Vincent

1982, Animazione

Recensione Vincent (1982)

Sei minuti per narrare, con humour nero e citazioni letterarie, la storia del piccolo Vincent Malloy lunare antieroe dalle lugubri fantasie...

Barbara Liguori

La filastrocca di un bimbo solitario

Bambino fuori dall'ordinario, Vincent Malloy, trascorre la propria esistenza in volontario isolamento, vivendo in un mondo bizzarro che esiste solo nella sua immaginazione.
Vincent, nel corso della storia, si identifica con l'attore Vincent Price, che negli anni '60 interpretò molti film horror, e via via che il piccolo trova fonti di ispirazione nella realtà, si cala nei diversi personaggi dei racconti di E. A. Poe e li fa rivivere, li mischia e li reinterpreta dando vita a situazioni avventurose, melodrammatiche, ricche di humour e di citazioni poetiche.
Questo cortometraggio un po' folle ma molto avvincente, è un viaggio attraverso gli incubi più disparati che la vivida fantasia di un bimbo può partorire: distorcendo a regola d'arte la realtà circostante ecco che un mite cagnolino diventa un terribile mostro zombie, una zia poco simpatica viene bollita nella cera e il ritratto di una donna diviene il volto di una giovane moglie sepolta viva.
Durante lo svolgersi della vicenda, il bimbo (alter ego del regista) subisce spassose mutazioni in Vincent Price che a sua volta si trasforma negli eroi inventati da Poe; il tutto sta a simboleggiare un forte legame tra questi personaggi che, in un certo qual modo, si assomigliano perché hanno osservato il mondo circostante dallo stesso punto di vista visionario, dark, depresso, incompreso e poetico.
Il corto termina con una magnifica citazione da "Il Corvo" di Poe, il bimbo ormai trasformatosi in Price soccombe sopraffatto dal lato oscuro della vita e incarna fino in fondo lo stereotipo dell'artista romantico, colui che sentendosi diverso si autocondanna ad un'esistenza lontano dagli altri e comunica con loro solo attraverso le proprie opere d'arte.
Questo cortometraggio è il primo realizzato da Tim Burton con la collaborazione di Rick Heinrichs, l'originalità del film è dovuta ad un suggestivo mix d'animazione e di stili differenti che si amalgamano in maniera perfetta tanto da creare una narrazione libera dai soliti schemi che affascina ed incuriosisce lo spettatore.
Stilisticamente c'è da rilevare una interessante combinazione di tecniche d'animazione 2D e 3D; il film è girato in bianco e nero per sottolineare l'atmosfera gotica e per esasperare le contrapposizioni presenti nella storia, così quando Vincent è un bimbo "normale" prevale la luce, mentre il nero si fa più denso nelle scene che esprimono il disagio e i tormenti del piccolo protagonista.
Il corto è ricco di citazioni cinematografiche dai film espressionisti tedeschi, fino ai film horror hollywoodiani passando per i B-movies, tutti elementi che ci danno un'idea della formazione artistica della stesso Burton.
Il cortometraggio è impreziosito dalla voce fuori campo di Vincent Price che in modo raffinato e dolce recita la filastrocca del bimbo solitario; questo lavoro rappresenta un affettuoso omaggio di Burton al cinema che in gioventù ha tanto amato e di cui l'anziano attore, Price, è stato un formidabile interprete.
Il film viene realizzato nel 1982, Burton ha solo 24 anni ma ha già ben chiara la strada che percorrerà nel mondo del cinema.

Recensione Vincent (1982)
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