Il trono di spade 7: Oltre la Barriera, nella battaglia tra ghiaccio e fuoco la morte arriva in volo

Beyond the Wall, pur spettacolare ed emozionante, non è all'altezza di due episodi eccezionali come i due precedenti, non solo perché soffre narrativamente più degli altri della debolezza logica negli spostamenti da una location all'altra e del passo forsennato, ma anche per la scarsa efficacia drammatica delle scene di Grande Inverno; ciononostante siamo di fronte a uno degli episodi dello show più belli visivamente e meglio inscenati dal regista Alan Taylor, di ritorno a Westeros dopo aver firmato quattro episodi della seconda stagione.

Siamo a un passo dal finale della settima stagione, e Il trono di spade si avvia inesorabilmente alla fine; stando alle voci circolate nei giorni scorsi, infatti, la produzione dell'ottava e ultima stagione inizierà nel prossimo mese di ottobre. Ci viene dunque da pensare che l'episodio immediatamente precedente a questo, il ricco e avvincente Forte orientale, sia stato l'ultimo con una struttura fortemente corale e con una moltitudine di storyline. In questo Beyond the Wall, un raro caso di episodio in cui non facciamo nemmeno una brevissima visita nella Capitale dei Sette Regni, ci troviamo di fronte fondamentalmente a due linee narrative, con gli intrighi e i conflitti di Grande Inverno che si alternano ai momenti topici dell'audace missione di Jon Snow e dei suoi samurai improvvisati alla ricerca di un soldato della Lunga Notte da portare alla scettica e infida regina Cersei, per dimostrarle la necessità di unire le forze contro gli Estranei in procinto di giungere alla Barriera.

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Il Trono di Spade: un'immagine dell'episodio Oltre la Barriera

Il risultato non è complessivamente all'altezza di due episodi eccezionali come appunto Forte orientale e Spoglie di guerra, non solo perché Oltre la Barriera soffre narrativamente più degli altri della debolezza logica negli spostamenti da una location all'altra e del passo forsennato, ma anche per la scarsa efficacia drammatica delle scene di Grande Inverno; ciononostante siamo di fronte a uno degli episodi dello show più belli visivamente (la fotografia è più gloriosa che mai, ma grande merito stavolta tocca agli incredibili scenari islandesi ) e meglio inscenati - dal regista Alan Taylor, di ritorno a Westeros dopo aver firmato quattro episodi della seconda stagione.

La daga del tradimento

Abbiamo già ammesso di non ritenerci particolarmente soddisfatti della storyline di Grande Inverno - non tanto per quanto riguarda la messa in scena di Taylor, quanto a livello di concezione e di scrittura - ma non per questo mancano elementi di interesse nella vicenda non particolarmente credibile della faida tra Lady Sansa e sua sorella Arya.

Il Trono di Spade: Sophie Turner e Maisie Williams in Oltre la Barriera

È certamente plausibile che ci sia tensione due sorelle ritrovatesi da poche settimane che hanno trascorso anni lontane senza sapere nulla di ciò che è successo all'altra: Sansa non sa più chi sia Arya; quest'ultima non ha vissuto il percorso di Sansa come l'abbiamo vissuto noi, e sembra dare per scontato che sua sorella sia ancora la creatura altezzosa, ambiziosa e vacua della loro infanzia; i riferimenti al ricamo, alle punizioni che Septa Mordane infliggeva ad Arya perché la sua grafia non era elegante come quella di Sansa, fanno riemergere un antico e interiorizzato risentimento. Non dipende dalla performance di Maisie Williams, tuttavia, ma da un lavoro sugli sviluppi della caratterizzazione un po' troppo frettoloso se per noi resta troppo difficile credere che Ayra sarebbe capace di uccidere sua sorella.

Il Trono di Spade: Gwendoline Christie e Sophie Turner in Death is the Enemy

Il timore di Sansa che la sorella minore possa rappresentare una minaccia per lei e per la causa sua e di Jon pare in ogni caso giustificato; non è per nulla chiaro però quale ragionamento la induca a cadere vittima dell'ennesimo raggiro di quel furbastro di Ditocorto mandando Brienne ad Approdo del Re. Più a fuoco i riferimenti al passato che erano tanto presenti ed efficaci in Forte orientale: l'immagine di Ned che applaude la figlia arciera che avrebbe dovuto disapprovare, e la centralità di quella daga che continua a passare di mano: un'arma traditrice che ha avuto un ruolo increscioso e fatale nella caduta della famiglia Stark, poiché Lord Baelish se ne servì per fare scoppiare la guerra tra il leone e il lupo, e che, non dubitiamo, sarà in qualche modo strumentale alla soluzione del dramma familiare di Grande Inverno nell'episodio finale della stagione.

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Conversazioni nell'inferno di ghiaccio

Il trono di spade: Kit Harington nell'episodio Oltre la Barriera

Tanto lasciano perplessi le interazioni tra i personaggi a Grande Inverno, tanto invece sono gustose e convincenti quelle tra coloro che si sono imbarcati nell'assurda impresa di andare a procurarsi un morto vivente da consegnare alla regina Cersei Lannister lasciandosi alle spalle Forte orientale. Tormund Veleno dei giganti e Sandor Clegane rompono il ghiaccio in maniera esilarante, con la portentosa Brienne di Tarth al centro dello scambio ("Come ti guarda? Come se volesse aprirti in due e mangiarti il fegato?" "Allora la conosci!"), e passano il tempo a prendere in giro e a maltrattare il povero Gendry, con lo scopo di confonderlo e impedirgli di parlare con Jon di Arya (cosa che avrebbe permesso di sfruttare a meraviglia il montaggio alternato). Ma non c'è solo la commedia: Jon Snow è protagonista di due momenti molto significativi e toccanti con Lord Beric, in cui i due discutono del grande mistero delle rispettive resurrezioni e del compito che ha per loro il silenzioso Signore della Luce, e con Ser Jorah, a cui il re del Nord si offre di restituire Lungo Artiglio, la preziosa spada in acciaio valyriano donatagli dal padre di Jorah, il compianto Lord Comandante Jeor Mormont. Jorah sancisce il passaggio della spada a Jon "e ai suoi figli dopo di lui", per quello che non è l'unico riferimento al futuro che in un episodio in cui qualcuno ci sembra particolarmente ottimista, vista l'apocalisse imminente.

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Il Trono di Spade: una foto del gruppo in missione tratta dall'episodio Oltre la Barriera
Il Trono di Spade: una foto di Oltre la Barriera

Accanto al sempre impagabile Mastino, , che si riscatta da qualche defaillance prendendosela malamente con il prigioniero zombi della compagnia, che finisce infilzato su Drogon, e al solito formidabile spadaccino Jon Snow/ Kit Harington, brillano particolarmente Lord Beric e Thoros di Myr, ovvero gli eccellenti Richard Dormer e Paul Kaye, e non solo per le loro fantastiche spade fiammeggianti. Purtroppo per uno di loro l'avventura al servizio di R'hllor e dell'umanità si conclude in una gelida notte oscura e piena di terrore; per Lord Beric, giunto alla sua ultima vita, speriamo ci sia ancora un ultimo guizzo al fianco dell'altro eroe della luce Jon Snow.
Il segmento ambientato a Nord della Barriera non perde il suo smalto quando entra in gioco l'azione, anzi: sia l'incontro con il terrificante orso polare che attacca anche mentre il fuoco lo consuma sia i successivi scontri con i non morti sono coreografati alla perfezione e assolutamente emozionanti; per non parlare di quando arrivano i draghi - un po' come le Aquile tolkieniane sui campi del Pelennor, per citare un altro celebre caso di deus ex machina narrativo - a trasformare il lago ghiacciato in vortice di fuoco e acqua.

La morte e la regina

Il Trono di Spade: Peter Dinklage ed Emilia Clarke in Oltre la Barriera

Se Lord Beric vede morire l'amico che per sei volte l'ha restituito alla vita e Jon assiste impotente all'orribile morte dello zio Benjen (chi scrive si aspettava un altro salvatore per Jon, ma Rhaegal sembra deciso a sottrarsi alle nostre brame) a Daenerys Targaryen tocca affrontare la peggiore paura di ogni madre. Partita da Roccia del drago contro il volere del suo Primo Cavaliere, e dopo aver avuto con Tyrion una conversazione interessante sulla sua successione, a proposito di allusioni al futuro, Dany assiste al sacrificio di uno dei suoi magnifici ma, a quanto pare, non invulnerabili figli sputafuoco. La caduta di Viserion è uno dei colpi più duri dell'intera stagione, il suo grido di dolore, il suo tragico scivolare nelle acque brulicanti di non morti mentre la sua fiamma si spegne per sempre è toccante nonostante il poco che abbiamo visto del suo rapporto con Dany rispetto a Drogon. Nella prospettiva della storia questa morte è ancora più pesante: i draghi sono l'unica speranza concreta nella battaglia per l'Alba, e il primo faccia a faccia tra loro e il Re della notte si conclude con uno dei tre ucciso senza troppe difficoltà... e trasformato in qualcosa di maligno e devastante.

Il Trono di Spade: una foto dell'episodio Oltre la Barriera
Il trono di spade: Dany e Jon una scena dell'episodio Oltre la Barriera

Se abbiamo espresso qualche perplessità sullo sviluppo della caratterizzazione delle sorelle Stark in questa fase del racconto, lo stesso non può dirsi di Daenerys Targaryen. In questa stagione l'abbiamo vista al culmine della sua ascesa, pronta a combattere per ciò che le spetta, a difendere il proprio percorso, la propria umanità e i propri titoli di fronte ai dubbi di Jon Snow; l'abbiamo vista ponderare lucidamente, dividersi saggiamente tra i diversi avvisi dei suoi consiglieri; l'abbiamo vista implacabile con i suoi nemici e sensuale di fronte ad un uomo degno di lei. Leader indomita e femmina vibrante, imperiosa e vulnerabile: e adesso, di fronte all'orrore della perdita di Viserion, Dany non fatica a mettere da parte i suoi disegni sul trono per appoggiare la causa più importante, mentre vive con Jon uno dei momenti più romantici dell'intero corso dello show. Forse non avranno molto di questo, in fatto di gioie dell'amore, la regina del fuoco e il guerriero del ghiaccio, ma quello che hanno basterebbe a sciogliere la Barriera e a mettere a tacere per sempre i detrattori di Emilia Clarke e Kit Harington. Mani che si sfiorano, uno sguardo che indugia a lungo, una dolce promessa, e siamo pronti per un finale di stagione inevitabilmente devastante.

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Alessia Starace
Redattore
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