Il trono di spade - 3x07: The Bear and the Maiden Fair

Episodio ricco di dialoghi incisivi e di elementi romantici, The Bear and the Maiden Fair: ma su tutti gli idillii de Il trono di spade incombe, manco a dirlo, l'inverno che sta arrivando. Fa fede la firma in calce a questa teleplay, quella di George R.R. Martin.

Si può leggere in chiave romantica, questo episodio de Il trono di spade: a cominciare dal titolo The Bear and the Maiden Fair. Sansa e Tyrion, Sansa e il Mastino, Arya e il Mastino, Jorah e Daenerys, sono tutte "coppie" nelle quali gli esegeti martiniani hanno rivisto "l'orso e la bella fanciulla" dei goliardici versi. Lui rude, peloso e selvaggio; lei innocente e inerme, eppure languida vittima del fascino virile. Non manca un orso in carne ed ossa in questo segmento della fantastica terza stagione del serial HBO, e per salvare la vergine del caso dalle sue grinfie scenderà in campo niente meno che Jaime Lannister.

Ma andiamo con ordine, perché The Bear and the Maiden Fair si apre sì su una coppia, ma si tratta di una coppia poco tradizionale, in cui è senz'altro lei la più ferina ("Cosa vuol dire svenire?"): naturalmente parliamo di Ygritte, la fiera Bruta che ha conquistato il giovane - e vergine, almeno fino a un paio di episodi fa - Jon Snow. "Non sai nulla, Jon Snow", gli dice la sua bella, e lo ribadisce Orell. Ygritte parla dell'esito dell'imminente attacco dei Bruti alla Guardia della notte, e Orell parla del fatto che con la sua signorile ingenuità e la sua distanza dal mondo selvaggio ed elementare Jon non riuscirà a tenersi Ygritte; hanno ragione entrambi, non sa nulla, Jon Snow. Ma imparerà presto.

Sta imparando molte cose anche il fratello minore di Jon, Bran Stark, che ha il supporto dei sogni profetici di Jojen Reed, che gli stanno facendo capire che forse la sua caduta dalla torre più alta di Grande Inverno non è stata vana: il corvo con tre occhi lo attende al di là della Barriera per svelargli il suo compito futuro. Ma Osha ci pensa nemmeno a tornare oltre la Barriera, dopo tutto è da lì che era fuggita con altri Bruti finendo per essere catturata da Robb e Theon. E a questo punto anche a Natalia Tena tocca la chance di mostrare il suo ragguardevole talento con un monologo - romantico, in un certo senso, perché è la storia di un amante che la lasciò per tornare con occhi di ghiaccio, asservito agli Estranei e con intenzioni molto poco affettuose.

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Restiamo ancora a Nord con la più scioccante storyline di The Bear and the Maiden Fair, e che coinvolge il povero Theon Greyjoy, il quale, a questo punto, sarà compatito anche dai suoi più ostinati detrattori. Il suo aguzzino ha deciso di ricordargli le gioie che una parte del suo corpo in particolare gli ha dato negli anni della maturità sessuale, per poi procedere all'orrenda violenza che, nei libri di Martin, era soltanto suggerita. Una curiosità soddisfatta per i lettori delle Cronache, e un colpo da cui Theon difficilmente si riprenderà.

Dai paesaggi brulli del nord di Westeros passiamo alla lontanissima riarsa Baia degli Schiavisti, dove Dany è impegnata in quella che possiamo chiamare, in maniera molto eufemistica, attività diplomatica; al suo fianco ci sono sempre Ser Barristan e Ser Jorah, ma in questo caso non è l'esule dell'isola dell'Orso, che pure ha più diritti degli altri sul titolo, ad essere la bestia accanto alla bella. Il ruolo, qui, è coperto brillantemente da Drogon, il più terribile e più amato dei tre draghi della nostra regina d'argento. Il drago nero e scarlatto terrorizza il malcapitato ambasciatore di Yunkai, e lo alleggerisce del tesoro che questi aveva portato a Dany in cambio della sua rinuncia all'assedio; l'ultima Targaryen è decisa, prima di partire per Westeros a reclamare il suo trono, ad affrancare gli schiavi di Essos, e niente può fermarla; quanto ai "potenti amici" di Yunkai, Jorah Mormont è già al lavoro.

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Il momento più sentimentale ma anche più bollente di The Bear and the Maiden Fair si svolge nelle Terre dei fiumi, dove la carovana del Re del Nord si muove verso le Torri Gemelle per il matrimonio di Lord Edmure Tully con Roslin Frey. Bloccati da un violento temporale, Robb e Talisa si concedono una notte d'amore, con un unico sguardo ansioso di mamma Catelyn a suggerire che il disastro incombe anche su questa solida unione, che ha causato dopotutto il dissidio con i Frey cui ora tocca porre rimedio a Edmure. Ma, per il momento, Talisa ha per il suo regale sposo una notizia che farà esultare Robb e saltare sulla sedia i lettori di Martin.

I martiniani apprezzeranno anche la laconica e tagliente risposta che Arya Stark dà al "traditore" Beric Dondarrion quando questi le chiede chi sia il suo Dio; ma l'elemento più importante della vicenda di Arya in questo episodio è il nuovo incontro con il Mastino, che evidentemente era rimasto abilmente celato sulle tracce della Compagnia senza vessilli, con cui si conclude il suo tentativo di fuga. Restiamo con Arya per fare cenno brevemente all'unica incursione nella storyline di Stannis Baratheon dell'episodio, che vede l'amico per la pelle della lupacchiotta Gendry al fianco della sua "rapitrice" Melisandre di Asshai: per lui c'è la ponderosa rivelazione sulle sue origini che Martin, nei libri, ancora gli nega.

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Ad Approdo del Re, nel frattempo, si parla d'amore più che farlo, come succede in tanti matrimoni. Sansa Stark, che è andata in frantumi alla notizia delle sue imminenti nozze con Tyrion Lannister, si autoflagella per i suoi sogni di bambina, e la sua mentore e amica Margaery Tyrell la consola, dicendole che poteva andarle peggio, visto che sposa un uomo che è sì deforme, ma è anche un famoso amatore, e sarà signora del Nord e forse di Castel Granito; dopotutto lei, per la corona dei Sette Regni, è sul punto di sposare lo psicopatico conclamato Joffrey Baratheon. Tyrion ha una conversazione speculare, ma anche più divertente di quella tra la sfortunata (e svenevole, direbbe Ygritte) Lady Stark e la disinibita futura regina, con Bronn che tenta di indurre l'unico Lannister onorevole ad ammettere di voler portare a letto la quindicenne Sansa. Un colloquio più difficile tocca a Tyrion con la stizzita amante Shae, che non accetta quelle nozze che la relegheranno al ruolo di concubina costretta a svuotare il vaso da notte della sposa.

Un bizzarro "matrimonio" è quello tra il giovane sovrano e il suo Primo Gentiluomo Lord Tywin. Joffrey ha convocato suo nonno per chiedergli conto degli ultimi concilii ristretti a cui non ha partecipato perché preso da impegni regali, come ad esempio ammazzare Ros con la balestra. Per quanto tenti di alzare la cresta, Joff non ha alcuna chance d'imporsi sul carismatico nonno, e al magnfico Charles Dance basta salire tre gradini per ridimensionare il ragazzino e mostrarlo per quello che è, un repellente, pusillanime e abietto verme coronato. Che però non ha mica tutti i torti, sulla minaccia dei draghi di Daenerys: avete visto Drogon?

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Per chiudere, torniamo nelle Terre dei fiumi, e precisamente ad Harrenhal, a rivisitare l'arco narrativo più riuscito e appassionante - a tre episodi dal finale conviene ammetterlo - di questa terza stagione dello show HBO. Jaime Lannister, pur riluttante, prende congedo da Brienne lasciandola nelle mani di Locke, e l'eroica fanciulla lo manda via senza rimpianti chiedendogli solo di tenere fede al patto con Lady Catelyn Stark, liberando Sansa e Arya (credute entrambe prigioniere ad Approdo del Re). Non sappiamo bene cosa si aspettasse, Jaime, ma quando, già in cammino verso la Capitale, riceve da Qyburn la conferma che Brienne sarà torturata e uccisa quella stessa notte, torna immediatamente sui suoi passi e guai a chi cerca di impedirglielo. Quando poi trova la vergine di Tarth gettata nell'arena con una spada di legno e un orso alto come un palazzo come avversario, non esita a gettarsi in suo aiuto, disarmato e monco della mano destra; ma almeno c'è il suo corpo tra la belva e la "bella". Ora potremmo scervellarci anche per settimane, ma non riusciremmo a immaginare nulla di più romantico.

Un nuovo episodio ricco e ben organizzato, dunque, tocca quasi tutte le storyline, regala una pletora di dialoghi taglienti ed evocativi e consolida i giusti entusiarmi dei fan di uno show che continua a gestire con brillantezza il corsposo materiale della Cronache martiniane. Ma accanto all'eccellente scrittura, c'è qui anche un notevole e oculato dispendio di risorse e CGI che garantisce autentiche delizie per gli occhi, dalle visioni aeree delle terre del Nord, alla prospettiva sulla Fortezza di Approdo del Re dalla Baia delle Acque nere, fino, naturalmente, ai tre figli della Madre di Draghi.
In più The Bear and the Maiden Fair è caratterizzato da "informazioni extra" rispetto ai libri che sono una piacevolissima sorpresa per i martiniani che conoscono già a memoria le fondamente letterarie del serial, elementi che sono particolarmente significativi considerando il fatto che è proprio George R.R. Martin a firmare questa teleplay. Questa lettrice in particolare, immersa come tutti gli altri nel limbo infinito tra la pubblicazione di un romanzo e l'altro, ringrazia.

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