Knight of Cups: Christian Bale e Natalie Portman presentano il nuovo film di Malick

I due attori parlano del clima sul set all'insegna dell'improvvisazione e della fiducia, aspetti che rendono unico l'approccio del regista.

Knight of Cups: Christian Bale e Natalie Portman...

Era sicuramente uno dei film più attesi della vigilia e Knight of Cups di Terrence Malick, presentato in concorso in questa 65esima edizione del Festival di Berlino, non ha deluso le aspettative, registrando il tutto esaurito persino alla conferenza stampa e scatenando l'entusiasmo dei fotografi che non hanno risparmiato qualche fischio durante il photocall, forse a causa del troppo frettoloso passaggio davanti agli obiettivi di Christian Bale e Natalie Portman.

Il mistero contraddistingue i film di Malick

Knight of Cups: Christian Bale parla con i fotografi durante il photcall di Berlino 2015

Come da tradizione, ogni film del regista (che non era presente nonostante più di un giornalista non si sia accorto dell'assenza ponendogli delle domande e suscitando l'ilarità di Bale) è avvolto dal mistero e gli stessi interpreti hanno ricordato come questa situazione sia assolutamente originale e stimolante. "Un aspetto interessante dell'approccio di Terry è che non ci ha detto di cosa trattasse il film. Io ho già collaborato con lui in occasione di The new world - Il nuovo mondo e so che aveva questa idea da molto tempo. Ci ha dato solo la descrizione dei personaggi, qualche dettaglio sul loro passato, su chi erano, e ha lasciato che entrassero a far parte di noi, ottenendo una risposta in base alla conoscenza che ne avevamo. Il protagonista è un uomo i cui sogni e desideri si sono realizzati ma sente ugualmente un grande vuoto dentro di sè, nonostante sia ammirato e possa frequentare i posti più ambiti e le persone giuste. Intraprende un viaggio senza sapere bene cosa sta cercando. Compie sempre gli stessi errori e delle scelte sbagliate mentre cerca di colmare questa mancanza che sente dentro di sé. Los Angeles, inoltre, è la perfetta ambientazione per questa storia, e riesce a rapportarsi in modo globale a tutti".
La città statunitense, secondo l'attore è stata infatti una scelta perfetta per le sue caratteristiche uniche che uniscono bellezza e decadenza, profondità e superficialità, pur possedendo delle caratteristiche universali, elemento poi rappresentato anche nel mondo femminile che spazia tra personalità opposte e spesso contrastanti, dalla ballerina di lapdance al medico interpretato da Cate Blanchett.

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Un approccio, quello del filmmaker, che da sempre suscita reazioni contrastanti, anche se Natalie Portman ne è una grande fan: "Ho amato le sue opere, riesce ad avere un impatto sul pubblico a livello emotivo ed emotivo, ed è anche per questo che mi sento molto fortunata ad aver lavorato con lui. E' inoltre una delle poche persone che supera le aspettative quando la conosci e come essere umano è persino migliore, lo ammiro ancora di più". Bale, dopo le parole della sua collega, ha voluto aggiungere: "E' un narratore unico che, come i suoi personaggi, sta compiendo un suo viaggio personale".

L'importanza di accogliere i problemi come se fossero un'opportunità

In Knight of Cups una parte essenziale è la voce interiore dei personaggi e gli attori hanno rivelato una curiosità: molte delle parti vocali utilizzate in postproduzione sono state registrate in luoghi inusuali come in strada o nel retro di un furgoncino. L'attrice premio Oscar ha persino rivelato che ha impiegato più tempo a lavorare a quella fase piuttosto che nelle riprese, che le hanno richiesto solo quattro-cinque giorni di impegno.

L'improvvisazione è una costante sul set di un'opera di Malick e persino i produttori sono consapevoli che ogni possibile organizzazione del lavoro non è adatta al suo stile di regia, lasciando quindi che si decida in base al momento cosa fare. Per riuscire a realizzare questo obiettivo si è rivelato utile sfruttare lo stesso team di lavoro che ha già avuto a che fare con le esigenze del regista e ha dimostrato di apprezzarlo personalmente e artisticamente, riuscendo ad adattarsi al suo approccio al cinema e rendendo quasi impossibile distinguere le riprese effettuate da persone diverse. Particolarità resa possibile grazie al clima di fiducia che si è stabilito sul set. Persino Christian ha avuto in mano una telecamera e ha girato alcune inquadrature in spiaggia e in auto. Gli attori avevano a disposizione poche battute e circa trenta pagine di copione con varie parti di dialogo tra cui poter scegliere, di volta in volta, quelle da pronunciare sul set, mantenendo sempre un dialogo e un confronto costanti con il filmmaker.
Natalie, che ha iniziato a lavorare come regista, ha spiegato cosa ha imparato da questa esperienza: "Mi ha ricordato che le regole non devono essere necessariamente seguite alla lettera, bisogna trovare la propria strada e concedersi la possibilità di fare errori, di accogliere i problemi come opportunità, tutto quello che è sconosciuto, la scoperta che ogni giorno ci può essere qualcosa di meraviglioso". Per l'attrice si è trattato di un film importante anche perché ha segnato il suo ritorno al lavoro dopo essere diventata mamma e, proprio per questo, è stata particolarmente intensa.

Knight of Cups: Christian Bale e Natalie Portman prima della conferenza stampa
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