Il viaggio di Arlo, un percorso semplice ed emozionante verso la maturità

A breve distanza dall'uscita di Inside Out, la Pixar fa il bis per il 2015 con un film profondamente diverso ma non meno efficace, raccontando l'amicizia speciale tra un dinosauro e un cucciolo di umano.

Il viaggio di Arlo, un percorso semplice ed...
Il viaggio di Arlo

2015 – Animazione
3.2 3.2

Il 2015 cinematografico è stato all'insegna dei dinosauri. Non per il numero di film che li hanno avuti protagonisti, ma perché quello che l'ha fatto, Jurassic World, è finito al vertice della classifica degli incassi di tutto il mondo con quasi un miliardo e settecentomila dollari, rianimando un franchise spento da molti anni, rinnovando una passione da sempre presente nei ragazzini e riaccendendo anche l'attenzione del mondo del cinema per questi animali estinti da 65 milioni di anni, che torneranno probabilmente ad essere protagonisti anche negli anni a venire.

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Il viaggio di Arlo: il piccolo Spot protegge il giovane apatosauro protagonista

Non è a causa di questa rinascita preistorica, però, che la Pixar ha deciso di volgere lo sguardo al passato per il suo nuovo lavoro, Il viaggio di Arlo, il secondo di questo 2015 dopo quel successo indiscusso di pubblico e critica che è stato Inside Out. Non dipende dalla rinnovata attenzione per i dinosauri perché, semplicemente e banalmente, la lavorazione di un film d'animazione di questa portata richiede molti anni e quindi questa vicinanza tematica non può che essere casuale; inoltre l'approccio al tema da parte di Lasseter e soci si rivela del tutto particolare e, a dirla tutta, anche secondario rispetto al vero cuore del film, che è invece emotivo e intimo, legato alla toccante storia d'amicizia tra un ragazzino e un cane.

Un ragazzino di nome Arlo

Il viaggio di Arlo: un'immagine di Arlo

Sin dalla nascita, Arlo è il piccolo di famiglia, meno robusto del fratello Buck e meno furbo e vivace della sorella Libby. È gracile, piuttosto codardo, ma buono d'animo e volenteroso ce la mette tutta per dare una mano ai genitori Herny ed Ida nella gestione della fattoria in cui vivono e che dà loro sostentamento. Ah, quasi dimenticavamo, Arlo è un dinosauro. Un giovane Apatosauro che muove i suoi primi incerti passi in un mondo alternativo immaginato dalla Pixar, un pianeta Terra miracolosamente scampato all'impatto con il meteorite che 65 milioni di anni fa ha causato l'estinzione di massa che ci ha portato via i possenti animali che affascinano i bambini. In questa versione capovolta di un tema classico, Arlo è il bambino e "il cane" con cui stringe amicizia è un cucciolo di uomo, un piccolo cavernicolo selvaggio che risponde al nome di Spot. Rimasto senza padre e poi ritrovatosi lontano da casa, perso e spaventato, è proprio nel piccolo umano che Arlo trova appoggio finendo per stringere un rapporto forte e toccante in cui risuonano echi di tanto cinema che ha saputo mettere in scena l'amicizia tra uomini e animali, oltre che i temi classici di crescita e maturazione che il viaggio di Arlo che dà il titolo italiano al film porta con sé.

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Terra, ultima frontiera

Il viaggio di Arlo: Butch racconta una storia

Facendo un passo indietro, però, va detto che la prima intuizione geniale della Pixar è legata all'ambientazione, allo spunto sul quale la storia di Arlo e Spot, che resta il cuore pulsante del film, si innesta: cosa sarebbe successo se i dinosauri non si fossero estinti? Come sarebbe il nostro pianeta oggi? Il regista Peter Sohn e i suoi autori non hanno fatto voli pindarici immaginandoli in un mondo simile al nostro, non hanno dato loro veicoli, tecnologia avanzata e strutture sociali complesse, ma ce li mostrano comunque più evoluti di quanto i reperti fossili abbiano mai dimostrato, capaci di coltivare campi e allevare animali come i genitori di Arlo, o di condurre il bestiame come i simpatici T-Rex Butch, Nash e Ramsey in cui il protagonista si imbatte nel corso del suo viaggio di ritorno a casa. Oltre che capaci di parlare, ovviamente. Quello che viene rappresentato non è dissimile dal mondo della frontiera americana, quello che il cinema western ci ha mostrato per anni affascinandoci ed appassionandoci. Va da sé che anche la messa in scena si adegui a questo spirito, con ampie panoramiche dei curati fondali, con immancabili cavalcate nelle praterie sconfinate, con tanta natura mostrata con l'incredibile livello di dettaglio tipico della Pixar, e persino la colonna sonora di Mychael e Jeff Danna che richiama sonorità da Far West.

La storia prima di tutto

Il viaggio di Arlo: i due protagonisti in una scena spettacolare del film Pixar

Se ci si sofferma ad osservare con attenzione, non si può non restare stupiti per il livello tecnico con cui tutto il mondo di Arlo è rappresentato: l'acqua non è mai stata così realistica (e pericolosa, visto che è la corrente di un fiume a portare il giovane apatosauro lontano dalla sua famiglia); fenomeni atmosferici, luci e sabbia sono riprodotti alla perfezione; alberi, foglie e piante sembrano fotografate e non riprodotte in CGI. Eppure, nonostante ciò, la caratterizzazione dei personaggi, quella che dà anima al film, segue una strada opposta: l'iperrealismo di fondo quasi sparisce e resta, appunto, un fondale credibile e complesso per la storia che è resa viva e calda attraverso una rappresentazione cartoonistica delle figure che le danno vita. Arlo, Spot, l'adorabile stiracosauro Silvano lo Sciamano, i viscidi raptor (decorati da un primitivo piumaggio, come le ultime teorie scientifiche sembrano suggerire) e i pericolosi rettili volanti sono quelli che ci aspetteremmo in un film d'animazione che si rivolge ad un pubblico di giovanissimi, e che già riempiono gli scaffali dei Disney Store e gli altri negozi di giocattoli in vista del Natale.

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Un passo indietro?

Il viaggio di Arlo: il piccolo Spot

Una scelta, quella di abbassare il tiro e realizzare un film che abbia un target leggermente più giovane del solito, che può far storcere il naso a qualcuno, soprattutto a chi ha amato la stratificata complessità di Inside Out, troppo recente per poterla mettere da parte. Il viaggio di Arlo è più lineare e semplice nell'approccio e nello sviluppo, ma non per questo banale considerando anche il coraggio nel costruire molte sequenze praticamente mute, in cui a comunicare sono sguardi e animazione dei protagonisti, movimenti di camera e montaggio. È una storia che non richiede e non lascia particolari riflessioni, che va dritta al punto nel raccontare il bellissimo rapporto tra il piccolo umano e il dinosauro protagonista, oltre che la crescita e maturazione di quest'ultimo che, nel suo viaggio, deve imparare ad affrontare le sue paure e trovare il suo posto nel mondo. Non siamo al cospetto di una delle vette dello studio di Lasseter, ma è presto per dire come e con che forza il film di Peter Sohn si inserisca nell'opera che la Pixar ha sviluppato in questi venti anni da Toy Story in avanti. Quel che è certo è che si tratta di un film che emoziona, e tanto, con poco, con la sua immediatezza e la messa in scena. Con lo spirito e l'anima dei suoi personaggi, che riescono a creare un filo diretto col cuore dello spettatore, a comunicare con lui anche senza parlare.

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Antonio Cuomo
Redattore
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