Shutter Island

2010, Thriller

Recensione Shutter Island (2010)

Visivamente denso, disturbante nei toni, stilisticamente sovraccarico e multisfaccettato, Shutter Island ci racconta una storia di fantasmi che non abitano un luogo ma una mente, quella di uomo costretto da un luogo infausto e dai misteriosi accadimenti a scontrarsi faccia a faccia con le sue paure più profonde e irrisolte.

L'isola della paranoia

1954, ospedale psichiatrico di Ashecliffe. L'impenetrabile fortezza è situata sull'isola di Shutter Island, un anfratto di cui il mondo esterno sa poco o niente, un luogo segreto e impenetrabile circondato da acqua e battuto da violenti uragani notturni, una trappola da cui è praticamente impossibile fuggire. Sull'isola non sbarca quasi mai nessuno ed è per questo che l'arrivo dei due agenti federali Teddy Daniels (Leonardo DiCaprio) e Chuck Aule (Mark Ruffalo), inviati sul posto dalle autorità di polizia per indagare sulla misteriosa scomparsa di una delle degenti più pericolose ospitate dall'istituto, appare da subito piuttosto destabilizzante. Nonostante la cella blindata, gli infermieri fuori dalla porta e le numerose guardie armate di sorveglianza, Rachel Solando è infatti misteriosamente scappata, sembra quasi si sia volatilizzata, non essendoci la benchè minima traccia della sua fuga. Maniaca depressiva, colpevole di aver annegato i suoi tre figli piccoli, la donna è da anni in cura nelle mani del direttore dell'ospedale, l'ambiguo e autoritario dottor Cawley (Ben Kingsley) che, ufficialmente, conduce sui pazienti dell'istituto importanti studi sulla psiche umana, tentando di recuperare anche i casi più disperati con terapie alternative alla sedia elettrica. Mogli e mamme assassine, assassini compulsivi, ragazzi violenti e schizofrenici, insomma un assortimento che si divide tra i tre padiglioni dell'ospedale, tre edifici apparentemente normali che nascondono verità scomode, scale di metallo, oscurità, celle di isolamento, cunicoli e corridoi tra i quali si cela qualcosa di spaventoso, un orrore mai visto.

All'arrivo i due vengono accolti con sospetto, ma il sospetto è reciproco visto che Teddy, come la maggior parte dei suoi connazionali scossi dal conflitto e sotto la morsa della minaccia nucleare russa, pensa che quello che tutti vogliono spacciare per un manicomio per criminali psicopatici sia in realtà una prigione degli orrori, un centro esperimenti guidato da ex-nazisti esperti di torture, di lobotomie e altri orrori che possono aiutare a controllare il cervello umano come fosse un automa. A tutto questo si aggiunge il passato traumatico di Teddy Daniels, ora investigatore federale ma con alle spalle il dramma della seconda guerra mondiale e la terribile perdita della giovane moglie nell'incendio del loro appartamento.
E' davvero casuale che un uomo col suo passato si ritrovi ad indagare in un simile posto? O la sua missione a Shutter Island è stata pilotata da qualche suo superiore? Cosa lo spinge a cercare insistentemente la verità sulla sparizione di quella donna? E se qualcuno lo volesse far tacere trattenendolo per sempre lì contro la sua volontà e cercando di farlo impazzire? Quanto più Teddy si avvicinerà alla verità, tanto più la morsa si stringerà intorno a lui e ai fantasmi che da anni lo tormentano in silenzio.
Nel frattempo si avvicina la tempesta e si interrompono tutte le comunicazioni tra l'isola e il mondo esterno compresa l'erogazione di corrente elettrica. A Shutter Island è il panico, il sistema di sicurezza in caso di allagamenti è programmato per lasciar aprire le celle di tutti i detenuti...

Ben Kingsley in una scena di Shutter Island
Poliziesco, thriller psicologico, horror gotico e un po' noir, il nuovo film di Martin Scorsese spazia in lungo e in largo nei meandri di un genere non ben definito ma di sicuro grande appeal. La paranoia, la malattia mentale, l'elaborazione del dolore vengono usati dal grande maestro del cinema mondiale per mettere in scena una delle storie più affascinanti della letteratura contemporanea, già di per sé ricca di colpi di scena e mai prevedibile, frutto del genio di un grande scrittore che risponde al nome di Dennis Lehane, non di certo nuovo a trasposizioni cinematografiche di un certo livello. Ingrediendi indispensabili questi, usati come escamotage per sfidare ogni clichè narrativo e reinventare un genere che in ogni epoca cinematografica e letteraria ha avuto i suoi geni. Le atmosfere lugubri di Shutter Island ricordano quelle degli albori del cinema, quelle del capolavoro di Wiene Il gabinetto del dottor Caligari, il clima di tensione è palpabile dalla prima all'ultima inquadratura e ci proietta direttamente nelle suggestioni thrilling create dal grande Fritz Lang o da Hitchcock nei suoi gioielli, la follia e il senso di straniamento ricordano in alcuni tratti quelle del Kubrick di Arancia Meccanica e Shining.

Martin Scorsese sul set di Shutter Island
Alternando colpi di scena, continui cambi di prospettiva legati a diverse chiavi di lettura possibili, il tutto condito con un uso straordinario del flashback come non se ne vedevano da tempo, Scorsese costruisce sequenze oniriche ricche di macabra poesia che sfiorano la perfezione scenica, veri e propri piccoli capolavori che annoveriamo tra le perle visivamente più ispirate di tutta la sua filmografia. Il suo inconfondibile tocco sulla macchina da presa, un uso perfetto dei meccanismi di attesa e di costruzione della tensione nonchè la narrazione a mosaico costruita su ricordi, personaggi bizzarri, sogni, psicosi, trappole e indovinelli, permettono al regista due volte premio Oscar di spiazzare lo spettatore e di condurre il gioco in vantaggio sino all'ultima scena, senza mai titubanze o incertezze, con la sicurezza e la genialità di chi sa esattamente cosa vuole ottenere, per sé e per chi guarda, ed è consapevole di essere riuscito ad ottenerlo divertendosi come un pazzo.

Un viaggio oscuro e misterioso nella psiche umana e insieme un'indagine poliziesca delle più avvincenti al centro di Shutter Island, un marchingegno ad alta tensione che funziona come un meccanismo ad orologeria assolvendo al compito cui è chiamato: creare distorsione della realtà, alimentare la confusione, l'ambiguità e il disorientamento e insieme raccontare la storia di un uomo come tanti, chiamato a lottare contro tutto e tutti per vincere la sfida più importante della sua vita. Anche a costo della stessa.
Impossibile per lo spettatore distinguere tra realtà e psicosi, tra incubo e allucinazione, tra presente e passato. Visivamente denso, disturbante nei toni, stilisticamente sovraccarico e multisfaccettato, Shutter Island ci racconta una storia di fantasmi, di quelli che non abitano un luogo ma una mente, quella di uomo costretto da un luogo infausto e dai misteriosi accadimenti a scontrarsi faccia a faccia con le sue paure più profonde.

Fitto di misteri irrisolti, intriso di ansia, paranoia e di una costante sensazione di cospirazione (il faro è visto addirittura come simbolo di una dualità bizzarra tra pericolo e salvezza), immerso in contesto storico che lascia aperte le porte del complotto spionaggistico e in un'ambientazione naturale che è la vera protagonista della scena, tanto selvaggia quanto tetra, Shutter Island non rappresenta sicuramente un capolavoro di genere ma la prova tangibile che non è importante il contesto quanto l'alchimia esistente tra regista e attore protagonista, una simbiosi che prescinde da tutto il resto. La coppia Scorsese-Di Caprio esce vittoriosa anche da questa sfida, dalla difficile esplorazione di un terreno cinematografico decisamente inusuale per entrambi ma per questo motivo assai affascinante.
Splendido protagonista di questo viaggio allucinante un Leonardo DiCaprio in grande spolvero capace di offrire una delle interpretazioni più intense e terrificanti della sua carriera, escluso dalla concorrenza agli Oscar dai problemi finanziari che hanno spinto la Paramount a posticipare l'uscita americana del film da ottobre 2009 al febbraio 2010. Un vero peccato visto il risultato e i grandi nomi coinvolti nella realizzazione: se un plauso speciale va alle interpretazioni 'secondarie' di Max Von Sidow e Ben Kingsley, va anche sicuramente citato l'operato magistrale del direttore della fotografia Robert Richardson, collaboratore storico anche di Tarantino, e quello di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, autori delle superbe scenografie del film.

L'essenza di questa enigmatica e sincopata indagine psico-poliziesca è tutta nella scena finale, una sequenza da Oscar per l'attore di Titanic, che seppur non lascerà un segno nel suo palmares ne lascerà comunque uno indelebile sulla sua prestigiosa e ancora lunghissima carriera.
Una seconda visione di Shutter Island si renderà necessaria, per ripercorrere la storia nei suoi punti cruciali ma ancor di più per apprezzarne fantasia e isterismo. Il gioco vale la candela, solo pochi euro e avrete in tasca un biglietto di sola andata per un'isola da brividi. 138 minuti di viaggio senza certezze sul ritorno.

Recensione Shutter Island (2010)
Luciana Morelli
Redattore
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