La comune

2016, Drammatico

La comune: gioie e dolori dell'utopia della famiglia allargata

La critica, impietosa, della cecità degli adulti, egoisticamente presi da loro stessi e dai loro drammi, viene filtrata attraverso lo sguardo dei piccoli. Nei loro occhi e nei loro comportamenti traspare la sofferenza per gli eccessi di una società che ha scelto di combattere le convenzioni sociali senza rendersi conto di aver raggiunto l'estremo opposto.

Il declino del sogno americano è stato sviscerato in tutti i suoi aspetti. A fare la disamina di quello scandinavo ci pensa Thomas Vinterberg con una pellicola a tinte forti, che va a rinfoltire la schiera dei suoi lavori più riusciti. Se Festen - Festa in famiglia scandagliava il lato oscuro della famiglia danese tradizionale, il focus di La comune è la famiglia allargata in cui si realizza il mito dell'amore libero, della condivisione, dello scambio reciproco di emozioni. La comune di Vinterberg, però, a lungo andare fagocita i buoni propositi dei suoi abitanti tanto che, alla fine del film, nessuno sarà più quello di prima.

La comune è una commedia aspra, pungente, ma anche sincera e commovente. O meglio, parte come una commedia per poi prendere direzioni inaspettate. In tal senso il film resta fedele alla poetica dell'autore danese, seppur con l'aggiunta di alcuni elementi innovativi. Stavolta Vinterberg crea una sintesi perfetta tra comico e drammatico confezionando un film corale caotico e vivace. Al cinismo quasi disturbante di Festen si sostituisce, però, una maggiore empatia nei confronti dei personaggi, messi a nudo nelle loro debolezze e fragilità.

I bambini ci guardano

The Commune: Trine Dyrholm in una scena del film

Come conferma lo stesso Thomas Vinterberg, lo spunto di partenza de La comune è autobiografico. Il regista ha trascorso l'infanzia in una comune danese insieme ai liberali genitori e ha sentito il bisogno di scrivere una lettera d'amore rivolta a quell'epoca ingenua e piena di speranze, fagocitata dall'individualismo moderno. Al di là della superficiale dimensione nostalgica, Vinterberg si conferma impietoso nel portare alla luce i limiti di un esperimento sociologico che, a conti fatti, si rivelerà fallimentare. Lo spunto della storia nasce dall'irrequietezza di Anna (Trine Dyrholm) che, stanca di un tranquillo ménage familiare tradizionale con marito e figlia quattordicenne, decide di invitare qualche amico a vivere con loro per condividere le spese dell'enorme casa appena ereditata. L'arrivo di conoscenti vecchi e nuovi destabilizzerà l'equilibrio domestico tanto da spingere il marito di Anna, l'umorale architetto Erik (Ulrich Thomsen), a guardarsi intorno a sua volta.

The Commune: tutti i personaggi principali del film riuniti a tavola

Sono gli anni '70 e la Danimarca, come gli altri paesi scandinavi, sperimenta le possibilità utopistiche di un microcosmo sentimentale allargato in cui le gioie e i dolori di un individuo o di una coppia diventano quelle di un nucleo di conviventi. Il regista non perde mai di vista il focus della sua storia, le dinamiche di coppia tra Anna ed Erik, ma intorno a loro costruisce un macrocosmo di personaggi di contorno buffi ed eccessivi come lo squattrinato Allon, dalla lacrima facile (interpretato dal popolare Fares Fares), l'iracondo Ole e la nostalgica Mona. Testimoni della smodatezza nei comportamenti di questa improbabile accozzaglia di adulti sono l'adolescente Freja, figlia di Anna ed Erik, e il piccolo Vilads, figlio di un'altra delle coppie della comune che convive con una grave malformazione cardiaca. La critica, impietosa, della cecità degli adulti, egoisticamente presi da loro stessi e dai loro drammi, viene filtrata attraverso lo sguardo dei piccoli. Nei loro occhi e nei loro comportamenti traspare la sofferenza per gli eccessi di una società che ha scelto di combattere le convenzioni sociali senza rendersi conto di aver raggiunto l'estremo opposto.

Un disperato bisogno d'amore

The Commune: Ulrich Thomsen e Trine Dyrholm in una scena del film

Thomas Vinterberg ci ha già abituato già in passato a scene tragicomiche in cui il film letteralmente deflagra. Sotto il suo sguardo impietoso pranzi conviviali, feste e danze intorno al fuoco si trasformano in esplosioni di dolore che sfiorano il grottesco. Anche stavolta, complici una regia capace di amplificare i sentimenti dei personaggi, le straordinarie interpretazioni dei suoi generosi attori, una scrittura capace di cogliere fin nel dettaglio gli aspetti più reconditi della natura umana e un sapiente uso della musica, il regista colpisce nel segno dando vita a sequenze corali che resteranno impresse a lungo nella nostra mente. Stavolta, però, a fianco della satira possiamo chiaramente distinguere una nota nostalgica e partecipe.

The Commune: Helene Reingaard Neumann e Ulrich Thomsen in una scena del film

Se La comune manca di quella ferocia, di quel cinismo fulminante di cui Festen grondava, celebra la raggiunta maturità del suo autore capace di mostrare finalmente empatia nei confronti dei personaggi. Il film non manca di quei tocchi eccessivi, quasi ridicoli che il suo autore ama, ma la bieca derisione ha lasciato il suo posto a una partecipazione emotiva, a una rinnovata comprensione e accettazioni delle bellezze e delle miserie della natura umana.

La comune: gioie e dolori dell'utopia della...
Valentina D'Amico
Redattore
4.0 4.0
Berlino 2016
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