Iron Fist

2017 - ....

Iron Fist: Un altro pezzo del puzzle Marvel su Netflix

In attesa dei Defenders, incontriamo un altro componente del gruppo e completiamo il quadro della New York dell'angolo di mondo Marvel costruito sul popolare canale streaming.

Finn Jones in una spettacolare immagine di Iron Fist

Dal 2008 ad oggi, la Marvel ha messo in piedi un impero in ambito cinematografico, una saga capace di raggiungere un numero impressionante di spettatori e di permettersi anche progetti più particolari come Ant-Man e Doctor Strange, o quei Guardiani della Galassia così dirompenti e fuori dagli schemi. Un impero che poggia su solide basi, sulle spalle robotiche e forti di Iron Man e Captain America, che solo al termine della Fase Uno ha osato fare un passo in più e mettere insieme i suoi eroi in The Avengers.

La controparte televisiva di tutto ciò, prodotta con la complicità e le capacità di Netflix, non è ancora così avanzata. E' nata soltanto nel 2015, è giovanissima, ma ha già dimostrato di avere le carte in regola per creare qualcosa di ugualmente importante, seppur in scala (puramente numerica) minore. Ha debuttato con Daredevil, si è confermata con Jessica Jones, ha spiazzato con Luke Cage e ora si appresta ad aggiungere una nuova figura che insieme ai precedenti andrà a completare i Defenders che vedremo in esate: Iron Fist.

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Chi è Iron Fist?

Iron Fist, una immagine della serie tv

Prima di addentrarci nella nuova serie Marvel/Netflix, della quale abbiamo potuto guardare in anteprima sei episodi, occorre spendere due parole sul personaggio a cui si ispira, quello che in Italia è noto col nome di Pugno d'acciaio. Creato da Roy Thomas e Gil Kane nel 1974, nasceva con un'esigenza ben precisa in mente: quella di cavalcare il successo che i film di arti marziali stavano riscuotendo all'epoca, così come Shang-Chi apparso sulle pagine Marvel nell'anno precedente. L'esperto di arti marziali Iron Fist è, infatti, l'alter ego di Daniel, Danny, Rand, figlio del magnate newyorkese Wendell Rand che con le sue Rand Industries ha costruito un impero insieme al socio d'affari Harold Meachum. Un impero che nella serie Netflix è ereditato dai figli di quest'ultimo, Joy e Ward.

Iron Fist: Finn Jnoes parla ai media in una scena

Perché nell'Iron Fist di Netflix, Wendell e famiglia sono stati vittime di un incidente aereo mentre sorvolavano l'Himalaya e sono dati per morti. In realtà Danny è sopravvissuto al quel drammatico incidente ed è cresciuto in un monastero in un luogo mistico chiamato K'un-Lun, dove ha imparato il kung-fu ed altre pratiche come wushu e tai chi, oltre alla filosofia buddhista. Lo incontriamo quando torna a New York, quindici anni dopo quell'incidente, per reclamare quello che è suo di diritto, ovvero un posto nell'azienda di famiglia. Un diritto per il quale dovrà ovviamente combattere contro Joy e Ward, stupiti del suo ritorno e dubbiosi della sua reale identità, passando per ospedali psichiatrici e scontri, legali e non solo, per far riconoscere la propria identità e posizione.

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La via del guerriero

Iron Fist: Finn Jones in una foto della serie

Nei quindici anni nel monastero, Danny non ha solo imparato filosofia ed arti marziali, ma, spinto dalla naturale tendenza a primeggiare propria della sua famiglia, non si è accontentato di essere un guerriero, ma ha perseguito l'ambizione di essere IL guerriero di K'un-Lun, diventando quello che viene definito Iron Fist, detentore di una forza mistica che gli permette di concentrare il suo ki nel proprio pugno, una sorta di incarico che passa da un guerriero all'altro, generazione dopo generazione. La figura dell'Iron Fist descritta nel contesto Marvel/Netflix lo riconduce direttamente all'intreccio già impostato con Daredevil e che presumibilmente condurrà ai Defenders, perché questo mistico guerriero è nemico dell'antica setta de La Mano, che continua i suoi piani per il controllo nella città di New York, sfruttando anche l'azienda di Rand per i suoi scopi criminali.

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Bentornati a New York

Iron Fist: un'immagine di Rosario Dawson

Un aspetto fondamentale della serie è infatti il suo essere parte integrante di quello che abbiamo già imparato a conoscere con le produzioni precedenti, con una continuità visiva che rende riconoscibili da subito ambienti e situazioni, ma soprattutto con una serie di personaggi ricorrenti che ritroviamo anche in Iron Fist. Su tutti la l'infermiera notturna Claire Temple di Rosario Dawson, che incrocia la strada di Danny iscrivendosi al dojo di arti marziali di Colleen Wing, uno dei primi riluttanti contatti newyorkesi del ragazzo una volta rientrato in città, poi sua preziosa alleata. Un altro fondamentale volto noto è Jeri Hogarth, l'avvocato interpretato da Carrie-Anne Moss che qui aiuta Danny nella battaglia legale con i fratelli Meachium. Infine, ma non per ultima, la spietata e letale Madame Gao de La Mano. Quanto ai protagonisti della serie, i cosiddetti regulars, abbiamo apprezzato Finn Jones che dà volto a Danny Rand/Iron Fist, pur auspicando una maggior dose di ironia per il suo personaggio, ma abbiamo apprezzato soprattutto la spietata calma della controparte femminile Jessica Henwick che dà il volto a Colleen. Accanto a loro ci sono Jessica Stroup e Tom Pelphrey a tratteggiare Joy e Ward Meachum.

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Tra Daredevil e The Defenders

Iron Fist: Finn Jones sfodera una mossa di arti marziali in combattimento

Iron Fist funge quindi da perfetto ponte tra Daredevil e The Defenders, ma si discosta dalla prima per un passo decisamente più lento e altalenante: dovendo fungere da origin story per un nuovo personaggio, ma allo stesso tempo andare ad aggiungere pezzi ad un puzzle più ampio che già si sta componendo davanti ai nostri occhi, la serie curata da Scott Buck alterna fasi piuttosto dilatate in cui si muove con la stessa calma zen del suo protagonista, per poi trovare alcune scorciatoie piuttosto evidenti per portare avanti la storia senza troppi indugi. Soprattutto nei primi episodi, introduce molti elementi diversi e apparentemente slegati, che già negli ultimi da noi visionati, cioè il quinto e sesto, iniziano a comporre una storia unitaria e trovare un senso comune. Una frammentarietà che non tiene alla larga lo spettatore, ma piuttosto spinge ad abbandonarsi al binge-watching per capire i risvolti della storyline messa in piedi dagli autori. Quello che manca è una messa in scena potente come quella a cui ci aveva abituati Daredevil, soprattutto nei primi scontri che deve affrontare Danny, ma l'ultimo episodio visto ci fa ben sperare per la seconda metà di una prima stagione che vede tra i suoi registi anche l'apprezzato Miguel Sapochnik de Il trono di spade.

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Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
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