Harry Potter e la camera dei segreti, la recensione: Un ritorno tra conferme e prime novità

La recensione di Harry Potter e la camera dei segreti, secondo film dedicato al mago creato da J.K. Rowling, ancora una volta per la regia di Chris Columbus.

Daniel Radcliffe in un momento del film Harry Potter e la camera dei segreti
Daniel Radcliffe in un momento del film Harry Potter e la camera dei segreti

Non possiamo che aprire questa recensione di Harry Potter e la camera dei segreti con il ricordo del successo mondiale in continua crescita che accompagnava l'uscita del film, quella frenesia collettiva nei confronti di tutto ciò che portava il marchio del mago inventato da J.K. Rowiling che rendeva inevitabile l'uscita natalizia del secondo film, ad un anno di distanza dal primo e in un periodo in cui la pubblicazione del successivo e quinto libro della serie si faceva attendere oltre il previsto.

Un ritorno messo in piedi da un gruppo di lavoro in gran parte sovrapponibile a quello del primo film: stesso cast base, stessi giovani interpreti per confermare l'identità su schermo di Harry, Ron, Hermione e gli altri maghetti della scuola, stesso regista, Chris Columbus, alla guida.

Ritorno a Hogwarts

Dobby in una scena del film Harry Potter e la Camera dei Segreti
Dobby in una scena del film Harry Potter e la Camera dei Segreti

Si riparte da Harry, relegato nella propria camera al numero 4 di Privet Drive dove vive con la famiglia babbana ed è sconsolato per non aver ricevuto notizie dai suoi amici magici. Ma Ron e Hermione non l'hanno ignorato, piuttosto le loro lettere sono state intercettate dalla prima delle new entry della saga che ci viene presentata: il bizzarro e irrequieto elfo domestico Dobby, intervenuto con l'intento di scoraggiare Harry dal ritorno a Hogwarts per un complotto in atto che potrebbe costare la vita al ragazzo.

Daniel Radcliffe in una sequenza di Harry Potter e la camera dei segreti
Daniel Radcliffe in una sequenza di Harry Potter e la camera dei segreti

Un incipit che dà il via alla serie di rocambolesche situazioni che portano Harry da Privet Drive a casa dei Dursley e infine a scuola, dopo un viaggio nell'auto volante del padre di Ron per aver perso il suggestivo Espresso per Hogwarts. Tra le mura antiche della scuola per maghi, i ragazzi si troveranno ad affrontare non solo le difficoltà di un nuovo anno accademico, ma anche i pericoli di un antico mistero che fa capo alla tenebrosa Camera dei segreti che dà il titolo alla seconda avventura del nostro eroe, che si muove tra conferme e qualche novità da sviluppare nel prosieguo della saga.

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Tra sicurezze acquisite e novità

Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti
Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter e la Camera dei Segreti è un secondo capitolo che non si prefigge lo scopo di innovare, ma di espandere. Lo faceva su carta, proponendo una struttura narrativa molto simile all'esordio, lo fa ancora di più su schermo: Chris Columbus prova a superare le critiche mosse al primo capitolo dedicando una maggiore, e forse eccessiva, attenzione all'intreccio e le tante situazioni ricalcate dal romanzo di partenza, in una riproduzione pedissequa del materiale originale che avrebbe beneficiato di una sfoltita per funzionare meglio nella sua nuova veste di film per ragazzi.

David Bradley, Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti
David Bradley, Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti

Questa eccessiva attenzione all'impianto narrativo del romanzo consente a Harry Potter e la Camera dei segreti di riprendere e sviluppare quanto fatto in precedenza, dando spazio ai personaggi già noti senza trascurare le novità del secondo capitolo, ma si traduce in qualche lungaggine di troppo, un ritmo a tratti claudicante e una durata complessiva impegnativa, oltre ad alcuni momenti che appaiono episodici e slegati dal flusso del racconto.

La magia esiste?

Kenneth Branagh, Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti
Kenneth Branagh, Daniel Radcliffe e Rupert Grint in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti

La conseguenza di tutto ciò è di spostare l'attenzione principale dall'ambientazione alla storia, con il rischio di minare quel senso di stupore e magia che era stato la principale forza di Harry Potter e la Pietra Filosofale. Tutti siamo infatti rimasti a bocca aperta al primo ingresso a Hogwarts, nel vedere le ambientazioni e scoprire la resa su schermo di tutti quegli impagabili dettagli del mondo della magia di cui sono infarciti i testi della Rowling, dalla cerimonia del Cappello al Quidditch, ma questo aspetto viene ridimensionato nel secondo film della serie.

Robbie Coltrane in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti
Robbie Coltrane in una scena di Harry Potter e la camera dei segreti

È in parte dovuto a un inevitabile senso di già visto, ma anche amplificato da una regia meno ispirata nel valorizzare tutto quel lavoro su scenografie, costumi ed effetti visivi che riproduce il mondo della magia in cui il protagonista si muove. Peccato perché l'atmosfera più dark accompagna in modo adeguato e coerente la crescita dei protagonisti, ben resi da un passo avanti nelle recitazioni dei rispettivi interpreti, e ci si può avvalere di una guest star di assoluto livello come Kenneth Branagh.

Conclusioni

Come detto nella nostra recensione di Harry Potter e la Camera dei segreti, il secondo film tratto dai romanzi di J.K. Rowling si concentra sul ricalcare in modo pedissequo sviluppi e situazioni del romanzo di partenza, scivolando in inevitabili lungaggini e sequenze che appaiono slegate. Questo aspetto, unito a una regia meno ispirata nel valorizzare l’incredibile lavoro fatto sulle ambientazioni, in termini di casting, scenografie, costumi ed effetti visivi, penalizza il senso di magia che ci aveva accolti a Hogwarts nel capitolo precedente.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • L'atmosfera più dark accompagna in modo pertinente la crescita dei giovani protagonisti.
  • I tre attori principali migliorano notevolmente rispetto al primo episodio.
  • Il lavoro fatto sull’ambientazione, dalle scenografie ai costumi e gli effetti visivi.
  • Kenneth Branagh è una guest star strepitosa.

Cosa non va

  • (Ri)vederlo sapendo che Richard Harris non sarà più Silente nei film successivi.
  • Il personaggio di Dobby non è del tutto riuscito, a livello narrativo e tecnico.