Jason Bourne: I 10 momenti migliori della saga

In occasione del ritorno sugli schermi della spia creata da Robert Ludlum, ecco la nostra classifica delle scene migliori del franchise, dal 2002 a oggi.

Jason Bourne: I 10 momenti migliori della saga
Matt Damon e Franka Potente in una scena del film The Bourne Identity

Quando The Bourne Identity finalmente arrivò nelle sale americane nell'estate del 2002, dopo mesi di riprese supplementari e problemi produttivi, pochi si aspettavano che il film di Doug Liman, basato sul primo romanzo di una trilogia di Robert Ludlum, potesse generare un franchise lucrativo e duraturo. Eppure il thriller di Liman fece un'ottima figura sia con i critici che al box office, in particolare sul mercato dell'home video (in America fu il DVD più noleggiato del 2003). Oggi, quattordici anni dopo, arriva al cinema anche in Italia Jason Bourne , il quinto capitolo della saga (ma per certi versi il quarto, dato che The Bourne Legacy, uscito nel 2012, è più uno spin-off).

Jason Bourne: Matt Damon cavalca una moto in una concitata sequenza

Ancora una volta, il destino della spia con problemi di memoria è nelle mani del regista Paul Greengrass - subentrato a Liman a partire dal secondo episodio - e dell'attore Matt Damon, quest'ultimo talmente legato al personaggio che per il suo ritorno in scena dopo nove anni di assenza dagli schermi è coinvolto anche come produttore (ha contribuito, in maniera ufficiosa, pure al soggetto del film).
Per festeggiare questo nuovo viaggio cinematografico all'insegna dell'adrenalina, abbiamo voluto stilare la nostra classifica dei momenti migliori della saga, inclusa una scena tratta dal nuovo film (ma senza spoiler, almeno per quanto riguarda Jason Bourne).

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10. "Lavoriamo sempre da soli"

Se c'è un difetto minore nel franchise, si tratta del fatto che gli avversari fisici di Bourne - mercenari al servizio della CIA, come lo era lui - tendono ad essere poco interessanti come personaggi, cedendo lo spessore da villain ai mandanti seduti dietro le scrivanie di Langley, che si tratti di Alexander Conklin (Chris Cooper), Ward Abbott (Brian Cox) o anche del nuovo arrivato Robert Dewey (Tommy Lee Jones). Ci sono delle sporadiche eccezioni e una di queste è il Professore (Clive Owen), l'antagonista principale in The Bourne Identity. A renderlo diverso dai suoi colleghi negli episodi successivi è il suo lato umano, che emerge quando, ferito a morte da Bourne, si esprime sul loro legame con il progetto Treadstone con un "Guarda cosa ti fanno sacrificare": una frase che lo stesso Bourne userà nel terzo episodio in circostanze simili. Un momento di quiete (dis)umana in mezzo ad inseguimenti e sparatorie che ha rischiato di non apparire sullo schermo. Damon e Liman dovettero infatti insistere affinché tutta la sequenza della fattoria rimanesse nel film, nonostante le riserve della Universal al riguardo.

9. Come usare le scale

Matt Damon durante una scena del film The Bourne Identity

Nel 2002, quando Bourne arrivò al cinema, l'altra celebre spia letteraria e cinematografica, James Bond, stava scivolando inesorabilmente verso l'eccesso e l'autoparodia (vi ricordate la macchina invisibile in 007 La morte può attendere?). Il debutto di un personaggio più "terra terra" e psicologicamente ambiguo fu quindi una boccata d'aria fresca, anche se il buon Jason, quando la situazione lo richiede, è comunque capace di prodezze che non sarebbero fuori posto in un film di 007. Tra queste c'è sicuramente la celebre scena della tromba delle scale in The Bourne Identity, uno spettacolo brutale e mozzafiato che più di ogni altra cosa servì ad eliminare i dubbi sul potenziale di Matt Damon come action hero. Da (ri)vedere senza esitazioni.

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8. "Il tuo nome è David Webb"

Qui ci troviamo di fronte ad un caso davvero particolare, sia per come la scena è stata concepita che per il suo effettivo uso nella saga. Il finale di The Bourne Supremacy fu infatti aggiunto all'ultimo, circa due settimane prima dell'uscita, poiché la conclusione prevista inizialmente - e presente altrove in questa classifica - fu giudicata troppo cupa e drammaturgicamente inadatta. Ed ecco quindi un apparente happy end, comunque intriso di malinconia, dove Bourne scopre finalmente il suo vero nome. Ma la storia non finisce qui, poiché in The Bourne Ultimatum - il ritorno dello sciacallo la scena in questione - completamente rigirata, anche se non si nota più di tanto - viene ricontestualizzata, acquisendo un nuovo significato che la rende ancora più brillante. Un doppio trionfo creativo per Greengrass, capace di trasformare un'apparente imposizione commerciale in un autentico lampo di genio.

7. L'inseguimento a Parigi

Oggi, grazie al lavoro di Greengrass, il contributo di Doug Liman viene un po' trascurato, forse anche per una volontà della saga stessa, e della Universal, di distanziarsi da un regista che, nel caso specifico di The Bourne Identity, fu tutt'altro che facile da gestire (motivo per cui Liman fu escluso non solo dai sequel, ma anche dagli extra del DVD/Blu-ray, salvo un commento audio presente nella prima edizione e successivamente rimosso). Un trattamento un po' ingiusto, poiché a livello registico l'autore di Swingers ha ben poco da invidiare a Greengrass, anche nel reparto action. Lo dimostra l'inseguimento ambientato a Parigi, un concentrato di adrenalina che è diventato il modello a cui aspirare per tutte le sequenze simili negli episodi successivi. Vedere per credere.

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6. "Ti sei offerto volontario"

Se nei primi due film abbiamo gradualmente scoperto l'ambiguità morale e psicologica di Bourne (nella sua recensione del primo episodio Roger Ebert scrisse: "Non ci sono né buoni né cattivi nel film"), The Bourne Ultimatum porta questa tematica alla sua giusta conclusione con un colpo di scena piuttosto sorprendente, ulteriormente approfondito in Jason Bourne: David Webb non è stato vittima di un lavaggio del cervello o di coercizione, ha accettato di diventare una macchina per uccidere di sua sponte. La sequenza, tesissima fino all'ultimo secondo, fa un ottimo uso della voce solo apparentemente rassicurante di Albert Finney, nei panni dello psicologo che supervisionò la trasformazione di Webb in Bourne, e del volto stanco ed affranto di Damon, che dopo sei anni e tre film raggiunge il suo apice recitativo per quanto concerne questo personaggio.

5. L'inseguimento ad Atene

Jason Bourne: Matt Damon in una scena del film

Il vero punto di forza di Greengrass, per quanto riguarda l'uso delle location, è il suo riuscire a restituirci un vero senso di realtà tangibile, spesso perché gira senza aver fatto isolare il luogo scelto per le riprese (l'esempio più lampante è Waterloo Station nel terzo film, dove è possibile vedere dei passanti che indicano le macchine da presa). Un effetto che riesce a ricreare in Jason Bourne anche quando il luogo in questione - Piazza Sintagma, nel cuore di Atene - non è stato visitato: l'inseguimento nella capitale greca, dove Bourne e Nicky Parsons (Julia Stiles) sono braccati dal sicario di turno (Vincent Cassel), è stato girato interamente a Tenerife, sulle Isole Canarie, ma lo stile frenetico ed inarrestabile di Greengrass rende impossibile scovare la differenza. Il risultato è un tour de force visivo, teso e spettacolare, che dimostra quanto il regista, aiutato da Damon, sia ancora in grado di portare sullo schermo le avventure di Bourne senza che sappiano di minestra riscaldata.

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4. Rinascita

Inizialmente The Bourne Ultimatum doveva essere l'ultimo capitolo della saga e per dire addio al pubblico fu scelto un finale molto appropriato, simbolicamente legato all'incipit del franchise ma anche dotato di una propria forza drammatica. The Bourne Identity si apriva con il corpo del protagonista nell'acqua, e così si chiude il terzo episodio, solo che in questo caso il fiume è una via di fuga verso nuovi lidi, mentre il resto del mondo lo reputa morto. Particolarmente riuscito è l'uso della canzone Extreme Ways di Moby, usata per i momenti finali di tutti i film della saga, per segnalarci la sopravvivenza di Bourne ed accompagnare la sua uscita di scena, mentre altrove la sua alleata Nicky abbozza uno dei pochi sorrisi del franchise per sottolineare quanto questo happy end sia meritato.

3. Penna vs. coltello

Matt Damon in una scena del film The Bourne Identity

Una delle particolarità di Bourne è il suo saper usare qualunque oggetto come arma letale, anche un giornale arrotolato come ben sa chi ha visto The Bourne Supremacy. Una tradizione inaugurata nel primo episodio con una penna, usata dal protagonista contro un avversario armato di ben più convenzionale coltello. Lo scontro è brutale e appassionante, un antidoto necessario - soprattutto nel contesto storico della data d'uscita del film - ai gadget sempre più ridicoli di 007. Per certi versi è anche un monumento all'intelligenza di Matt Damon, che venne a sapere, durante i suoi allenamenti per le scene d'azione, che alcune arti marziali comportano l'uso di oggetti apparentemente innocui come strumenti di morte. Una volta appurato che anche una penna poteva essere utilizzata a tale scopo, l'attore suggerì a Doug Liman di includere questo dettaglio nel film. E così nacque (in parte) il Jason Bourne che conosciamo oggi.

2. L'inseguimento a Mosca

Dato che Ludlum creò il personaggio quando la Guerra Fredda era ancora in corso, ha senso che la saga cinematografica abbia reso omaggio a questo fatto portando Bourne a Mosca per lo scontro finale con Kirill (Karl Urban), il killer russo che lo ha incastrato e ha anche ucciso la sua compagna Marie (Franka Potente). Questa componente personale rende ancora più intensa la sequenza, dove Bourne, ferito e alla guida di un taxi rubato, viene inseguito da Kirill. Greengrass accompagna i due personaggi con la macchina da presa sempre in movimento, creando un duello stradale vertiginoso, adrenalinico ed appagante. Quasi il culmine emotivo di The Bourne Supremacy, se non fosse per la sequenza successiva.

1. La confessione

Come abbiamo già detto, il finale del secondo film dovette essere allungato con una scena aggiuntiva poiché l'epilogo originale era considerato troppo cupo. Un'opinione che non è difficile condividere dopo aver visto la scena in questione: Bourne, visibilmente stremato dopo lo scontro con Kirill, rintraccia la figlia della sua prima vittima e confessa le proprie malefatte (lui doveva uccidere solo il padre della ragazza, ma fu colto di sorpresa dalla moglie del bersaglio e quindi fece in modo che sembrasse che lei avesse ucciso il marito e si fosse poi tolta la vita). Un momento catartico che mette in evidenza lo statuto da antieroe di Bourne, costretto a convivere con i ricordi degli omicidi commessi per la CIA, e un finale coraggioso che però avrebbe lasciato l'amaro in bocca, giustificando in parte l'aggiunta dell'apparente happy end girato a New York.

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