Volti

1968, Drammatico

John Cassavates: tre film per un grande regista

In occasione della pubblicazione della dvd collection dedicata a Cassavates, proponiamo ai nostri lettori uno sguardo d'insieme sul cinema di questo autore, insieme a una breve analisi dei tre titoli che, tra quelli usciti, ci sembrano i più significativi.

Fabrizio Marchetti

Il cinema pensato, scritto e realizzato come mezzo comunicativo in grado di veicolare i valori della modernità. Il cinema come messa in scena estetica impulsiva e diretta (ne è la riprova il messaggio conclusivo di Ombre: "Il film che avete appena visto era un'improvvisazione").
Lo stile off-Hollywood pseudo-documentaristico, riprodotto sul grande schermo secondo i canoni tipicamente teatrali ispirati al metodo Stanislavskij.
Un personalissimo modo di dirigere la macchina da presa senza il necessario conforto di un soggetto scritto (di nuovo Ombre costituisce l'esempio). Le immagini sporche e sgranate che vengono accompagnate da dialoghi in presa diretta totalmente affidati all'ispirazione momentanea degli attori.
Queste le coordinate della creatività stilistica di John Cassavetes, questo il registro comunicativo del cosiddetto "cinema diretto", un cinema capace di catturare l'immediatezza dei processi sociali e politici a partire da un'idea di fondo: le istituzioni sono macchine per il controllo sociale, il mezzo attraverso il quale i centri di potere esercitano in modo compiaciuto la propria forza sulla gente comune, condannata suo malgrado alla frustrazione. Fotografare le dinamiche di tale rapporto significa abbattere le coperture ideologiche di una burocrazia venale ed ostinata. Significa, per dirla con Frederick Wiseman, "ricondurre la realtà alla verità, abbattendone i cardini del razionalizzato controllo". Un manifesto concettuale che Cassavetes applicherà alla perfezione, contrassegnandone i tratti da un peculiare modo di stare sul set, osservando quasi senza partecipare, divenendo il demiurgo invisibile che raccorda sguardi, inserti e suoni di un tutto che si genera dal confronto senza veli dei membri del cast. Non a caso il cinema di Cassavetes è divenuto uno tra i più importanti e tradizionali paradigmi di riferimento da cui tutt'oggi attinge la maggior parte della cinematografia contemporanea.
In occasione della pubblicazione, da parte della Elle U Multimedia, della dvd collection dedicata a Cassavates, proponiamo ai nostri lettori una breve analisi dei tre titoli che, tra quelli usciti, ci sembrano i più significativi.

Volti

Il matrimonio di Maria e Richard Frost è in crisi. Mentre lui comincia a frequentare Jeannie, una prostituta incontrata in un bar, lei si ritrova con le amiche in un night-club dove conosce Chet, un gigolo con cui trascorre la notte. Il mattino dopo però Chet trova Maria riversa sul pavimento della camera da letto, imbottita di sonniferi. Intanto Richard sta tornando a casa...
Girato nel 1964 in 16 mm con un cast tecnico-artistico non pagato. Curato dal produttore McEndree e dal direttore della fotografia Al Ruban, il montaggio venne completato solo nel 1968. Nello stesso anno fu proposta l'ormai introvabile edizione di 220 minuti (successivamente la durata della pellicola fu ridotta agli attuali 124 minuti).
3 le nomination agli Oscar: per John Cassavetes come sceneggiatore e per la coppia di attori Lynn Carlin e Seymour Cassel.

La sera della prima

L'attrice teatrale Myrtle Gordon (Gena Rowlands) ha un pensiero che la tormenta: l'età che avanza prima o poi segnerà il tramonto della sua carriera. Ad aggravare la sua situazione psicologica sopraggiunge la morte inaspettata di una giovane ammiratrice (Laura Johnson) alla fine di una rappresentazione. Le successive allucinazioni non fanno altro che accrescere il forte disagio interiore che sta spingendo la star verso un'inevitabile crisi di nervi. Nel frattempo la sera della prima di una nuova commedia, "La seconda donna", si sta avvicinando. In essa la Gordon è chiamata ad interpretare la parte di una donna matura. Sarà l'aiuto del primo attore (John Cassavetes) a far sì che la donna esca dal tunnel della disperazione.
Il teatro come luogo della verità, deputato a far prendere reale consapevolezza ai suoi attori delle dinamiche dell'esistenza. La vita come crogiuolo di esperienze che sfuggono e tormentano. Lo stato di allucinazioni come latore di tale disagio. Film complesso ed articolato tanto a livello strutturale (il continuo alternarsi di differenti piani narrativi), quanto a livello di tematiche introspettive e simboliche toccate. Suggestivo ma un tantino logorroico. Cast strepitoso. Orso d'Argento al Festival di Berlino per la bravissima Rowlands. Due nomination all'Oscar per le migliori attrici (ancora la Rowlands e la Blondell).

L'assassinio di un allibratore cinese

Per salvarsi la vita da una losca banda di strozzini, il proprietario del Crazy Horse West, un locale di striptease di Los Angeles, è costretto a commettere un omicidio nel pericoloso quartiere di Chinatown. Programmato per saldare il debito con i malviventi, l'assassinio non sarà sufficiente ad evitargli la morte. Ferito gravemente, Cosmo Vitelli avrà però la forza di presentare un ultimo spettacolo al suo locale.
Probabilmente il film più rappresentativo dello stile di Cassavetes. Frammentato, quasi fosse montato in modo veloce ed improvvisato, si avvale di una fotografia sporca, cromaticamente cupa. Splendido esempio di come il cinema a livello estetico possa effettivamente riprodurre il senso angosciante di un'esistenza condannata al patimento. Buona performance di un Ben Gazzara quasi sempre chiamato a recitare in presa diretta.

John Cassavates: tre film per un grande regista
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