Ritratto di mio padre

2010, Documentario

Recensione Ritratto di mio padre (2010)

La figlia Maria Sole traccia un ritratto affettuoso ma non edulcorato di Ugo Tognazzi: artista e uomo complesso, eclettico e sempre insoddisfatto, capace di farsi amare tanto dal pubblico quanto nel privato.

L'attore, il padre... e il cuoco

Attore, regista, caposaldo della stagione d'oro del cinema italiano; ma anche padre, di figli d'arte, compagno, di tre donne, e amico, di tanti colleghi e non. Ugo Tognazzi non ha certo bisogno di presentazioni, e forse nemmeno di ulteriori omaggi, ma a vent'anni dalla prematura morte ci sono ancora cose da scoprire su di lui, che pure dell'eclettismo e della poliedricità aveva fatto la propria bandiera. L'abbiamo visto in televisione, in coppia con Raimondo Vianello ad animare uno dei primissimi varietà Rai, al cinema in più di centocinquanta film, e a teatro, agli esordi e anche al termine della carriera. Ma non lo avevamo mai visto a casa, nella cornice del pur famosissimo "villaggio Tognazzi" a Torvaianica, dove tra il serio e il faceto intratteneva gli amici e costruiva il cinema degli anni Sessanta e Settanta. E' stata la figlia Maria Sole a riscoprire per prima queste testimonianze (in Super8) del Tognazzi privato, non così dissimile da quello pubblico, e ad includerle, insieme ai tanti affettuosi contribuiti di parenti e amici e ad un selezionato novero di memorabili interpretazioni, in un documentario che ripercorre la figura del grande artista, dai fasti del piccolo schermo, alla glorificazione con il cinema, alla ritrovata, viscerale passione per il teatro.

Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio in una scena tratta dal documentario Ritratto di mio padre
Il montaggio, a cura di Walter Fasano, non ci restituisce una narrazione cronologica dei fatti, e anzi sia i piani temporali che quelli tematici si rincorrono e si sovrappongono continuamente; questo approccio, sulle prime un po' straniante, trasmette però il senso di una vita in cui il lavoro, le donne, la famiglia, l'amicizia e le passioni più quotidiane costituiscono un amalgama inscindibile, governato dalle stesse regole: scombinare gli equilibri, rifiutare ogni calcolo di convenienza, non accontentarsi mai. La regista, attraverso rimandi e corrispondenze tra filmati d'epoca e le interviste ai coprotagonisti di quel momento storico in cui moltissimo sembrava (ed era) possibile per il cinema italiano, delinea un ritratto commovente e tenero del padre, ma non privo di ironia. Se Michel Piccoli, Ettore Scola, Bernardo Bertolucci non lesinano attestazioni del suo grande talento di attore, ruolo affrontato sempre con grande serietà ma insieme con genuina freschezza, sono Mario Monicelli e Paolo Villaggio a svelare alcuni dei lati più comici e umani di Tognazzi: la passione (non sempre incoraggiata dagli amici) per la cucina, l'animo goliardico, festaiolo e aperto a nuove possibilità, come quella di lavorare con un giovane, e sconosciuto (anzi conosciuto in negativo, dopo i flop degli esordi) Pupi Avati.

Maria Sole e Ugo Tognazzi in una scena in Super 8 tratta dal documentario Ritratto di mio padre
Non c'è soltanto il Tognazzi mattatore, istrionico, nel racconto delle immagini e delle parole: c'è anche quello perennemente alla ricerca di qualcos'altro, che dice di se stesso di non essersi mai sentito arrivato, che Piccoli definisce "per niente serio, e del tutto serio insieme". Nelle parole dei figli, soprattutto, si coglie la lacerazione tra la smania di irrequietezza e l'esigenza di stabilità necessaria a scacciare la temuta solitudine: una contraddizione che Tognazzi cercherà di appianare costruendo una delle prime "famiglie allargate" della storia italiana. La coesistenza dei diversi supporti (digitale, Super8, televisivo, pellicola in bianco e nero e a colori), contribuisce inoltre a restituire anche visivamente l'eclettismo della carriera e della personalità del protagonista. Maria Sole non realizza, dunque, un'apologia idealizzata del padre, ma ne mette in luce anche le incertezze, le debolezze e i drammi. Una complessità che il suo percorso professionale ha seguito in parallelo, specialmente nelle esperienze da regista, a dimostrazione di come tra l'artista e l'uomo ci fosse una coesione particolare. Ritratto di mio padre è un documentario su un uomo che ha fatto la storia del cinema, ma anche su un tipo di recitazione, di impegno e di cinema quanto mai lontani dalla realtà attuale, e che dovremmo, più che guardare con nostalgia, riuscire a prendere ad esempio.

Recensione Ritratto di mio padre (2010)
Lucilla Grasselli
Redattore
3.0 3.0
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