L'animazione secondo Bruno Bozzetto

Conversazione con il cartoonist più rappresentativo della scuola italiana, che al Future Film Festival presenta la nuova serie tv Psicovip. Bozzetto ci parla della sua produzione passata e presente, interrogandosi sulle nuove tecnologie e discutendo, non senza una vena di polemica, del panorama animato nostrano.

Per molti è semplicemente il papà del Signor Rossi. Per altri è l'artefice di opere al limite dello sperimentale come Allegro non troppo. Per altri ancora è l'autore dei corti di Superquark o delle esilaranti animazioni in Flash apprezzate dagli internauti. Sono tante e mutevoli le facce di Bruno Bozzetto, probabilmente l'unico grande depositario della tradizione animata italiana ancora in grado di mettersi in gioco per sperimentare modalità espressive e creative sempre nuove. Non poteva allora esserci un "padrino" migliore per inaugurare il Future Film Festival, vetrina bolognese che ogni anno propone le più stimolanti novità dell'animazione italiana e internazionale. Tra queste anche Psicovip, l'ultima fatica di Bozzetto. La serie televisiva, composta da episodi di breve durata, è stata realizzata da Maga animation studio con il contributo di Rai Fiction. Per l'occasione viene rispolverata una delle coppie più celebri dell'universo "bozzettiano": il supereroe tutto d'un pezzo Supervip e il suo gemello (diverso) Minivip, un perdente nato costantemente vittima di un complesso d'inferiorità nei confronti del fratello. Per questo motivo nella nuova serie tv si recherà dallo psicanalista... con risultati esilaranti. Bozzetto, con la sua consueta disponibilità, ci racconta della genesi della sua serie e di altri progetti nel cassetto ancora in attesa di distribuzione, tra cui persino un film sul sesso!

I personaggi di Supervip e Minivip, protagonisti del lungometraggio Vip, mio fratello superuomo, sono tra i più apprezzati e rappresentativi della sua filmografia, e per certi versi sono stati anticipatori della recente moda dei supereroi, attualizzati spesso in chiave parodica (un titolo per tutti: Gli Incredibili). Da cosa nasce l'idea di resuscitare questa buffa coppia sul piccolo schermo con la serie Psicovip?

Bruno Bozzetto: Innanzitutto perché vedo che i superuomini continuano a essere di moda, e poi perché mi piaceva l'idea della coppia, che si presta a rappresentare bene anche una situazione di tipo umano. Da una parte c'è Minivip che è un vero fallito, dall'altra c'è il fratello Supervip, più simile alla rappresentazione tradizionale del supereroe. Mi sembra che una coppia del genere offra molte possibilità espressive. Inoltre trovo che questi personaggi si adattino particolarmente a una resa in tre dimensioni, in grado di farli recitare in maniera più raffinata e sofisticata. Ancora di più nel caso di questa serie televisiva, in cui abbiamo fatto affidamento soprattutto sul dialogo in modo da ricreare un'atmosfera da situation comedy. A dirla tutta l'idea originale prevedeva la realizzazione di un nuovo lungometraggio (scritto insieme allo stesso sceneggiatore della serie tv, Nicola Ioppolo), ma poiché un film su grande schermo è molto più difficile da produrre abbiamo deciso di realizzare una serie televisiva di prova. Se questo esperimento funzionerà vedremo di portare avanti anche il progetto del lungometraggio, magari come film per la tv.

Ritiene che la recente rivoluzione tecnologica del 3D e della computer grafica sia in grado di apportare anche delle reali innovazioni in campo espressivo, o sia nella maggior parte dei casi solo una scorciatoia di tipo produttivo?

Una scena della serie Psicovip di Bruno Bozzetto
Bruno Bozzetto: Nel caso della mia serie Psicovip penso che la grafica tridimensionale abbia aiutato nella resa della sceneggiatura e dei dialoghi e nello sviluppo di una recitazione più raffinata. Infatti, nel caso delle produzioni bidimensionali o si ha a disposizione degli animatori bravissimi, oppure il risultato rischia di essere deludente, soprattutto per le serie dal budget ridotto. Invece l'animazione digitale consente anche alle produzioni più limitate di realizzare delle ottime animazioni e di creare immagini ricche di dettagli.

Lei è stato uno degli autori italiani più all'avanguardia anche per ciò che riguarda la realizzazione di serie animate specificatamente indirizzate al pubblico di internet, come nel caso di Europe & Italy, Yes & No, e Olympics, diventati ormai di culto. Pensa che attualmente internet possa essere un valido strumento per la distribuzione delle proprie opere?

Bruno Bozzetto: Innanzitutto devo dire la verità; non è che abbia distribuito i miei corti su internet, sono stati gli altri che li hanno presi e messi in giro! Io ho inserito un filmato in un sito americano, e dopo una ventina di giorni si trovava su mille altri siti. Nessuno è in grado di controllare internet, però ho scoperto che il web può essere una buona pubblicità. A me è capitato che molti produttori mi avessero contattato dopo aver visto delle mie opere su internet, chiedendomi di realizzare altri corti dello stesso genere. Però in effetti devo dire che mi "rubano" un po' troppo: anche i miei lungometraggi ormai sono su Youtube! Da questo punto di vista ci vorrebbe senz'altro una regolamentazione. In compenso internet può essere un ottimo trampolino di lancio per un giovane artista, ma anche per gli autori più anziani come me rappresenta un modo nuovo di sperimentare. Io continuerò anche in futuro a realizzare corti in Flash perché mi diverto e posso dare libero sfogo alla mia creatività.

Nel corso della sua carriera si è dedicato a diversi formati espressivi dell'animazione: lungometraggio, cortometraggio, serialità. Dopo aver realizzato alcuni film per il grande schermo di successo, tra gli anni Sessanta e Settanta come West & soda, Allegro non troppo e appunto Vip, mio fratello superuomo, si è concentrato sempre di più su storie brevi ed essenziali. Si tratta di una necessità produttiva o dello sviluppo di una vera e propria poetica incentrata sul minimalismo?

Un'immagine del film d'animazione Vip, mio fratello superuomo
Bruno Bozzetto: In realtà ho consacrato quasi tutta la mia attività ai cortometraggi. In una certa fase della mia carriera mi è capitato anche di realizzare dei lungometraggi. Ma per produrre dei film per il cinema è necessario molto tempo e denaro: sono riuscito a realizzarne due negli anni Sessanta, ma poi ho dovuto aspettare dieci anni per mettere in cantiere un nuovo progetto. Io però nutro da sempre una preferenza per il cortometraggio, che ritengo sia il formato in grado di esprimere qualunque cosa, con gli stili più diversi e nella libertà espressiva più totale. È vero, il lungometraggio permette di fare un discorso più articolato, a volte più complesso, ma non c'è niente da fare: per me il cortometraggio è più bello! Se ho la possibilità di scegliere preferisco optare per la breve durata, non tanto per ragioni produttive, ma soprattutto emotive ed estetiche.

Quali sono le difficoltà nel realizzare un lungometraggio d'animazione in Italia?

Bruno Bozzetto: Oggigiorno la concorrenza delle produzioni animate americane è irraggiungibile. Se un film costa alle grandi Major hollywoodiane ottanta milioni di euro, e poi ne spendono altri cinquanta in pubblicità, e inoltre controllano anche le catene distributive, è evidente che qualunque confronto è impossibile. Ci sono dei tentativi interessanti in campo europeo, ad esempio in Francia e in Germania, però anche in questo caso è molto difficile raggiungere il successo, almeno che non si riesca a costruirci sopra un evento, come è accaduto di recente con Persepolis.

Ci sono però produzioni senz'altro interessanti, che tentano di ampliare gli orizzonti dell'animazione. Mi vengono in mente alcune opere ai limiti dello sperimentalismo come Peur(s) du noir, che infatti non ha ricevuto una distribuzione nelle nostre sale.

Bruno Bozzetto: Sì, ho apprezzato molto quel film. Il problema è che per realizzare questo genere di opere bisogna avere la possibilità di indirizzarsi a un pubblico adulto. Invece da noi si parte sempre dal pregiudizio che l'animazione deve rivolgersi esclusivamente ai bambini. Io invece vorrei parlare di argomenti come il sesso, la politica, e altri temi per adulti. In Italia anche le politiche distributive sono vincolate all'idea dell'animazione come prodotto infantile; così qualsiasi lungometraggio animato deve essere proiettato solo durante le festività natalizie e negli spettacoli pomeridiani. Figurati che ho realizzato un film sul sesso due anni fa e non sono riuscito a farlo uscire. È tutto pronto, anche la colonna sonora, ma non sono stato in grado di trovare un distributore italiano che avesse il coraggio necessario per un progetto del genere.

Questo è probabilmente il motivo per cui l'animazione giapponese, da sempre attenta a ogni tipo di pubblico e a sviluppare una grande varietà di generi, nel nostro Paese non è mai riuscita ad attecchire, almeno per quanto riguarda la produzione più impegnata e adulta.

Un'immagine del film Porco Rosso
Bruno Bozzetto: Certo, io mi sono all'epoca battuto con tutte le mie forze per far uscire al cinema in Italia Porco Rosso di Hayao Miyazaki. Bisogna continuare a lottare per far passare il concetto che l'animazione sia cinema a tutti gli effetti, senza alcun tipo di vincolo o di limitazione. Invece da noi non c'è alcuna voglia di rischiare proponendo qualcosa che fuoriesca dai canoni consueti. Ad esempio nessuno pensa che con l'animazione si potrebbe realizzare un film horror più pauroso di quelli di Dario Argento! Il mio Vip, mio fratello superuomo parlava nel 1968 di argomenti come il consumismo, l'inquinamento, la sovrappopolazione. Anche nella nuova serie Psicovip, usando un nuovo contesto psicanalitico, tento di sviluppare temi d'attualità.

Il personaggio del Signor Rossi è stato l'emblema dell'italiano medio, spaesato dall'improvviso Boom economico e incapace di affrontare i frenetici mutamenti sociali. Potrebbe esistere ancora un Signor Rossi anche nella nostra società?

Bruno Bozzetto: Si tratta di un personaggio capace di adattarsi ai nuovi contesti sociali, tanto è vero che io disegno ancora oggi le vignette del Signor Rossi per il "Corriere della Sera", adattandolo i dialoghi alle nuove problematiche di attualità. Basterebbe un po' rivedere il suo look, ma io credo che in fondo i miei personaggi siano dei simboli, in grado di trasmettere subito un messaggio. Per me l'animazione è soprattutto astrazione, mi piace riuscire a far capire che un segno di matita rappresenta un uomo. Riuscire a trasmettere delle emozione con pochi tratti, ad esempio come l'immortale Linea di Osvaldo Cavandoli per me è il massimo.

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