Il trono di spade 7: le spoglie delle guerra e la più esaltante delle ricompense

L'episodio più breve del corso de Il trono di spade è forse il più equilibrato, coeso, e uno dei più belli. Emozioni, spettacolo e tante promesse mantenute sulle ali di Drogon.

Forse un paio di settimane fa, la vostra commentatrice ammetteva candidamente che, nel parlare de Il trono di spade, non le sarebbero mai mancati superlativi ed elogi sperticati da tributare ad uno show amato dal primo momento, che non ha fatto che migliorare anno dopo anno, fino a fare storia a sé rispetto a qualunque altro prodotto televisivo. Ma di fronte a questo The Spoils of War i superlativi non bastano più, bisognerebbe ricorrere a un linguaggio nuovo, in cui risuonino il canto dei draghi, le grida dei Dothraki in carica, le magnifiche partiture con cui Ramin Djawadi accompagna questo episodio incredibile e le sue emozioni travolgenti.

Ma dobbiamo accontentarci delle parole, e possiamo cominciare col dire che tutta la strada che abbiamo fatto fino a qui, attraversando faticosamente i Sette Regni, i deserti di Essos e il Mare Stretto, da quando i tre figli di Daenerys Targaryen erano solo tre splendide, inerti e antiche gemme, ci hanno portato, a una manciata di episodi dalla fine, a essere destinatari di una ricompensa gigantesca. Perché con la magnifica battaglia di The Spoils of War lo show raccoglie davvero i frutti di un lavoro preparatorio enorme, tecnico, di scrittura e di caratterizzazione, con in ballo la sorte di personaggi che ci fanno battere il cuore quasi nostro malgrado.

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Il Trono di Spade: Daenerys e i suoi alleati in The Spoils of War

Il sangue degli Stark e il veleno di Ditocorto

Il Trono di Spade: un'immagine di Ditocorto in The Spoils of War

Ma cominciamo con una visita a Nord, dove succedono cose di importanza capitale che non è giusto sottovalutare solo perché è altrove che l'episodio spicca il volo verso vette inusitate sulle ali di Drogon. Il ritorno di Arya a Grande Inverno è calibrato alla perfezione; Maisie Williams, talento cristallino spesso alle prese con scene fisiche o sanguinose, qui tocca una nota delicata nel raccontarci di una ragazza che torna nel luogo dove è nata e cresciuta, e non lo riconosce, e non si riconosce; lo sciogliersi, almeno temporaneo, della tensione con Sansa lascia pensare che le due sorelle antitetiche possano trovare un terreno comune, l'affetto del cuore caldo di Grande Inverno, rievocato con i nomi di Lord Eddard e Lady Catelyn; ma è anche evidente che Arya Stark è nel suo elemento solo quando impugna Ago e combatte, come nella meravigliosa sequenza del duello tra la giovane danzatrice dell'acqua e la possente Brienne di Tarth. Un duello a cui Sansa assiste sempre più sorpresa e inquieta, perché la sua sorellina combatte ad armi pari con la guerriera che ha sconfitto Sandor Clegane; Sansa ha riabbracciato, nel corso di poco tempo, i due fratelli minori per scoprire che gli anni li hanno trasformati in sconosciuti forse pericolosi, senza dubbio inquietanti, e Petyr Baelish è al suo fianco, pronto ad approfittare del suo spaesamento e dei suoi sospetti.

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Il trono di spade: Sansa e Arya in una scena di The Spoils of War

Nel frattempo, tra l'altro, quella vecchia lenza di Lord Baelish tenta di ingraziarsi anche il potenziale signore di Grande Inverno, Bran; facendogli dono di un oggetto che avevamo visto comparire, qualche settimana fa, riprodotto in un tomo sulle armi in acciaio valyriano sfogliato da Samwell Tarly a Città Vecchia; ai più attenti - e lo sappiamo che ci siete - non sarà sfuggito, e quindi la ricomparsa del pugnale di Ditocorto, già utilizzato per attentare alla vita di Bran quando era in coma, nella prima stagione, non solo viene preparata, ma anche esaltata nella sua importanza. Di fronte a questo dono di cui Bran non sa che farsi (giustamente lo consegnerà alla sorella guerriera), il giovane Corvo con tre occhi ha una reazione interessante. Le parole "Chaos is a ladder" sono un riferimento al "villain monologue" snocciolato da Lord Baelish a Varys che concludeva l'episodio La scalata, il sesto della terza stagione. Solo noi, di tutti i sopravvissuti a questa lunga tragica storia, sappiamo che Ditocorto ha voluto e innescato il caos, sacrificando la donna che diceva di amare, suo marito e due dei suoi figli, oltre ad altre migliaia di vite e ogni nozione di onore e giustizia, per il proprio tornaconto: ma ora Bran Stark percepisce, anche se solo parzialmente, per adesso, la magnitudine dei suoi disegni e della la sua malizia. Solo un gesto disperato può salvare Lord Petyr Baelish dalla meritata rovina che lo attende.

Il trono di spade: Bran e Arya in The Spoils of War

Per Bran c'è un'altra scena dolorosa ed eloquente, ed è al fianco della povera Meera Reed, che, in procinto di tornare dai suoi cari per attendere con loro l'Apocalisse di gelo, dopo aver dato per Bran ogni stilla di energia e forza d'animo e aver visto morire suo fratello, Hodor e Estate, ottiene un freddo "grazie" come congedo. Se qualcuno non se ne fosse ancora reso conto, Bran a questo punto lo dice chiaramente: non è più lui. Il dolce ragazzino che si arrampicava sui torrioni abbandonati di Grande Inverno è, dopo tutto, un'altra delle vittime di Ditocorto: ciò che resta di Bran Stark è un frammento di memoria perso in un turbine di millenni, segreti e orrori.

Tra i graffiti di Roccia del Drago

Il Trono di Spade: una foto di Missandei e Daenerys dall'episodio The Spoils of War

Tra quei segreti ce n'è ovviamente uno molto importante che riguarda il Re del Nord Jon Snow; ma a questo punto ci sembra palese che, a soli tre episodi dalla fine, non è ancora giunto il momento di svelarlo. Ignaro del suo autentico lignaggio, Jon discute di usi, costumi e diritto civile con Missandei, che ne approfitta per parlargli della spontanea, entusiastica fede che lei e gli altri seguaci di Daenerys Targaryen ripongono nella loro regina. Con questa incredibile giovane donna Jon vive un paio di momenti carichi narrativamente, emotivamente ed eroticamente, al punto che gli avversari del loro futuro ma abbastanza ovvio idillio romantico (sia quelli che "è troppo banale, Martin non lo scriverebbe mai così" che quelli che "orrore, sono zia e nipote") faranno bene a mettersi subito l'anima in pace.

Non mancano, in The Spoils of War, sottili riferimenti ai passati grandi amori di Dany e Jon, e, in quei momenti nella grotta di ossidiana, sotto le misteriose spirali dei Figli della Foresta e ai graffiti che raccontano una guerra antichissima e disperata, un ricordo dell'illusione d'amore con una ragazza, a modo suo, baciata dal fuoco come Dany. In attesa dello sciogliersi della tensione, Jon parla dell'unico, vero, reale nemico e Daenerys dell'orgoglio del giovane re e guerriero, che gli impedisce di sottomettersi al suo comando; ma allo stesso tempo Dany è la prima a trattare Jon da suo pari, quando gli chiede un consiglio da condottiera a condottiero. Ed è un consiglio che Daenerys ascolta perché non va a mettere a ferro e fuoco la Fortezza Rossa, anche se, a rigor di logica, la perdita delle ricchezze e delle provvigioni dell'Altopiano non può non avere un impatto sulle popolazioni di diverse regioni di Westeros.

Il trono di spade: Kit Harington e Alfie Allen in una scena di The Spoils of War

Nello snello minutaggio di The Spoils of War c'è tempo per un altra agnizione fonte di emozioni contrastanti: quella tra Jon e Theon Greyjoy. Per quanto innumerevoli stolti accusino l'affascinante e misurato e instancabile Kit Harington di essere monoespressivo, è evidente dal suo sguardo il desiderio di strangolare seduta stante l'ex amico d'infanzia. Theon, però, ne ha fatta di strada e si salva nominando prontamente Sansa, e ammettendo che dovrebbe essere morto; noi non siamo così convinti che Theon avrebbe fatto meglio a farsi ammazzare dallo zio psicotico per tentare vanamente di salvare Yara. Traumatizzato e scisso come una sorta di Gollum delle Isole di Ferro, potrebbe avere ancora un ruolo fondamentale da giocare prima che l'ultimo sole tramonti su Westeros.

La carica della regina del fuoco

Il trono di spade: una scena di battaglia in The Spoils of War

Ma voliamo nel cuore del Continente, dove le truppe di Castel Granito e quelle della Collina del Corno scortano le ricchezze trafugate all'Altopiano - con l'eccezione di un quantitativo d'oro destinato a pagare un ponderoso debito spedito in anticipo nella Capitale - dove la regina Cersei e l'emissario della Banca di Ferro di Braavos Tycho Nestoris discutono nuovi finanziamenti, e fanno menzione di una certa Compagnia dorata facendo saltare un battito ai cuori dei lettori di George R.R. Martin.

Il Trono di Spade: una foto dell'episodio The Spoils of War

Alle prese con le richieste di Ser Bronn delle Acque Nere, che gli ricorda come un tempo gli fosse stato promesso un castello, Jaime Lannister ritrova un po' del suo antico fascino e voilà, non è più il babbeo che si lascia sedurre dalla sorella alcolizzata e deridere da un qualunque Euron Greyjoy. A conferma che Jaime è un uomo e un personaggio migliore lontano da Cersei, c'è il tempo per creare un po' di calore e simpatia con lui, Bronn e Rickard/ Rickon/ Dickon Tarly prima che i sensi affinati del mercenario colgano una lontana e nefasta vibrazione.

Il trono di spade: una scena di The Spoils of War

E qui comincia uno spettacolo come persino Game of Thrones ce ne ha regalati di rado: la carica dei Dothraki annuncia una battaglia che possiamo paragonare solo ai due gioielli di azione e rappresentazione bellica della storia del nostro show: Aspra dimora e La battaglia dei bastardi. Con la sostanziale differenza che fa, a livello emotivo, il coinvolgimento diretto di alcuni tra i personaggi più amati su due diversi fronti, e a livello visivo il fatto che Daenerys Targaryen, raccogliendo il monito della compianta Lady Olenna ("You're a dragon. Be a dragon.") abbracci la sua natura autentica e cavalchi Drogon in battaglia.

Dracarys!

Band of Brothers

Emilia Clarke è assolutamente magnifica nella sua veste di macchina da guerra, cuore a cuore con il più amato e terribile dei suoi figli; ma ancora più incredibile è lo spettacolo a terra, la furia dei Dothraki che mulinano i loro arakh, scoccano frecce, saltano come fiere dalle loro cavalcature, e il terrore che si dipinge sui volti degli uomini di Lannister e Tarly. E così, mentre Drogon accende un inferno di fuoco che i cavalieri delle pianure Essos, per la prima volta oltre il Mare Stretto, attraversano senza batter ciglio, ci ritroviamo al fianco di Jaime e Bronn. Siamo sicuri che anche tra i nostri lettori ci sia qualche sostenitore dei colori dei Lannister; la maggior parte, tuttavia, li immaginiamo dotati di un normale equilibrio psicofisico e di un anche modesto senso etico, e quindi tifosi dei giusti, liberatori, e angariati membri del #TeamStarkgarien. Ma qui parliamo di Jaime e Bronn. Siamo pronti a vedere ridotta in poltiglia gente come la Montagna e Qyburn, e naturalmente Cersei, per quanto ci mancherebbe la bravura di Lena Headey, ma non siamo pronti ad augurare a Jaime e a Bronn di finire arrosto.

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Il trono di spade: Bronn si prepara ad abbattere Drogon in The Spoils of War

Il risultato è che questa battaglia è quanto di più eccitante si sia mai visto su questi navigati schermi televisivi; di certo non vogliamo che Cersei porti a casa un'altra vittoria, ma non possiamo non esaltarci quando Bronn mette mano alla ballista di Qyburn e minaccia il maestoso Drogon e la sua infuriata genitrice; non possiamo non soffrire con Tyrion che vede Jaime correre verso una morte atroce... e per fortuna, salvarsi all'ultimo, probabilmente per mano di quella pellaccia di Bronn (e stavolta il castello non glielo si potrà negare). Si è dubitato di recente della fedeltà di Varys, ma vogliamo parlare di questo Tyrion non affrancatosi dall'affetto per il fratello, nemico della sua regina? Ma forse nel dilemma di Tyrion Lannister, come nel gioco di potere tra Jon e Dany, c'è il cuore tematico di questa stagione di Game of Thrones: l'esigenza di superare le rivalità, dimenticare trascorsi e i diritti dinastici, non per prosperare, ma per sopravvivere. Jaime Lannister per questa volta ce l'ha fatta. Almeno fino alla prossima, formidabile battaglia sconsigliata ai cardiopatici e ai deboli di stomaco.

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Alessia Starace
Redattore
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