L'imperatore Lynch sbarca al Lido

Il Leone d'oro alla carriera, ma anche un nuovo intenso film, Inland Empire, per il regista di Velluto Blu e Mulholland Drive.

David Lynch arriva a Venezia per ritirare il meritatissimo Leone d'oro alla carriera che il festival ha deciso di tributargli e per presentare in anteprima mondiale il suo ultimo capolavoro, Inland Empire, incubo visionario lungo 180 minuti su cui è stato mantenuto fino all'ultimo momento il riserbo più assoluto. Sono presenti con lui due degli attori che compongono il cast del film: Laura Dern, da sempre musa di Lynch, e Justin Theroux, già nel cast di Mulholland Drive.

Inland Empire è un'epos onirico della durata di tre ore che avvince lo spettatore. Ma può parlarci di cosa parla esattamente il film?

David Lynch: Dovrebbe essere chiarissimo.

Vuol fare delle raccomandazioni allo spettatore che non ha ancora visto il film?

David Lynch: Ho la massima fiducia nell'istinto dello spettatore e poi ho una passione per l'ignoto perciò quando faccio un film mi affido all'immaginazione del pubblico. Il cinema è un linguaggio composto di simboli, immagini e sta allo spettatore penetrarlo, senza per forza comprendere tutto. Ciò che conta è lasciarsi andare al potere dello schermo così come si fa quando si ascolta un brano musicale.

Quest'anno sono presenti al festival molti film politici come Bobby e World Trade Center, per lo più americani. Questi lavori rispecchiano il periodo buio che stiamo vivendo, anche se molti registi sostengono che le cose miglioreranno. Lei crede nel potere di cambiamento del cinema e nel fatto che i film possano guarire i mali della società?

David Lynch: Anche io penso che presto usciremo dalla crisi e che le cose miglioreranno. In tutto ciò credo che i film possano svolgere un ruolo, anche se molto piccolo.

Le musiche del film sono usate in modo eccezionale. E' vero che ci sono anche canzoni che ha cantato personalmente?

David Lynch: Si, è vero. Canto due canzoni: Ghost of Love e Walking on the Sky. Non sono un cantante, infatti mi sono aiutato con l'elettronica per la voce e ho inciso i brani nel piccolo studio che posseggo, dove mi sono occupato sia della soundtrack che del montaggio di Inland Empire. Devo ringraziare anche Angelo Badalamenti, che nella soundtrack suona uno strumento ad archi. Credo che il suono nel film sia fondamentale, ogni pellicola è un'unione di suoni e immagini che deve essere calibrata alla perfezione. Per questa ragione detesto il doppiaggio, i film dovrebbero essere visti solo con i sottotitoli che non ne alterano la colonna sonora.

Inland Empire è un mistery. Che cosa pensa di Alfred Hitchcock, che è considerato il maestro assoluto della suspance?

David Lynch: Amo penetrare in un mondo senza sapere che cosa vi troverò, per questo molte mie pellicole appartengono a questo genere, in effetti Hitchcock è un maestro, ma non è necessario per forza seguire le sue regole, c'è spazio anche per altri.

Come è stato lavorare di nuovo con David?

Laura Dern: E' stata un'esperienza unica, incredibile. Abbiamo lavorato per due anni e mezzo e ogni giorno David mi dava indicazioni e consigli diversi su cosa fare. Non avevamo uno script completo, ma solo una sceneggiatura giorno per giorno con le singiole scene, perciò ogni giornata di lavoro era unica e nuova.

Justin Theroux: Ho visto per la prima volta il film questa mattina alle 8:30 con la stampa e credo proprio che vederlo appena svegli con la mente sgombra sia il momento giusto. Lavorare con David ha avuto un enorme effetto su di me. Sul set raramente Lynch rifiuta i consigli dei collaboratori e questo è l'insegnamento più bello che ho appreso. Lavorare con lui è liberatorio, non si hanno preconcetti né costrizioni, è una delle esperienze lavorative più appaganti che ho avuto. David non stabilisce le regole in modo preciso come altri registi, lui è più bravo a fare in modo che le cose accadano.

La storia nel film prosegue per tutti i tioli di coda e termina solamente con l'ultimo fotogramma. E' una cosa voluta?

David Lynch: Si, assolutamente. A volte le cose nascono già con una forma precisa, vogliono essere realizzate in un certo modo e lottano per questo.

Come mai parte del film è stata girata in Polonia?

David Lynch: Anni fa ho conosciuto un gruppo di persone che organizzavano un festival del cinema in Polonia. Siamo diventati amici, sono andato a trovarli una volta e siccome mi è piaciuto molto ci sono tornato ogni anno. Lì gli ho chisto di girare una scena con la loro collaborazione e ho conosciuto attori bravissimi, tra cui quello che sarebbe diventato il marito di Laura in Inland Empire. Sono contento di avere incontrato queste persone e di aver lavorato in Polonia con loro.

Può spiegare le ragioni dell'incredibile successo che ha avuto I segreti di Twin Peaks, diventando un vero e proprio fenomeno pop? Ha intenzione di lavorare ancora per la televisione?

David Lynch: Non c'è una ragione logica per spiegare il successo di Twin Peaks, comunque per il momento non ho alcuna voglia di lavorare per la tv.

Continua a dipingere?

David Lynch: Si, certamente. Continuo a fare quadri da sempre. In realtà è stata proprio la pittura ad avvicinarmi alla regia.

Uno degli aspetti più inquietanti del film è l'uso delle voci. A partire dalle scene della famiglia di conigli in cui si odono macabre risate, le voci dei personaggi si caratterizzano per un ritmo particolare e per i toni distorti e sibilanti. Come mai questa scelta?

David Lynch: Non lo so. Vorrei poterlo spiegare, ma l'unica spiegazione di tutte le scelte è il film stesso. Come per la musica, non è importante solo ciò che viene detto, ma come viene detto. Con Justin e Laura, e anche con gli attori attori, abbiamo lavorato a lungo per trovare la giusta intesa in ogni aspetto della recitazione.

Inland Empire sembra comunicare una visione disperata del cinema contemporaneo. Vi è un ritorno continuo di personaggi imprigionati sempre nelle stesse situazioni claustrofobiche dove non c'è via d'uscita. La nota di speranza, però, è l'innovazione dell'uso del digitale e del montaggio che aprono una nuova strada.

David Lynch: Si, questo è di sicuro un aspetto positivo e mi fa piacere che sia apprezzata la sperimentazione tecnologica.

Il film ha l'aspetto di un grande puzzle. E' stato girato in modo lineare o in ordine sparso?

David Lynch: Ho girato tutto il film in ordine sparso. Le idee fanno tutte parte di un unico campo e anche se sono assai diverse tra loro ognuna è comunque collegata a tutte le altre. Io ho lavorato in questo modo, prima ho fissato le singole idee sparse e poi le ho collegate tutte insieme tramite lo script. Girando in parte a Los Angeles e in parte in Polonia ci sono state molte interruzioni, lunghe anche dei mesi, in cui ho scritto le mie idee sulla carta per poi modificarle nuovamente. E' stata una lavorazione complessa.

Quanto è difficile per un'attrice lavorare con questo metodo, senza avere una vera sceneggiatura tra le mani?

David Lynch: Laura, dì la verità!

Laura Dern: La verità è che non sapevo neanche io chi stavo interpretando e non lo so neppure ora.

David Lynch: Laura fa qualcosa che non ho mai visto, è straordinaria perchè riesce a passare attraverso tutti i cambiamenti del personaggio, ma contemporaneamente può fissare i momenti più incredibili e significativi.

La cena in cui la protagonista guarda se stessa dal di fuori è un omaggio a Stanley Kubrick e a 2001 Odissea nello spazio?

David Lynch: Non è un riferimento esplicito, ma è una scena sorprendente che esprime il poetre miracoloso del cinema, che dimostra le sue possibilità infinite. E' proprio questo potere che mi spinge ad andare avanti nel mio lavoro.

Cosa significa per lei questo Leone d'oro?

David Lynch: I festival celebrano il cinema e sono importantissimi. Per quanto mi riguarda, mi sembra ieri che avevo dicannove anni e ora sono qui a ricevere un premio alla carriera.

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