J.J. Abrams: Le tappe fondamentali del nuovo imperatore di Hollywood

I primi cinquant'anni di J.J. Abrams sono un'inarrestabile marcia alla conquista del mondo dell'intrattenimento americano in ogni sua forma, dai primi successi televisivi al doppio ritorno di saghe storiche come Star Trek e Star Wars.

Star Wars: Episode VII - La prima immagine di J.J. Abrams sul set di Abu Dhabi

Se gettiamo lo sguardo alla fine del secolo scorso e al mondo del cinema di quegli anni, vediamo ergersi una figura che ha saputo imporsi nel mondo dell'intrattenimento, conquistandolo, influenzandolo, plasmandolo con le proprie regie, ma forse ancora di più con le sue produzioni. Una figura alla quale ci si è talvolta riferiti con l'appellativo di Re Mida di Hollywood, quella dello Steven Spielberg al quale dobbiamo pellicole di culto come E.T. L'Extraterrestre, Incontri ravvicinati del terzo tipo e i vari Indiana Jones e che ha prodotto film per ragazzi che hanno lasciato il segno negli anni '80, da I Goonies a Ritorno al futuro.

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J.J. Abrams con degli Stormtroopers

In testa a questo articolo, però, c'è il nome di J.J. Abrams che nel periodo di cui abbiamo parlato era un giovane promettente che faceva i suoi primi passi nel mondo dell'intrattenimento americano. Se nell'omaggiare il papà di Alias e Lost, ma anche padrino dei nuovi Star Trek e Star Wars, è perché la sua influenza sul cinema, e la TV, di oggi è paragonabile a quella dello Spielberg del periodo d'oro e, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, ci sembra interessante ragionare sul come sia avvenuta la sua scalata al potere, una marcia inarrestabile che l'ha reso il nuovo imperatore di Hollywood.

Primi passi tutt'altro che piccoli

Ben Affleck con Liv Tyler in Armageddon (1998)

Un cammino iniziato prestissimo, quando a soli 16 anni ha composto la musica per il film Nightbeast, che l'ha quasi subito portato a contatto con la produzione: era infatti solo il 1990, e J.J. era all'ultimo anno di college, quando si è ritrovato a lavorare a Filofax - Un'agenda che vale un tesoro per la Touchstone Pictures che aveva acquistato il suo trattamento scritto con un amico. Primi passi piccoli ma decisi, che l'hanno portato a scrivere per star come Harrison Ford e Mel Gibson in A proposito di Henry e Amore per sempre, e collaborare con un guru come Jerry Bruckheimer per un successo di pubblico come Armageddon. Prime esperienze di tutto rispetto, proporzionali alla grandezza che sarebbe seguita.

Felicity, Alias, Lost e la conquista della TV

Jennifer Garner in Alias

Se però praticamente nessuno associa il nome di Abrams ad Armageddon, per sua fortuna, non si può dire lo stesso di Felicity e delle sue produzioni per il piccolo schermo. Sempre nel 1998, infatti, J.J. ha gettato lo sguardo verso al TV ed ha creato la sua prima produzione seriale di successo, raccontando per quattro anni l'esperienza al college, la New York University, della protagonista Felicity Porter (Keri Russell). Il riscontro positivo deve aver acceso una lampadina nella mente del giovane Abrams: la TV di quel periodo poteva essere terra di conquista, l'ambiente ideale per affermare il proprio nome e marchio di fabbrica. E così ha fatto, dando vita con la sua Bad Robot a due colpi da maestro: Alias nel 2001 e Lost nel 2004 (ma in una certa misura anche Fringe nel 2008). Show per i quali Abrams ha curato, inizialmente, tutto (musica, scrittura e regia, oltre la produzione) e che gli hanno permesso di firmare alcuni dei momenti migliori della televisione di inizio millennio. Su tutti resta indimenticabile il maestoso pilot di Lost, capace da solo di conquistare milioni di spettatori e tenerli incollati per tutte le stagioni successive.

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Il grande salto verso il cinema

Tom Cruise e J.J. Abrams

C'è però un tratto comune a tutte le produzioni firmate da Abrams: subiscono un evidente calo nel momento la sua indomabile creatività lo porta a concentrarsi su altro, affidandole a qualcuno dei suoi fidati collaboratori. Una di queste distrazioni, avvenuta quando Lost è entrato nella sua terza annualità, è stato il ritorno di fiamma per il cinema, che l'ha portato ad allontanare l'attenzione dalla televisione. È infatti datato 2006 Mission: Impossible III, la sua prima regia per il grande schermo, che rappresenta un punto di svolta evidente nella produzione del regista di New York, oltre che la conferma di questo aspetto: con l'animo rivolto al cinema, non è un caso che la sua produzione successiva più efficace sia stato un film come Cloverfield del 2008, piuttosto che le varie serie messe in cantiere nel corso di quegli anni. Con la sola eccezione di Fringe, che tra alti e bassi, ma soprattutto tanti stenti, ha trovato una sua forma per arrivare a cinque stagioni, o forse Person of Interest, che con qualità ha conquistato una fetta di appassionati, progetti come Anatomy of Hope, Undercovers e Alcatraz, ma anche Revolution e Almost Human, hanno fatto estrema fatica a decollare a dispetto di spunti a volte interessanti.

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La nuova vita di Star Trek

Chris Pine e Zachary Quinto in una scena del film Star Trek

J.J. aveva preso gusto a fare cinema, aveva capito di avere grande margine di miglioramento e che il contesto gli poteva consentire grandi operazioni. Dopo la regia di Mission: Impossibile e il successo di Cloverfield affidato all'amico Matt Reeves, il suo ritorno dietro la macchina da presa doveva essere per un titolo di alto profilo... e lo è stato! Fare il reboot di un mito quale Star Trek è senz'altro operazione ad alto rischio, ma Abrams l'ha affrontata con la solita furbizia, rendendola con un iniziale espediente narrativo un universo parallelo a quello amato dai trekker di tutto il mondo, impedendo loro fin dall'inizio qualunque critica o attacco dovuto a deviazioni da ciò che è considerato canon. Perché, diciamolo, Abrams non era e forse ancora non è un fan di Star Trek per quello che rappresentava, e l'ha affrontato con spirito diverso da quello che qualche anno dopo l'ha avvicinato ad un'altra importante saga. Ma ci arriveremo! Intanto va detto che anche in questo caso sembra confermarsi la regola d'oro e l'imminente terzo capitolo, Star Trek Beyond, per il quale ha fatto solo da produttore esecutivo, è apparso più debole di quelli da lui diretti fin dalle prime immagini diffuse. Ma speriamo di essere smentiti.

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Super 8 e il sogno di (ri)fare Spielberg

J.J. Abrams sul set di Super 8

Uno step fondamentale del cammino di Abrams verso l'Olimpo di Hollywood è arrivato nel 2011, quando arriva la consacrazione definitiva del parallelo tra J.J. Abrams e Steven Spielberg al quale abbiamo accennato in apertura. Super 8, infatti, è un film che incarna lo spirito spielberghiano in tutto e per tutto, per temi, approccio e stile; è un film che si immerge nella cultura cinematografica degli anni '80, quella con cui lo stesso J.J. è cresciuto e che decide consapevolmente di omaggiare, come se fosse lo stesso regista a voler rendere esplicito il legame tra lui ed il regista di E.T. che ovviamente lo rendeva orgoglioso, un progetto toccante e personale che è una dichiarazione di intenti anche per il futuro, forse il primo in cui ci sembra di scorgere l'Abrams autore e non solo lo scaltro produttore capace di capire, anticipare e assecondare i gusti del pubblico. Ma non c'è tempo per pensarci, perché la carriera del nuovo imperatore di Hollywood corre veloce, c'è solo il tempo di salire un'altra volta sull'Enterprise prima di tornare a mettere piede su una delle navi spaziali più famose della storia del cinema.

L'anno scorso in una Galassia lontana lontana

Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza - Daisy Ridley sul set con J.J. Abrams

Ad Abrams non è bastato ridare lustro e visibilità a Star Trek, dopo l'acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney è stato scelto per riportare sullo schermo la saga originale più popolare ed amata del cinema: Star Wars. Un iniziale, umile rifiuto non è durato a lungo, non poteva, perché l'occasione era troppo ghiotta e il regista si è messo al lavoro sul nuovo capitolo, il settimo, del fantasy spaziale concepito nel 1977 da George Lucas. Star Wars: Il risveglio della forza è stato il campione di incassi che ci si aspettava, ha conquistato una abbondante fetta di pubblico a dispetto di qualche inevitabile critica, ma soprattutto è stato l'unico Star Wars possibile, quello necessario per mettere una pietra sopra la seconda trilogia e ripartire dallo spirito e i temi di quella originale in vista dei progetti in cantiere per il futuro. Con tocco personale, gusto moderno e la cauta attenzione del fan di vecchia data che nutre uno sconfinato rispetto per il materiale di partenza. E che da questo è in parte frenato.

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La vita comincia a cinquant'anni

11/22/63: James Franco, Stephen King e J.J. Abrams sul set

Eppure, a cinquant'anni, J.J. Abrams è ancora giovane e le probabilità di un cammino ancora più ricco di idee sono altissime. Se da una parte i prossimi Star Wars lo vedranno impegnato solo in veste di produttore, dall'altra sembra rinascere la curiosità per il mezzo televisivo: abbiamo di recente visto l'adattamento da King 22.11.63, vedremo in autunno Westworld, ispirato invece a Crichton. Qualcosa ci dice che non mancherà qualche sperimentazione, sulla falsariga del recente 10 Cloverfield Lane, del quale lui stesso sembra non aver ancora le idee chiarissime, o del romanzo dall'insolito formato S. La nave di Teseo del 2013, da lui concepito ma scritto da Doug Dorst. Di una cosa siamo certi trattandosi di uno come J.J. Abrams: ne vedremo delle belle!

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