Harry Potter e la camera dei segreti

2002, Fantastico

Recensione Harry Potter e la camera dei segreti (2002)

Torna sul grande schermo il giovane mago inventato da J.K. Rowling.

La magia esiste?

Il successo mondiale di Harry Potter continua a crescere sempre di più e ha portato a una frenesia collettiva nei confronti di tutto ciò che porta il marchio del mago inventato da J.K. Rowling. Inevitabile, quindi, la puntuale uscita nataliza del secondo film, ad un anno di distanza dal primo, soprattutto in un periodo in cui l'uscita del prossimo e quinto libro della serie si fa attendere oltre il previsto.

A portarci sullo schermo Harry Potter e la camera dei segreti, è bene o male lo stesso cast del primo film: Harry Potter e la pietra filosofale. Quindi, stesso sceneggiatore, stessi ragazzini ad interpretare Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani maghi della scuola... e purtroppo, stesso regista.
Il "purtroppo" di cui sopra sintetizza bene la mia impressione sul film: questo secondo episodio ha senza dubbio qualcosa in più del suo predecessore, ma i difetti non mancano. Paradossalmente, quello che dovrebbe segnare la differenza in positivo dal primo episodio, la segna negativamente.
Mi spiego meglio: rispetto alla Pietra Filosofale, Chris Columbus si concentra in questo caso di più sullo sviluppo della trama e l'intreccio del romanzo. Laddove il primo film era una perfetta, ma fine a se stessa, ricostruzione del mondo di Harry Potter, qui questo aspetto viene dato per scontato, passa sul background di una trama leggermente più complessa e articolata. Sebbene questa eccessiva attenzione ai dettagli, a scapito della trama, sia stato il perno delle critiche mosse al primo film, gli sforzi di Columbus per rimediare non raccolgono i frutti sperati: il film perde la magia del precedente, non riesce a provocare quei momenti di incanto e stupore che evocavano il primo arrivo a Hogwarts o la cerimonia del cappello, l'emozione di assistere a una partita di Quidditch... forse manca il fascino della novità o semplicemente questo film è la dimostrazione della poca capacità di coordinazione di mezzi e temi di cui dispone Columbus.
Come se non bastasse, anche a livello di trama il tutto appare a tratti un po' slegato, alcune sequenze sembrano quasi degli episodi a sè, male integrati nel flusso narrativo.
E per finire, il film è anche tremendamente lungo: oltre due ore e mezza sono decisamente troppe per un film che presumibilmente ha come target primario dei bambini. Gli autori evidentemente dimenticano facilmente che "fedeltà ad un romanzo" non significa necessariamente riproduzione pedissequa di tutti i passaggi dell'opera di partenza; a volte snellire alcuni passi che funzionavano su carta è lecito, anzi necessario.

Ma c'è qualcosa di buono in questo film?
Si, senza dubbio, tutto quello che è direttamente legato alla serie di romanzi della Rowling: ambientazione, trovate, personaggi... tutto quello che gli sforzi di Columbus non possono rovinare, insomma.
Belle anche le scenografie e i costumi, come nel primo episodio, del resto, ma poco valorizzati dalle scelte registiche in questo caso.
Efficaci, ma nella norma di questi tempi, gli effetti speciali.
Mediamente buoni gli attori, molto in parte i professori e discreti i bambini, con menzione speciale per Rupert Grint nei panni di Ron.
Da segnalare anche Kenneth Branagh perfettamente a suo agio nell'ironico ruolo del nuovo insegnante Alloc, e l'ultima interpretazione della lunga carriera di Richard Harris, scomparso di recente.

Sebbene la responsabilità ricada soprattutto sulla Salani che ha edito in Italia i romanzi della Rowling, e quindi non rientra tra le critiche dirette al film in quanto tale, è doveroso spendere due parole sulla drammatica traduzione italiana.
La resa dei nomi nella nostra lingua fa crollare lo spirito della serie dal simpatico e fresco al ridicolo ed infantile. Sentire nomi come Canon e Alloc, traduzioni assurde come "folletti della Cornovaglia" per "Pixies", fa cadere le braccia a chi, come me, ha la fortuna di poter leggere il lavoro della Rowling in originale.

Mentre sembra assegnato ormai il ruolo di regista per il prossimo film a Alfonso Cuarón, restiamo in speranzosa attesa di un lavoro migliore, per l'adattamento di un romanzo sicuramente più difficile e cupo dei primi due, e ancor meno adatto, se possibile, allo stile di Columbus.

Recensione Harry Potter e la camera dei segreti...
Antonio Cuomo
Redattore
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