The Lost Bladesman

2011, Azione

Recensione The Lost Bladesman (2011)

Nonostante alcuni limiti, i due registi dirigono il film con sicurezza e personalità, sfruttando al meglio lo spazio riservato alle sequenze d'azione e avvalendosi della non ancora sbiadita fisicità di Donnie Yen.

L'eroe conteso

Cina, III secolo. Dopo l'estinzione della dinastia Han, si scatena nel paese una guerra civile, che vede contrapposte le fazioni del generale Cao Cao, che manovra l'inetto imperatore, e del signore della guerra Liu Bei. Dopo i successi militari di Cao Cao, le forze del generale catturano degli ostaggi tra gli uomini di Liu Bei, tra cui la sua futura concubina Qilan e il suo fratello giurato, il generale Guan Yunchang. Dopo che il valoroso Guan ha aiutato Cao Cao a respingere un'invasione, il generale decide di liberarlo, e l'imperatore lo insignisce di un titolo nobiliare; ma la sua fedeltà a Liu Bei non viene mai meno, e inoltre inizia a svilupparsi un affetto tra lui e Qilan che si rivelerà presto molto pericoloso per entrambi.

Un'opera letteraria come Il romanzo dei Tre Regni, testo a sfondo storico scritto nel XIV secolo, si è rivelato una fonte particolarmente feconda per il cinema, specie per quello cinese degli ultimi anni: dopo il noto La battaglia dei tre regni di John Woo e il contemporaneo Three Kingdoms: Resurrection of the Dragon di Daniel Lee, arriva ora questo The Lost Bladesman a rendere omaggio a un'opera tra le più importanti della narrativa cinese, ritratto di un periodo fondamentale per la storia dello sconfinato paese asiatico. Presentato nella serata di apertura del Far East Film Festival 2011, il film di Alan Mak e Felix Chong si presenta come un blockbuster, avvalendosi di una produzione sfarzosa e curata, di imponenti scenografie e di attori di livello come il pluridecennale divo Donnie Yen. Non è d'altronde un mistero come il cinema della Cina mainland abbia prediletto, negli ultimi anni, una variante di wuxiapian ad ambientazione storica in cui alla levità e astrazione delle precedenti pellicole di Zhang Yimou (Hero, La foresta dei pugnali volanti) si sono sostituite la cura della rappresentazione storica e l'imponenza delle scene di massa (un altro esempio di quest tendenza è il recente The Warlords).

Una sequenza del film The Lost Bladesman (2011)
Il film di Mak e Chong (che i più ricorderanno per la trilogia di Infernal Affairs) si inserisce in effetti nel filone, rispettandone stilemi e topoi, ma riproponendoli in modo un po' freddo e anonimo. Rispetto alle pellicole precedentemente citate, l'attenzione è concentrata sul personaggio di Guan, assurto al ruolo di eroe, che Yen interpreta con i consueti vigore e carica fisica; ma lo stesso Cao Cao (interpretato da Jiang Wen) è un personaggio a cui lo script regala un'attenzione particolare, evitando di ridurlo a un villain monodimensionale e cercando invece di penetrarne le motivazioni. Nonostante questo, in un film che come da copione presenta intrighi politici, lealtà e tradimento, le ragioni del cervello opposte a quelle del cuore, si rileva una paradossale assenza di melodramma, una espunzione della componente emozionale che, più che a una consapevole scelta, sembra dovuta a un limite della sceneggiatura nel delineare i personaggi e le loro storie private. Questo rappresenta invero un limite piuttosto serio, in un film che sceglie di limitare l'azione per concentrarsi, spesso e volentieri, sui dialoghi e sulle vicende, personali e politiche, dei protagonisti.

Una sequenza del film cinese The Lost Bladesman (2011)
Nonostante questo, i due registi dirigono il film con sicurezza e personalità, sfruttando al meglio lo spazio riservato alle sequenze d'azione (molto curate, com'era facile immaginare) e avvalendosi della non ancora sbiadita fisicità di Donnie Yen, che in un combattimento sembra citare persino un'analoga scena che lo vedeva opposto a Jet Li nel classico Once Upon in China 2 di Tsui Hark. Spesso, però, dalle imponenti e curate immagini del film sembra trapelare inopinatamente la noia, nonostante la durata relativamente breve (107 minuti) e la dichiarata impostazione da blockbuster. Un limite che comunque, evidentemente, non ha frenato più di tanto il pubblico cinese, che ha tributato al film ottimi risultati al botteghino.

Recensione The Lost Bladesman (2011)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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