Il trono di spade: il commento all'episodio Le leggi degli dei e degli uomini

Un episodio maestoso per lo show HBO in cui si ritorna, e, in un caso soprattutto, si dà ampio respiro, a tre storyline ultimamente lasciate da parte: quelle che coinvolgono Stannis Baratheon, Theon Greyjoy e Tyrion Lannister.

Il trono di spade: il commento all'episodio Le...

Il plot

A Meereen, Daenerys Targaryen affronta con energia i compiti di una regnante costretta a scendere ai primi compromessi. Stannis Baratheon approda a Bravos in cerca di sostegno per le sue campagne ma trova poca comprensione presso i banchieri della Città Libera. Nel frattempo Yara Greyjoy attacca Forte Terrore per liberare suo fratello Theon, ma il giovane rifiuta di collaborare tanto radicata è la sua paura del crudele Bastardo di Bolton. Ad Approdo del Re, Lord Varys fornisce informazioni cruciali a Tywin e a Cersei Lannister riguardo a Daenerys, ma il loro pensiero è rivolto all'imminente processo in cui Tyrion è imputato per regicidio.

Lannister contro Lannister

La struttura, la regia, la scrittura di Le leggi degli dei e degli uomini (The Laws of Gods and Men) cospirano tutte ad alludere alla natura autodistruttiva del processo a Tyrion Lannister: il Folletto imputato innocente (nel precedente First of His Name, si aveva avuta cura di chiarire senza alcun dubbio chi sono i veri responsabili della morte del viscido Re Joffrey, ossia Lord Petyr Baelish e Lady Olenna Redwyne), incastrato dalle circostanze e dall'odio che provano per lui padre e sorella, nel ruolo di giudice e accusatrice; con il solo Jaime disposto a muovere un dito per aiutarlo. La sensazione è che Tywin avesse previsto la mossa del figlio maggiore, e che abbia voluto sfruttare la malasorte del minore per indurre Jaime a prestarsi ai suoi disegni, rinunciare al mantello bianco della Guardia Reale, al suo sordido rapporto con Cersei e dare un seguito alla sua dinastia, offrendogli in cambio la vita del Folletto, vivo sì ma confinato per sempre alla Barriera, dove la sua deformità non può offendere gli occhi di suo padre.

Il trono di spade: Lena Heady, Peter Dinklage, Charles Dance e Rogher Ashton-Griffiths nell'episodio The Laws of Gods and Men
Ovvio che nessuno abbia fatto i conti con Tyrion, o meglio, l'errore di Tywin sta nell'aver sottovalutato l'effetto deflagrante e definitivo del colpo più basso infertogli durante il processo. Prima della testimonianza di Shae, Tyrion - pur affossato dai nemici che si è creato cercando di essere un governante giusto e un uomo compassionevole - era più che incline a chiedere clemenza e a prendere il nero per salvarsi la testa; dopo, niente ha più senso per lui, preferisce rinnegare Jaime, sfidare suo padre, insultare la corte, e sciorinare un meraviglioso e rabbioso monologo in cui la mano di George R.R. Martin, qui co-sceneggiatore insieme a Bryan Cogman, è evidente (si percepisce lo stesso crescendo di tensione della scena della morte di Joffrey), e in cui Peter Dinklage, letteralmente trasfigurato, torna a dimostrare come il carisma non sia questione di statura e che alla HBO sanno come predisporre un Emmy clip.

I should have let Stannis kill you all!

Il Ragno e la Vipera

Accanto al formidabile Folletto, il personaggio che emerge in questo ampio segmento ambientato nella Capitale dei Sette Regni è Lord (si fa per dire) Varys, che si toglie la soddisfazione di raccontare a Cersei Lannister che Daenerys Targaryen ha accanto a sé un temibile esercito, una sanguinaria compagnia di mercenari, e un preziosissimo consigliere e alleato in Ser Barristan Selmy, il quale "ha preso peggio del previsto il licenziamento dalla Guardia Reale". Non ci sono chiare le misure che Tywin intenda adottare contro Dany dopo aver mandato il buon Mace Tyrell a prendergli carta e penna, di certo Varys ha un piano tutto suo, come confessa sottilmente all'unico membro del Concilio ristretto che riesce a soprenderlo, Oberyn Martell. Due uomini immensamente diversi, il Ragno e la Vipera rossa, un eunuco dall'intelligenza vasta e calcolatrice, un focoso guerriero erotomane. Ma forse c'è una forma di alleanza (contro i Lannister, o ciò che sarà rimasto di loro alla fine della crisi autolesionista) anche nel loro futuro.

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Stannis e Davos da Mark Gatiss

Il trono di spade: Mark Gatiss in una scena dell'episodio The Laws of Gods and Men

Ad aprire The Laws of Gods and Men è la ricomparsa in scena di Re Stannis Baratheon, imbarcatosi con il fido Primo Cavaliere Ser Davos vero la Città Libera di Braavos (che è favolosa nella resa televisiva con tanto di monumentale Titano, e anche in quella stilizzata della sigla in cui appare per la prima volta), la cui Banca, la più potente del mondo conosciuto, è in forte credito da parte del reame di Westeros. A riceverli, non prima di una lunga attesa che rende piuttosto furibondo il signore di Roccia del Drago, c'è, nei panni del funzionario del caso, il simpatico Mark Gatiss di Sherlock, che snocciola a Stannis le ben note ragioni per cui non è un buon candidato per un prestito. Tocca a Davos Seaworth fare il miracolo, dimostrando tutte le qualità che mancano a Stannis e ponendo l'accento non sui diritti di sangue di quest'ultimo, ma sulle migliori prospettive per la Banca. Ottenuto il suo gruzzolo, Davos può tornare a ingaggiare l'amico pirata Salladhor Saan e le sue corazzate e portare avanti la guerra per il suo signore.

Theon Greyjoy non abita più qui

Se a Braavos si guerreggia a parole, a Forte Terrore tocca sguainare le spade in occasione dell'assalto a sopresa di Yara Greyjoy, decisa a liberare il fratello torturato e mutilato dal Bastardo di Bolton. Non che lame e altri oggetti contundenti mancassero, in ogni caso, nel talamo di Ramsay Snow, sorpreso dagli isolani in un amplesso perverso con la sua Myranda. A fare fallire la sortita, tuttavia, è proprio Theon, o meglio, Reek, talmente traumatizzato dalle sevizie fisiche e psicologiche subite da vedere trappole ovunque, ed essere incapace di ritrovare un briciolo di fiducia nei confronti della valorosa sorella. Soddisfatto dalla lealtà dimostrata dalla sua creatura, Ramsay può affidargli una missione delicata: quella di aiutarlo a conquistare l'avamposto fondamentale di Moat Cailin, ancora in mano agli uomini delle Isole di Ferro, assumendo l'identità del loro principe... Theon Greyjoy.

L'udienza della regina

Il trono di spade: Emilia Clarke, Iain Glen, Ian McElhinney nell'episodio The Laws of Gods and Men
Rispetto alle altre storyline di questo maestoso The Laws of Gods and Men, quella relativa a Daenerys può sembrare esile e priva di eventi, invece è importante per due ragioni: la prima è l'udienza con Hizdahr zo Loraq, e la concessione pietosa che Dany fa al giovane nobile, che è solo il primo dei compromessi a cui la regina dovrà scendere per poter governare Meereen. La seconda è Drogon, che ormai ha raggiunto dimensioni abbastanza impressionanti e inizia a terrorizzare i pastori della Baia degli Schiavisti con le sue fameliche scorribande: stavolta ci hanno rimesso le corna soltanto le caprette, e il ragazzino si è salvato, ma la prossima volta? Come sarà possibile contenere tre draghi adolescenti, scapestrati e ferocissimi a Meereen?

What's Next?

Nell'immediato, l'elemento più eccitante è Tyrion Lannister e la richiesta, che, in quanto nobiluomo, non gli può essere negata, di un processo per combattimento: con questo espediente Tyrion si è salvato già una volta a Nido d'Aquila, dove fu accusato (sempre ingiustamente) di avere avvelenato Jon Arryn e attenato alla vita di Brandon Stark; in quella occasione era stato Bronn a offrirsi, con ottimo successo, di essere il suo campione. Ma è quasi certo che anche Bronn l'abbia tradito: pur non giungendo a testimoniare contro di lui, per lo meno ha mentito sulla partenza di Shae per le Città Libere. Chi difenderà l'innocenza del Folletto, che oramai l'intera corte odia, e che non ha più un posto ad Approdo del Re, a Castel Granito, o alla Barriera?

Conclusione

Un episodio spettacolare, ben congegnato e gestito, che si fa assolutamente esaltante nel segmento finale con la sequenza Impareggiabile del processo a Tyrion. MVP del giorno è assolutamente e fragorosamente Peter Dinklage, con Conleth Hill dignitoso sebbene distanziato runner-up.

Alessia Starace
Redattore
4.5 4.5
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