Kes

1969, Drammatico

Recensione Kes (1969)

Primo film, prodotto, nel 1969, dalla Kestrel Productions, Kes è considerato, ancora oggi, uno dei film più importanti e significativi del cinema indipendente britannico.

Angela Luisa Garofalo

Il volo della libertà

Primo film, prodotto, nel 1969, dalla Kestrel Productions (la società di produzione fondata da Tony Garnett e da Ken Loach), Kes è considerato, ancora oggi, uno dei film più importanti e significativi del cinema indipendente britannico.
Il film racconta la storia di Billy Casper, un ragazzino che cerca di fuggire da un presente triste e miserabile e da un futuro senza prospettive, chiudendosi in sè stesso ed addestrando un falchetto.
Un film intimista che, si libera dalla eccessiva freddezza documentaristica delle primissime opere di Ken Loach e, raggiunge un coinvolgimento emozionale fino ad allora raro nella cinematografia del regista inglese.

La disgregazione della famiglia; l'incomunicabilità; l'alcolismo come sintomo di un disagio sociale; la rabbia, diretta conseguenza dell'impossibilità di esprimere le proprie potenzialità ed il proprio essere; l'aridità affettiva, l'insofferenza alle regole, dovuta al non riconoscimento di una qualsiasi autorità: Ken Loach infila in questo film idee e temi che saranno poi frequenti in tutte le sue opere successive.
Loach segue il suo giovane protagonista mentre si guadagna da vivere distribuendo giornali per le strade desolate della sua città, oppure mentre subisce l'indifferenza e la violenza dei compagni di scuola e della sua famiglia. Generalmente molto critico con la scuola, intesa come istituzione che dovrebbe aiutare i giovani a costruirsi un'identità ed una forte consapevolezza delle proprie capacità, Ken Loach affida, a sorpresa, ad un comprensivo insegnante di matematica il compito di aiutare Billy a trovare la sua strada. E l'insegnante si rivela l'unico personaggio positivo in uno scenario in cui, i compagni di classe sono arroganti e violenti, la madre di Billy è frustrata ed incapace di comprendere ed aiutare i figli, suo fratello è stremato ed incattivito dal duro lavoro in miniera ed è reso abulico da una vita monotona e priva di sorprese. L'unico svago per questo proletariato dimenticato dallo Stato è l'ambiente squallido e rumoroso del pub, l'unica soluzione per dimenticare è perdersi nell'alcol.

Billy, invece, è diverso, perché ha scoperto il potere dell'immaginazione come possibile, e temporanea, fuga dalla realtà e l'importanza della compagnia di Kes, il piccolo falco che Billy sta cercando di addestrare. I lunghi e solitari pomeriggi nel bosco, lontani dalla città e dai problemi del quartiere, rappresentano la parte più significativa e poetica del film. Attraverso il volo stentato del piccolo falco (il suo librarsi nel cielo plumbeo d'Inghilterra), estrema metafora della ricerca di una faticosa libertà, Billy riacquista la voglia di vivere e di sognare, evadendo, insieme al suo falco, dalla sua difficile condizione di reietto.
Colori lividi e freddi illuminano un film che vuole trasmettere anche, e soprattutto, con le immagini una desolazione interiore, un vuoto dell'anima, che non riesce a sanarsi e che, solo la fantasia e la forza interiore, tipici di un bambino, riescono ad alleviare.

Ken Loach in questo film non ha ancora raggiunto (ovviamente) la maturità (e la perfezione) stilistica dei suoi successivi film. E' ancora evidente uno scollamento tra gli elementi poetici e gli elementi di denuncia sociale e politica. Ken Loach compie delle scelte molto estreme: mostra senza far parlare, racconta con le immagini quello che, altrimenti, sarebbe impossibile esprimere con le parole. Sceglie il silenzio, la serenità, e la bellezza della natura e li contrappone ai rumori, alle liti, alle violenze, ed allo squallore della vita reale.
Ma, se al cinefilo appassionato o all'amante del free cinema inglese più oltranzista, le lunghe e silenziose immagini del volo del falco Kes possono affascinare e colpire, allo spettatore più 'smaliziato', risulta più arduo, in certi momenti del film, cogliere gli aspetti poetici e filosofici di una scelta registica così coraggiosa.

Superato lo sperimentalismo del regista, compreso l'alto valore simbolico delle immagini, il film si svela agli occhi dello spettatore che, viene catapultato in un mondo dove l'ingiustizia ed il dolore della vita possono essere leniti con la forza dei sentimenti e della fantasia. Un mondo imperfetto, purtroppo reale, quello di Ken Loach che, con questo film, offre un'anticipazione del realismo critico e dell'impegno civile e politico che, costituiranno la cifra del suo cinema potente ed arrabbiato.

Recensione Kes (1969)
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