Misery non deve morire

1990, Thriller

Recensione Misery non deve morire (1990)

Tratto dal romanzo Misery di Stephen King, il film di Rob Reiner ambienta nell'innevata e isolata Sierra Nevada il drammatico incontro tra la squilibrata infermiera Annie Wilkes, Kathy Bates, e il famoso scrittore di romanzi rosa Paul Sheldon, James Caan.

Alessandra Sessa

L'incubo di ogni scrittore

Tratto dal romanzo Misery di Stephen King, il film di Rob Reiner ambienta nell'innevata e isolata Sierra Nevada il drammatico incontro tra la squilibrata infermiera Annie Wilkes, Kathy Bates, e il famoso scrittore di romanzi rosa Paul Sheldon, James Caan. Un terribile incidente causato dalla bufera fa precipitare in una scarpata l'auto dello scrittore, prontamente soccorso dall'infermiera che assiste al fatto. Paul si sveglia, immobilizzato dalle fratture, nella casa di Annie, devota ammiratrice dei suoi sette romanzi incentrati sul personaggio di Misery. Ma ben presto, quando scopre la sorte della sua eroina nell'ultimo romanzo, le amorevoli cure dell'infermiera si trasformano in asfissianti attenzioni, il servizievole soccorso diviene maniacale persecuzione e il ricovero casalingo si rivela un sequestro.

Nel film di Reiner la paura si riflette negli occhi cerchiati e sofferenti di James Caan, e l'ossessione ha lo sguardo fisso e inquietante di Kathy Bates, tutt'intorno il vuoto. Una desolante distesa di neve rende ogni cosa lontana, ogni contatto impossibile, ogni richiesta d'aiuto vana. All'isolamento ambientale si aggiunge poi quello corporeo. Fratture e ferite immobilizzano lo sventurato scrittore, e lo rendono dipendente dal suo diabolico-angelo salvatore al quale è legato come ad una macchina che lo tiene in vita. L'infermiera lo cura, lo medica, dispone del suo corpo e delle sue funzioni vitali, e lo tiene in pugno divenendone l'orologio biologico e la linfa vitale. La squilibrata Annie possiede il corpo dolorante del suo amato scrittore, ma è consapevole di non avere la sua anima, e la sua mente; il personaggio di Misery diviene così il tramite, la chiave per accedere al mondo di Sheldon e farne parte. Annie arriva a disporre della vita di Misery come ha fatto con quella di Paul. La creatura dei romanzi rosa dello scrittore diviene la creatura della mente distorta di Annie, che si sostuisce al vero creatore ridonando la vita a un personaggio destinato a morire. Possedere Misery significa quindi possedere Paul Sherdan con il suo mondo e i suoi pensieri.
L'ossessione per Paul annebbia la sua mente già offuscata, portandola al delirio della missione divina che le fa dire ho chiesto a Dio, e lui mi ha detto l'ho mandato affinché tu possa mostrargli la via.

La solitudine è il tarlo che affligge Annie portandola a rifugiarsi in un mondo fittizio come quello dei romanzi di Paul Sheldon, di cui si dichiara essere la più grande ammiratrice. Il mondo rosa di Misery nutre i sogni di Annie divenendo parte della sua vita: è come rivedere la mia più vecchia e cara amica; mentre per Paul non è altro che un compromesso commerciale destinato a finire: non volevo che Misery diventasse la mia vita...ho finito di essere uno scrittore quando ho iniziato Misery. La folle infermiera sa che la fine del personaggio, è anche la sua fine, ed è per questo che Misery non deve morire.
La casa di Annie, così piena di oggetti e oggettini, è il riparo dalla realtà che l'ha tradita e abbandonata, è il rifugio isolato in cui nascondere le proprie inquietanti verità. Chiunque accede a quella soglia ne avrà il destino segnato.

Ossessione ed isolamento sembrano essere dunque i poli opposti, le due facce dalla paura. Da una parte abbiamo corpi che impongono la loro presenza riempiendo con orrore ed inquietudine la scena, dall'altra ci sono invece spazi lunghi e vuoti che si riempiono solo di desolante silenzio. Ossessiva presenza e sconfortante assenza. L'immaginazione di Stephen King, e la resa visionaria di Rob Reiner, attingono all'incubo dell'impotenza di fronte al pericolo che lega le mani e smorza la voce immobilizzando la vittima e rafforzando il carnefice, facendo presa sui fantasmi che ossessionano e alimentano le paure di ognuno di noi.
Il corpo di Paul, segnato dalla claustrofobica avventura, è la misura di quel dolore che lo stesso spettatore prova ad ogni colpo e ad ogni grido. Il corpo di Annie, con la sua ingombrante ed incombente presenza all'interno dell'inquadratura, è invece la misura dell'ansia che lo spettatore percepisce ad ogni sguardo. Così, se Misery muore sulla carta, il suo inquietante alter-ego continua a vivere ed ossessionare nella mente.

Recensione Misery non deve morire (1990)
Privacy Policy