Vodka Lemon

2003, Drammatico

Recensione Vodka Lemon (2003)

In un piccolo villaggio curdo del Caucaso, si consumano le vicende quotidiane degli abitanti, obbligati ad una vita di stenti, in un paese flagellato dalla miseria e dalla repressione.

Elena Mortelliti

L'Armenia di Hamo e Nina

In un piccolo villaggio curdo del Caucaso, si consumano le vicende quotidiane degli abitanti, obbligati ad una vita di stenti, in un paese flagellato dalla miseria e dalla repressione.
Il regista Hiner Saleem, di origine curdo-irachena e costretto a vivere come rifugiato politico in Francia, non potendo raccontare le vicende della sua terra (che non vede da vent'anni), ha deciso di avvicinarsi ad un paese come l'Armenia, dove pure vive una minoranza curda. Egli parla dunque dell'Armenia, alludendo alla condizione dei curdi sparsi per il mondo, raccontandone le sofferenze attraverso uno stile insolito per questo genere di film, ovvero surreale e poetico, mostrandoci la forza e la tenacia di persone costrette a vivere con niente.
Vodka Lemon si concentra particolarmente sulla storia di due vedovi: Hamo e Nina, che ogni giorno vanno a parlare al cimitero con i rispettivi coniugi defunti, per tenerli "aggiornati" su quello che succede nella loro vita e per sfogarsi, ritrovando quella serenità necessaria per andare avanti.
Li vediamo ogni giorno prendere lo stesso autobus alla stessa ora, per scendere alla fermata del cimitero, totalmente coperto di neve, come anche le lapidi che puntualmente i due ripuliranno per permettere all'amato di "vedere" l'orizzonte imbiancato. Piano piano i due si accorgeranno l'uno dell'altro e si innamoreranno, ritrovando quei sentimenti che avevano sepolto con la morte dei propri cari.

Una storia molto semplice, che grazie all'interpretazione degli attori e soprattutto alle belle immagini, che sfruttano il contrasto tra il bianco della neve e l'azzuro vivo del cielo, raggiunge dei momenti di vera poesia.
La bravura del regista consiste nell'aver deciso di mostrare la progressiva nascita di una storia d'amore attraverso gli sguardi innocenti e i piccoli gesti, raccontando come si possa reagire alle difficoltà della vita. Ci sono pochi dettagli nel film, ma significativi, che ci riportano alla situazione storico-politica dell' Armenia, come il porta liquore con la falce e il martello che Hamo porta sempre con sé, la sua divisa dell'epoca in cui faceva parte dell'Armata Rossa e i riferimenti che i personaggi fanno sulle condizioni di un ex paese socialista, dove però il capitalismo non è mai arrivato.
Saleem è riuscito a raccontare le sorti di una "terra di nessuno", che una volta caduto il dominio sovietico è stata dimenticata, ma nonostante tutto ha trovato il proprio modo per sopravvivere, le proprie leggi, basate sull'aiuto reciproco dei suoi abitanti.
L'autore opta per uno stile poetico e semplice allo stesso tempo, creando un'atmosfera surreale nel film soprattutto per la presenza costante della neve, che attutisce i suoni e avvolge con un senso di irrealtà queste storie fin troppo reali.

Vodka Lemon ci offre delle situazioni "strane" per la loro atipicità, che ci fanno sorridere, anche se, sotto sotto, rimane sempre il senso più serio e drammatico della storia.
Il film esordisce con l'immagine di un letto trainato da una macchina in mezzo ai campi coperti di neve: sul letto c'è un uomo anziano, lo stanno accompagnando al funerale di un suo parente. Un'immagine molto bella e sicuramente surreale, che dona immediatamente allo spettatore la chiave di lettura di questo film stratificato. Lo stesso finale è all'insegna del surreale, con un chiaro messaggio di speranza e ottimismo.
Il film ci saluta quasi con un sorriso, come a volerci dire che anche nelle condizioni più estreme, la vita continua e c'é sempre un modo per resistere, come infatti resistono fieramente i suoi protagonisti.
Accanto alla storia d'amore tra i due vedovi, ci sono quelle parallele dei loro familiari, che però non hanno lo stesso impatto sullo spettatore e soprattutto appesantiscono il film senza in realtà aggiungere molto, visto che la maggior parte delle vicende rimane irrisolta.

Appare fin troppo chiaro come il regista abbia voluto condire meglio la pellicola con tanti altri particolari sulle condizioni di vita dei curdi, questa volta fin troppo didascalici. Nessun personaggio è ritratto in modo convincente e lo spettatore ne rimarrà confuso, non riuscendo a trovare il senso in queste scene di troppo rispetto alla vicenda principale che non sembra necessitare di altre incursioni.
Un piccolo neo per un film che merita molto, soprattutto per l'atmosfera che riesce a creare e la freschezza di scene memorabili, valga una su tutte quella dell'autista del bus che permetterà alla coppia di conoscersi, che canta in francese una canzone di Adamò, viaggiando in mezzo alla neve di questo paese desolato. Un momento esilarante che ben rende l'idea di un film che vive di queste situazioni bizzarre, offrendo più livelli di lettura.

In ultima analisi Vodka Lemon ci propone un valido esempio di come si possa coniugare la fantasia all'osservazione sociale, cedendo il passo a momenti di onirismo, come Emir Kusturica e Aki Kaurismaki insegnano, d'altronde.

Recensione Vodka Lemon (2003)
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