Ammazzavampiri

1985, Commedia

Recensione Ammazzavampiri (1985)

Un horror scritto in maniera diligente in cui la figura del vampiro classico emerge con i suoi tratti principali: la bara, lo scantinato al riparo dalla luce del sole, l'aiutante che tanto ricorda i maggiordomi dei film Hammer e una certa galanteria.

Stefano Leonforte

Il vampiro della porta accanto

Che cosa faresti se scoprissi che il tuo nuovo vicino di casa è un vampiro assetato di sangue? Tom Holland costruisce Ammazzavampiri (in originale Fright Night) attorno a questa domanda: lo studente Charley Brewster (William Ragsdale) si convince che il vicino Jerry Dandrige sia un non morto. La polizia lo prende per pazzo, la fidanzata Amy (Amanda Bearse) non gli crede e così il giovane chiede aiuto a Peter Vincent, fantomatico attore-cacciatore di vampiri che presenta film horror alla televisione. Dopo un incontro con il presunto vampiro Peter capisce che Charley dice la verità e si rinchiude in casa paralizzato dalla paura. Dandrige però rapisce Amy e alla fine l'attore parteciperà al fianco di Charley alla resa dei conti finale nella casa del vampiro.

Il film è un horror scritto in maniera diligente, la figura del vampiro classico emerge con i suoi tratti principali, la bara, lo scantinato al riparo dalla luce del sole, l'aiutante che tanto ricorda i maggiordomi dei film Hammer e una certa galanteria riconosciuta a questo mostro fin da Il vampiro di Polidori. Le prime vittime di Dandrige (interpretato da Chris Sarandon) sono giovani donne, e il
vampiro viene sorpreso da Charlie proprio mentre si appresta a "cibarsi" di una di una splendida ragazza. Charley spia dalla finestra della sua camera Dandrige che accarezza la schiena della malcapitata, la bacia e poi apre la bocca svelando canini animaleschi, il tutto in modo delicato, come a non voler ferire la donna. Poi si accorge di essere spiato e la sua espressione muta in rabbia, una rabbia trattenuta, chiude le tende e lascia Charley solo con la sua inquietante scoperta. Da
questo momento sa che il nuovo vicino è un vampiro, ma ciò che lo spaventa di più è che Dandrige sa di essere stato scoperto.
L'incipit del film, in cui Charley nota (sempre sbirciando da una finestra) Dandrige e il suo tuttofare Billy Cole trasportare una bara nello scantinato della casa, mette subito le carte in tavola: una narrazione diretta che non vuole nascondere nulla, non vuole lasciare dubbi, ma si limita a raccontare una storia puntando sulle emozioni più che su un plot vero e proprio. L'intenzione dell'autore (ammesso fosse questa) è rispettata nel risultato finale, Ammazzavampiri è un film
lineare e godibile, in cui personaggi ben caratterizzati sono liberi di muoversi all'interno di un mondo affascinante (il vicolo buio, le strade deserte in contrapposizione alla fila per l'ingresso alla discoteca, la casa del vampiro) che viene descritto e costruito durante le tre parti che formano la pellicola. La scoperta del mostro nella casa accanto (Charlie è a tutti gli effetti un voyeur, una spia
che scopre più di quanto volesse) lascia il posto a una seconda parte in cui il personaggio di Peter Vincent riempie lo schermo grazie alla bellissima interpretazione di Roddy McDowall. Vincent è un attore di classici horror ormai dimenticato, introduce i suoi film in un programma televisivo e
rimane fortemente legato ai personaggi interpretati, disperato tentativo di non ammettere un declino sotto gli occhi di tutti. La cinematografia horror sta cambiando, per un vecchio cacciatore di vampiri come lui non c'è più posto, e il film sottolinea questo tema quasi a indicare la sua appartenenza a quel genere che a metà degli anni ottanta (Ammazzavampiri esce nel 1985) stava
scomparendo, vittima di nuove paure e nuove generazioni che poco avevano a che fare con i mostri classici come il vampiro (che continua a essere maltrattato in pellicole di dubbio gusto come i vari Blade e Underworld). Peter Vincent rimane nella memoria, è un personaggio riuscitissimo che difatti tornerà anche nel bruttissimo sequel: Ammazzavampiri 2 (1988).

La parte finale con il ritorno di Charley e Peter nella dimora del vampiro conta su buonissimi effetti speciali, realizzati tra gli altri da Michael Lantieri (l'uomo lupo che rimane infilzato dopo la caduta da una scala, il pipistrello gigante che fugge nello scantinato) e su una regia di buon ritmo che crea la giusta tensione per la resa dei conti finale. Bellissima la scena in cui Peter e Charley devono sbarazzarsi di Billy Cole (il tuttofare del vampiro) e scoprono che anche lui non è umano, ma una creatura dal sangue verde quasi impossibile da fermare. Cole scende la scalinata incurante delle pallottole sparate da Vincent (scena ispirata dal film tv Le notti di Salem di Tobe Hooper, 1979) con un'andatura che ricorda gli zombi di Fulci e Romero.
Ma le scene che rimangono nella memoria sono molte: la visita notturna del vampiro al povero Charley, Vincent che usa il trucco dello specchio e rimane terrorizzato nel constatare che la figura di Dandrige non si riflette, l'inseguimento nel vicolo e la lotta sul sorgere del sole nella cantina del mostro.

Lo spettatore non può che essere soddisfatto, Ammazzavampiri rimane ancora oggi un bellissimo film di intrattenimento, un film di mostri vecchio stampo con una storia furbetta ma molto affascinante, ben diretto, realizzato con cura, e da cui traspare un condivisibile amore per l'horror classico.

Recensione Ammazzavampiri (1985)
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