di pubblicità della città nel mondo e nello stesso tempo ci troviamo a preservare un patrimonio che non è solo di Roma, ma dell'Italia. Da oggi siamo tutti uniti per un grande festival."

Molto attese erano poi le dichiarazioni del sindaco Gianni Alemanno che arriva alla conferenza scusandosi dell'abbondante ritardo per motivi a lui indipendenti, mettendo così a tacere chi già faceva illazioni sui motivi reali dietro la sua mancata presenza mentre Regione e Provincia snocciolavano le proprie dichiarazioni sull'importanza dell'evento. "Credo che ci debbano essere cambiamenti che forse sarebbero avvenuti ugualmente, a prescindere dal nuovo consiglio di amministrazione - afferma Alemanno - Se saranno fatti bene, questi cambiamenti rappresenteranno una crescita e un'evoluzione, non uno stravolgimento. Nelle riflessioni di questi giorni sulla possibilità del Comune di uscire dall'iniziativa o scommettere sull'evento, mi è venuta una forte spinta dalle parole del sindaco Cacciari di Venezia, che è una persona che stimo molto. In un articolo a sua firma, Cacciari mi consigliava di uscire dalla Festa di Roma, lasciando così campo libero alla Mostra del Cinema di Venezia. Da queste parole ho capito subito cosa era giusto fare, cioè l'esatto contrario. Dobbiamo fare in modo che il pubblico e le istituzioni non abbandonino la Festa. La scelta del presidente, nella figura di Gian Luigi Rondi, è molto chiara e fortemente tecnica, di un'autorevolezza indiscussa e quindi immediatamente considivsa. Rondi rappresenta un messaggio di importanza e centralità del cinema - soprattutto di quello italiano - e della produzione italiana assolutamente imprescindibile."

Ma perché Bettini si è dimesso? "Ho sentito forte la contraddizione - rivela lo stesso Bettini - di avere un ruolo politico importante nel PD in una fase così complicata e mantenere la mia posizione di presidente della Fondazione Cinema per Roma. Mi sembrava una mancanza di stile e un'imposizione non rimettere il mandato. La mia presenza non poteva essere imposta a un quadro politico che è cambiato. La mia intenzione era difendere il bambino e non la poltrona, e spero che un comportamento come il mio venga praticato più spesso dagli uomini delle istituzioni. Rimanere alla guida della Festa di Roma poteva dare adito a polemiche e a dibattiti tra le istituzioni e non potevo permetterlo, perché la Festa deve essere salvata e andare avanti. Ho amato la Festa, abbiamo fatto un buon lavoro creando un evento che ha suscitato grande interesse da parte del pubblico e rilanciato il turismo, e lasciamo un bilancio in attivo e una grande piattaforma di mercato che può essere utile per l'Italia." Il confronto col nuovo sindaco di Roma è stato perciò essenziale affinché la Festa fosse mantenuta in vita: "Il sindaco di Roma è importante perché nello statuto dei membri deve indicare il presidente e perché la Festa si svolge nella capitale - prosegue Bettini - La mia scelta è stata presa con serenità e concordia. Il successo della Festa è stato possibile perché ci abbiamo messo passione nel progetto. Odio chi usa un progetto per fare qualche altra cosa, mentre le persone che hanno lavorato a questo ci hanno messo prima di tutto l'amore per quello che favevano. Abbiamo fatto di tutto per mantenere l'Auditorium e la Festa fuori dalla "politichetta romana" perché ci siamo subito resi conto che avevamo in mano qualcosa che poteva parlare al mondo. C'è un gruppo di professionisti fantastici che lavora alla Festa che gode di grande autonomia, e questa va mantenuta e preservata ma ho tenuto a dir loro di aprirsi alle novità e alle innovazioni."

Tutti concordi nell'esprimere il proprio riconoscimento a un uomo come Goffredo Bettini che ha fatto nascere la Festa del Cinema e ha dedicato tutta la sua esperienza e la sua passione a un progetto che si è ritagliato poco a poco un posto di assoluto rilievo tra i festival internazionali più importanti. "Oltre ad avere grandi capacità organizzative - dichiara Mondello - Bettini è la dimostrazione di cosa significhino il coraggio e la capacità di lavorare duro. Dobbiamo a lui quello che è la Festa e la cultura del nostro paese ha un debito nei suoi confronti, ma soprattutto c'è bisogno che lui continui a dare un grande contributo alla crescita culturale e imprenditoriale dell'Italia." E il grazie a Goffredo Bettini arriva anche dagli altri partecipanti alla conferenza e ogni attestato di stima nei suoi confronti è salutato con calore dall'applauso della platea di giornalisti accorsi alla conferenza stampa. Per Marrazzo, Bettini "non è solo un uomo politico, perché se è arrivato alla politica è stato proprio attraverso il cinema. Bettini sapeva dare al suo team autorevolezza e aveva la grande capacità di dare importanza nello stesso tempo al mercato internazionale e alla vetrina del cinema italiano", mentre Zingaretti ringrazia l'ormai ex presidente della Fondazione "non solo per quello che ci ha regalato relativamente alla Festa, ma perché il suo amore per la città lo ha portato a fare scelte, anche contro corrente, che hanno fatto sì che questa manifestazione diventasse in poco tempo una delle più grandi istituzioni culturali d'Europa." Anche Alemanno esprime il proprio riconoscimento per Bettini "perché se parliamo di questo evento è perché è nato ed è stato concepito da qualcuno", mentre Rondi dichiara che "sono due anni che scrivo la mia ammirazione e gratitudine per Bettini per aver inventato a Roma la Festa del Cinema. Ho seguito in passato la nascita di un altro festival, quello di Berlino, che apparteneva però soltanto a mezza città, vista la divisione determinata dalla Guerra Fredda, e il cinema era solo un mezzo per difendere quella parte di paese. Bettini ha inventato il festival in una città avendo invece come fine ultimo proprio il cinema."

Intanto, Gian Luigi Rondi è diventato ufficialmente il nuovo presidente della Fondazione Cinema per Roma, dopo che ieri il collegio dei fondatori lo ha nominato alla guida dell'ente che si occupa della Festa internazionale del Cinema di Roma. Sulla sua elezione tutti sembrano essere d'accordo, a partire proprio da Goffredo Bettini: "Sono sereno perchè lascio la mia poltrona a una persona che ho dovuto convincere io stesso ad accettare l'incarico - dichiara Bettini - Rondi è una persona di grande autorevolezza, nonché un maestro per me, perché ho cominciato ad amare il cinema leggendo i suoi libri. E' un uomo di grande competenza e di prestigio internazionale, ma soprattutto è un galantuomo che ha quel tratto umano indispensabile per fare le cose per bene. Questo nuovo presidente fa onore alla Festa del Cinema di Roma e rispetto al passato rappresenta persino un salto perché incarna l'autorevolezza del cinema. Spero che nel futuro mi chiederà sostegno e consigli, perché ne ho bisogno io stesso per respirare ossigeno buono attraverso il cinema che amo tanto." Gli fanno eco tutti gli altri ospiti intervenuti alla conferenza, a partire da Pietro Marrazzo: "Per noi Rondi è qualcosa a cavallo tra il cinema che si produce, che si fa, e chi ci aiuta a capirlo. Il passaggio di testimone tra due uomini così diversi ci fa capire che c'è qualcosa che li unisce: sono due uomini che hanno nel loro dna il cinema. In questo momento c'è il dispiacere che Bettini lasci, ma anche il piacere che il testimone sia preso da Rondi." Parole d'ammirazione nei confronti del nuovo presidente arrivano anche da Nicola Zingaretti: "Siamo onorati che Rondi abbi dato la sua disponibilità, perché ci aiuta a uscire da un'impasse. Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta del sindaco Alemanno di eleggere nuovo presidente Gian Luigi Rondi, perché così si preserva la forza e l'autorevolezza della Festa che si accorda con la possibilità di una trasformazione nel futuro. La figura di Rondi garantisce che l'innovazione avverrà nel solco di questo patrimonio che è la Festa di Roma."

Rondi ha accettato l'incarico che gli è stato proposto, dopo averlo inizialmente rifiutato per non dover abbandonare la sua creatura, il David di Donatello, e tiene a prendere comunque le distanze dalla prossima edizione della Festa: "Ricevo un incarico non richiesto e non atteso - afferma con grande onestà il nuovo presidente della Fondazione Cinema per Roma - e mi trovo a muovermi su una nave che ha già lasciato il porto e ha già preso il largo da molti mesi. Non ho quindi il tempo di esporre le mie idee sul programma di questa terza edizione perché i direttori delle varie sezioni ne hanno già esposte e approvate altre. Ci sono però delle linee generali che esporrò e che credo troveranno l'approvazione del consiglio. Innanzitutto, la mia passione per il cinema italiano mi porta a pretendere un ruolo di primo piano della nostra produzione all'interno della Festa, perché io vivo per il cinema italiano e da venticinque anni mi occupo del David di Donatello. Inoltre, mi interessa molto anche il discorso del mercato del cinema, soprattutto ora che il Mifed non esiste più. So che alla Festa di Roma esiste la cosiddetta Business Street, alla quale nel futuro mi auguro di poter dare un nome italiano, che è da coltivare e sviluppare. Non giudicatemi per questi mesi, perché io per il momento sono soltanto un passeggero salito su una nave già salpata, senza tagliarne il nastro."

E se l'apporto di Rondi per la terza edizione della Festa sembra quindi limitato, comincia già a delinearsi l'identità che l'evento sembra destinato ad assumere dal 2009 in poi. "Ho già qualche idea per l'edizione del prossimo anno - prosegue Rondi - Per esempio, seguendo le due scorse edizioni della Festa ho cercato di individuare la sua identità, che può essere ritrovata pensando alla Mostra di Venezia. Il fine istitutivo della Mostra è l'arte del film e penso quindi che la Festa debba lasciare l'arte del film alla Mostra, mentre dovrebbe impegnarsi a sostenere quel cinema che è spettacolo e che all'interno della qualità incontri il gusto dello spettatore. E' importante il film che è accettato dagli intellettuali, ma ha anche il consenso degli spettatori. Il festival nella sua selezione ufficiale deve quindi puntare su questo binomio. Ci deve essere poi spazio per sezioni dove la cultura possa avere il suo spazio, una sezione per i ragazzi e una sezione che studi l'arte dell'attore. Da quest'arte si passa al divismo e non credo sia giusto fare la guerra al divismo perché il pubblico ama i divi. I tappeti rossi vanno bene, ma ci dev'essere un giusto bilanciamento per far sì che la cultura predomini sempre. Per quest'anno auspicherei quindi anche il potenziamento del cinema italiano."

Non manca, quindi, uno scambio di battute tra Bettini e Alemanno, relativo al tanto criticato red carpet delle star internazionali che il neosindaco romano sembrava, in un primo momento, voler abolire. "Non fosse altro che per questioni ideologiche - dichiara Bettini con grande ironia - il tappeto rosso deve assolutamente rimanere! E poi è stato giudicato da tutti, anche dagli americani, il più bello del mondo." A rassicurarlo è lo stesso Alemanno che rivela "non sono contrario al tappeto rosso, ma ai politici che calcano quel tappeto, perché altrimenti si dà un messaggio sbagliato alla città. Il glamour va bene, però deve essere legato fortemente alla dimensione cinematografica. C'è un polo audiovisivo a Roma che deve ancora spiccare definitivamente il volo. Ci auguriamo, perciò, che la Festa del Cinema sia proattiva per dare forza a questo polo che può far coesistere la promozione del mercato con l'esperienza internazionale dei divi. Se il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e le altr istituzioni saranno d'accordo sarebbe opportuno, in occasione della prossima edizione, fare un grande convegno tra tutti coloro che si occupano di cinema per fare il punto della situazione."

Intanto, dopo le dimissioni di Malagò, spunta tra i nomi del suo possibile sostituto quello del regista Daniele Luchetti, dopo i rifiuti di Ferzan Ozpetek ed Ettore Scola. In attesa di avere certezze su questa nomina, si è andato definendo il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, così composto: Andrea Mondello per la Camera di Commercio, Luca Barbareschi per il Comune, Francesco Gesualdi per la Regione e Carlo Fuortes per la Fondazione Musica per Roma. Saranno questi i nomi che traghetteranno la Festa del Cinema di Roma verso la sua terza edizione, in programma dal 22 al 31 ottobre 2008. In un clima di apparente serenità tra le istituzioni, che in questo caso coincidono con i soci fondatori dell'evento, sembra che la Festa di Roma possa proseguire nella sua evoluzione che, dopo un'edizione interlocutoria, si riconfigurerà sulle nuove linee indicate dal presidente Rondi. Vale a dire valorizzazione della presenza del cinema italiano all'interno della selezione e potenziamento del mercato. Ci si augurava un cambiamento nella formula di un evento non certo privo di difetti, ma per adesso non sembrano esserci rilevanti rivoluzioni in vista. Come al solito, sarà il tempo a dare ragione o meno ai cambiamenti in corso relativi all'evento Festa del Cinema di Roma. Da oggi ricomincerà la battaglia (sempre cortese) tra Venezia e Roma per accaparrarsi i titoli più attesi da inserire nei rispettivi programmi. L'augurio è che entrambi i festival possano continuare a vivere a lungo e a coesistere in serenità, assicurando ad addetti ai lavori e al pubblico sempre e comunque la qualità prima di tutto.

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