Star Wars - Episodio I: La minaccia fantasma 3D

2012, Azione

Recensione Star Wars - Episodio I: La minaccia fantasma 3D (2012)

La minaccia fantasma conferma, a tredici anni dalla sua uscita, sia i limiti che i motivi di interesse che aveva mostrato all'epoca; la terza dimensione, tuttavia, non sembra aggiungere molto al sontuoso look del film, risultando spesso solo abbozzata.

La Forza del 3D?

Era quasi inevitabile che la 3D-mania degli ultimi anni (comunque affermatasi in modo più lento, e contraddittorio, di quanto sarebbe stato lecito attendersi) avrebbe coinvolto anche una saga come quella di Guerre Stellari. Inevitabile, e prevedibilissimo ancor prima dell'annuncio dell'uscita di questo Star Wars - Episodio I: La minaccia fantasma 3D: il "padre padrone" della saga, George Lucas, si è d'altronde distinto negli anni come maestro assoluto dell'upgrade cinematografico, continuando a proporre versioni sempre più tecnologicamente avanzate, e adeguate ai tempi, delle sue creazioni più amate, e condannando senza remore all'oblio (sordo alle proteste provenienti dalla quasi totalità del fandom) le loro incarnazioni precedenti. Si poteva forse ipotizzare che lo stesso Lucas, geniale creatore di mondi e manipolatore dell'immaginario collettivo, quanto abile imprenditore in grado di spremere fino in fondo le sue creature, sarebbe stato sordo al richiamo proveniente dalla moda della stereoscopia, e avrebbe rinunciato a dare una nuova, ulteriore veste alla sua saga più amata? Che l'intero universo di Star Wars avrebbe acquisito una nuova vita tridimensionale era in qualche modo già scritto: piaccia o no, il suo creatore ha abbondantemente (e, a suo modo, coraggiosamente) dimostrato di non tenere in minima considerazione le opinioni di coloro che questo universo, nel corso dei decenni, hanno fatto proprio. Fedele, lo stesso Lucas, a una singolare concezione personale ed esclusiva del prodotto filmico (che cozza contro il suo stesso carattere di creazione collettiva), ma anche a una sua visione come entità fluida, mai fissata nel tempo, sempre passabile di modifiche e rimodellamenti.

Video-recensione Star Wars - Episodio I: La minaccia fantasma 3D


Star Wars: Episode I - La minaccia fantasma 3D, Boss Rugor Nass in una scena del film
E allora, con buona pace di tutti, che La minaccia fantasma 3D sia: l'atteggiamento dei fans più intransigenti oscilla ormai, per operazioni del genere, tra il sarcasmo e il consapevole boicotaggio; e poi, diciamocelo pure, siamo di fronte all'episodio meno amato (per usare un eufemismo) dell'intera saga. Quando, tra qualche anno, l'ansia rimodellatrice di Lucas andrà a toccare per l'ennesima volta la sua trilogia storica, sarà forse lecito attendersi ulteriori levate di scudi; ma, per ora, ad essere passato il processo di tridimensionalizzazione è un film che all'epoca della sua uscita (era il 1999) provocò una delusione la cui portata era pari soltanto all'hype precedentemente generato. E bisogna dire che in effetti, terza dimensione a parte, La minaccia fantasma conferma, a tredici anni dalla sua uscita, tutti i limiti che aveva mostrato all'epoca. Se l'uso e l'abuso di creature cartoonesche, prima tra tutte l'odiatissimo Jar-Jar Binks, ci aveva lasciati perplessi nel 1999, così è stato anche ora; se le interpretazioni di un annoiato Ewan McGregor e di un Liam Neeson un po' statico, ci erano sembrate inadeguate a rendere personaggi come quelli di Obi-Wan Kenobi e del suo maestro Qui-Gon Jinn, questa sensazione è stata ora pienamente confermata. Soprattutto, ad emergere con forza è ancora una volta il carattere roboante della messa in scena, la profusione di scene d'azione ed effetti speciali a scapito di una narrazione davvero troppo schematica, l'assenza di un vero climax narrativo. Ma restano in piedi anche, d'altro canto, i pur presenti motivi di fascino (per gran parte di riporto) che all'epoca riportarono l'attenzione del pubblico sull'universo della saga: l'approdo sul noto palcoscenico di Tattooine e la prima apparizione, con il suo sguardo enigmatico, del piccolo Anakin Skywalker, il suo primo saluto col futuro mentore e nemico Obi-Wan, l'evidenza del carattere speciale e quasi messianico di quel singolare bambino, la costruzione (pur sacrificata) di un background per una storia che, dipanata su sei pellicole, mantiene comunque i crismi dell'epicità. A funzionare tuttora, nonostante lo spazio relativamente limitato offertogli dalla sceneggiatura, è un villain come il perfido Darth Maul, che si conferma personaggio inquietante quanto carismatico, perfetta incarnazione di quel Lato Oscuro di cui si iniziano a delineare i caratteri.

Star Wars: Episode I - La minaccia fantasma 3D, una scena del film rieditato in tre dimensioni
Ma, al di là di tutte queste considerazioni (che si potrebbero fare anche riguardando la versione originale del film in home video) un'operazione come quella de La minaccia fantasma 3D va valutata innanzitutto per quegli ultimi due caratteri posti in coda al titolo. Ha avuto davvero un senso, ed ha portato un qualche valore aggiunto rispetto al prodotto originale, la riconversione stereoscopica di questo film? La contemporanea presenza in sala di Hugo Cabret (tra i pochissimi esempi di un 3D davvero "espressivo", quanto e più del pionieristico Avatar) potrebbe portare a un giudizio impietoso, e forse eccessivamente severo, nei confronti dell'operazione portata avanti da Lucas. Chi scrive ha le proprie idee sulle conversioni stereoscopiche di pellicole pensate per essere fruite a due dimensioni; così come in passato si sono avute opinioni molto severe sul processo di colorizzazione di film girati in bianco e nero. Ma il punto, in fondo, non è questo. A stupire un po', piuttosto, è che il 3D non riesca a dare un vero senso di profondità, una reale sensazione di consistenza e di vicinanza, a scenografie comunque sontuose e teoricamente abbastanza adatte a sposarsi con questa tecnologia. Complice, forse, anche l'età della pellicola, e una fotografia in cui a tratti, nei piani medi e lunghi, viene sacrificata la nitidezza dei dettagli a scapito dell'effetto d'insieme, la tridimensionalità appare spesso solo abbozzata. A guadagnarne, paradossalmente, sono soprattutto le sequenze più statiche, specie quelle ambientate sul pianeta di Tattooine, durante il quale le distanze e i contorni dei personaggi acquistano una consistenza più marcata. Nelle (tante) sequenze d'azione del film, la tridimensionalità appare al contrario molto più sfumata, e, va detto, superflua: nella stessa, all'epoca chiacchieratissima, corsa degli sgusci, il 3D non porta un vero valore aggiunto a una sequenza che era già di per sé molto efficace.

Natalie Portman nei panni della regina Amidala in una scena di Star Wars: Episode I - La minaccia fantasma 3D
La sensazione dominante, usciti da questo Star Wars - Episodio I: La minaccia fantasma 3D, resta così quella dell'ennesima operazione di cui non si avvertiva la necessità; può essere indubbiamente, per lo spettatore che magari non vedeva il film dall'epoca della sua uscita, una buona occasione per riguardarlo in sala, e per valutare più compiutamente, a saga conclusa, un prodotto che prima di uscire godette di un'attesa quasi senza precedenti nella storia del cinema. Ma l'aggiunta della terza dimensione, in sé, non sembra un motivo sufficiente per indurci a reimbarcarci nella visione competa di una seconda trilogia, di cui, a tanti anni di distanza, conosciamo ormai bene luci ed ombre.

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Marco Minniti
Redattore
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