Iron Fist: Jessica Strup e Tom Pelphrey, un lavoro intenso ed emozionante per i fratelli Meachum

Abbiamo incontrato a New York Jessica Stroup e Tom Pelphrey, che ci hanno racontato la loro avventura nei panni di Joy e Ward Meachum in Iron Fist, il nuovo show creato dalla collaborazione tra Netflix e Marvel.

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Nelle serie che la Marvel ha realizzato insieme a Netflix oltre allo spettacolo e all'intrattenimento il punto di forza è stata fino ad ora la rappresentazione approfondita delle psicologie umane. Nel prossimo Iron Fist tale aspetto oltre ai due protagonisti viene sviluppato anche (forse addirittura soprattutto) nei due personaggi di Ward e Joy Meachum, gli amici d'infanzia dell'eroe scomparso Danny Rand, i quali in sua assenza hanno tenuto in pugno e fatto prosperare la compagnia di cui era erede. Il legame tra due fratelli senza poteri soprannaturali è ciò che rende emozionanti i due personaggi, interpretati rispettivamente da Tom Pelphrey e Jessica Stroup.

Entrambi gli attori si sono già costruiti una dignitosissima carriera televisiva: il trentaquattrenne attore originario del New Jersey si è recentemente guadagnato il favore della critica grazie a Banshee, in cui interpretava il ruolo del poliziotto Kurt Bunker. La bella attrice trentenne invece l'abbiamo vista in ruoli ricorrenti nel reboot di 90201 ma soprattutto in The Following, insieme a Kevin Bacon. Due interpreti capaci dunque di dare spessore a figure comuni, rappresentandone le sfaccettature e i dissidi interiori. E la coppia composta da Ward e Joy ne ha eccome, a partire da una figura paterna che continua ad assillare la mente di entrambi, soprattutto quella del figlio... A New York abbiamo incontrato Jessica Stroup e Tom Pelphrey, i qualci ci hanno racontato la loro avventura in Iron Fist, nuovo show creato dalla collaborazione tra Netflix e Marvel.

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Ward, Joy e il mondo di Iron Fist

Cosa vi ha emozionato maggiormente dell'essere parte di Iron Fist?

Jessica Stroup: Per me è stata una grossa esperienza, volevo soprattutto inserirmi nella piattaforma di Netflix. Mi interessava provare questo nuovo approccio al prodotto televisivo, qualcosa che sapevo sarebbe stato proposto al pubblico tutto in una volta. Ti garantisce una libertà di fruizione prima impossibile. Anche il personaggio di Joy era ovviamente era interessante per me, non avevo mai interpretato prima una donna capace di gestire una simile quantità di potere e denaro. Nel corso della stagione ha un arco narrativo che è stato molto emozionante da esplorare.

Tom Pelphrey: I ritmi di lavoro sono stati molto intensi ma elettrizzanti, abbiamo avuto numerose riprese notturne e giorni di lavoro extra il sabato, e per me che vivo a New York girare per mesi e mesi in città è stato magnifico, alcuni giorni potevo letteralmente andare sul set a piedi. Ho visto i primi episodi e sono davvero fiero di ciò che abbiamo realizzato. E' la prova che lavorare duro e seriamente poi ti ripaga.

Sia Ward che Joy sono delle figure complesse, hanno lati positivi ma anche luoghi oscuri dentro di loro. Come avete rappresentato questa dualità?

Tom Pelphrey: Per me era fondamentale capire prima di tutto per cosa veramente lottano e chi amano. Se arrivi a focalizzarti bene su questi due punti le tue azioni acquistano una logica, in quanto sono finalizzate a proteggere chi ti è accanto e raggiungere i tuoi scopi. Ward vuole davvero bene a sua sorella e ogni azione che compie, che sia un crimine o semplicemente una bugia, per me era logica se inquadrata in questo contesto. Se poi fosse sbagliato o meno per gli tutto gli altri è un'altra storia, io dovevo comunque interpretare ciò che lui credeva, non ciò che era giusto nel senso più ampio del termine.

Jessica Stroup: Concordo, nel nostro lavoro si tratta sempre di penetrare gli strati differenti di una psicologia. Ciò che mi ha colpito di Joy è che nonostante tutti gli agi in cui vive ha sofferto grandi perdite nella sua vita, entrambi i genitori e il suo migliore amico Danny. Questo le conferisce un'umanità più terrena, a cui il pubblico può accostarsi.

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Come descrivereste la relazione tra Joy e Ward, senza dubbio più stratificata di un semplice rapporto tra fratelli...

Jessica Stroup: Per Joy suo fratello è tutto ciò che ha, l'unico affetto che le è rimasto. Sotto molti punti di vista lui è la sua ancora, la persona che la conforta e di cui può fidarsi, colui che veramente capisce ciò che hanno passato nella loro vita. Joy si fida di Ward ciecamente, crede che lui abbia sempre le intenzioni migliori. Anche se poi cerca di manipolarla Joy non se ne accorge, per lei Ward rimane un punto di riferimento intoccabile anche quando inizia a scorgere crepe nel suo comportamento.

Tom Pelphrey: Anche se non è accennata nella storia penso che la figura della madre madre sia molto importante per entrambi nella sua assenza. E' scomparsa quando erano piccoli, così per Ward sua sorella diventa l'unica influenza materna in qualche modo. E' stato molto interessante sviluppare l'idea di questo rapporto, perché anche se sembra succeda il contrario in realtà anche Joy ha molto potere sulla psiche di Ward.

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Calarsi nei personaggi

L'abbigliamento estremamente costoso dei due personaggi vi ha aiutato a entrare nelle loro psicologie?

Tom Pelphrey: Certo, indossare quei completi così eleganti mi è servito per capire il peso della posizione che Ward occupa nella società. Vestiti così importanti ti costringono in qualche modo a cambiare la tua postura, a indossarli con un contegno diverso rispetto a un pantalone e una maglietta qualsiasi. Anche la pettinatura con tutta quella gelatina, che spesso mi finiva sulle sopracciglia, mi ha aiutato a farlo sembrare un uomo sgusciante, capace di nuotare agile e veloce in quel sistema come uno squalo. Il segreto era non esagerare nell'accentuare la sua estetica e il suo comportamento, altrimenti sarebbe risultato fasullo.

Si è ispirato ai giovani in carriera di Wall Street dunque?

Tom Pelphrey: In realtà no, mi avrebbe condizionato, avrebbe creato dei riferimenti specifici rischiosi, non volevo incastrare Ward. Nel momento in cui lo etichetto in qualche modo inizio a prendere le distanze dal mio personaggio, e dovevo assolutamente evitare questo per interpretarlo al meglio. Dovevo capirne il ragionamento e le emozioni. Ward come prima cosa vuole prendersi cura di sé stesso e di sua sorella, il resto è una corazza che adopera per poter affrontare momenti di responsabilità come ad esempio parlare a un consiglio d'amministrazione.

Jessica Stroup: Il mio compagno è un imprenditore, mi affascina il modo in cui è capace di confrontarsi con azionisti, soci o avvocati. Non capisco nulla di ciò che fa, non è il mio campo, ma dal suo modo di lavorare ho preso ispirazione perché il suo atteggiamento è quello di un uomo che si muove tra suoi pari e pretende rispetto, sa farsi valere senza essere arrogante o presuntuoso. In Joy ho cercato di mostrare proprio questo aspetto. Lei conosce il posto che le compete, il valore che ha.

Riguardo questo argomento, è stato importante per lei lavorare in una serie TV che tratteggia figure femminili finalmente al comando della situazione?

Jessica Stroup: Assolutamente sì! All'inizio lei non si rende conto di cosa stia veramente succedendo, magari il pubblico può relazionarsi con le domande che si pone, i quesiti della sua vita a cui deve trovare risposta. Con la progressione della storia Joy apre gli occhi sul mondo in cui vive, sulle persone che le stanno accanto, per me è un personaggio che potrà ispirare grazie alla sua progressiva presa di coscienza.

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Quanto conoscevate dell'universo Marvel prima si essere scritturati per Iron Fist?

Jessica Stroup: Conoscevo Luke Cage prima che la serie uscisse e avevo una vaga idea di chi fosse Iron Fist, ma devo ammettere che ho iniziato a documentarmi su questi personaggi dopo che ho ricevuto il primo copione per fare il provino.

Tom Pelphrey: Non conoscevo Iron Fist prima dell'audizione, da ragazzo ammetto che ero un grande fan degli X-Men, in particolare di Wolverine. Alla TV invece guardavo sempre L'incredibile Hulk, adoravo Bill Bixby e Lou Ferrigno, divoravo gli episodi insieme a mio padre. A livello psicologico penso che Hulk sia la miglior creatura della Marvel: un uomo il cui potere si sprigiona quando perde il controllo, qualcosa che non vuole fare, di cui ha paura.

Quale superpotere vorreste possedere?

Jessica Stroup: La possibilità di leggere e indirizzare la mente delle persone. Vorrei rendere tutti più sereni.

Tom Pelphrey: Il potere di guarire, risolverebbe un sacco di problemi. Da bambino però volevo saper volare.

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