Qualcuno volò sul nido del cuculo

1975, Drammatico

Recensione Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)

Tratto dal best-seller Ken Kesey, è un film sulla libertà, un'allegoria sulla nostra civiltà e sull'essere umano. Temi fortissimi che Milos Forman tratta con grande ironia e drammaticità allo stesso tempo.

Davide Piasentini

Il sogno chiamato libertà

La libertà.
Una parola piena di significati, un valore incalcolabilmente grande per cui molti uomini e donne hanno combattuto, spesso spingendosi fino alla morte. Forse la libertà è un sogno, un'utopia ma vale la pena vivere per essa.
Qualcuno volò sul nido del cuculo, tratto dal best-seller di Ken Kesey, è un film sulla libertà, un'allegoria sulla nostra civiltà e sull'essere umano. Temi fortissimi che Milos Forman tratta con grande ironia e drammaticità allo stesso tempo.

Il film ha come protagonista un teppistello, di nome Randle P. McMurphy (un meraviglioso Jack Nicholson), che fa il suo ingresso nel manicomio di stato dell'Oregon, spacciandosi per matto, per evitare la galera. Il suo arrivo cambierà la vita dei pazienti dell'ospedale, i famosissimi "picchiatelli": il silenzioso Grande Capo (Will Sampson), il timido Billy Bibbit (Brad Dourif), la "testa calda" Taber (Christopher Lloyd), e ancora il riservato Harding, il tenero Cheswick, Fredrickson, Bancini e il divertentissimo Martini. McMurphy sconvolgerà le loro vite, facendo loro riscoprire la voglia di vivere ma creando anche un grosso attrito con la perfida infermiera Miss Ratched (la bravissima Louise Fletcher).
Randle li farà giocare a basket, li porterà a pescare, renderà ridicole le sedute psicanalitiche di gruppo e li indurrà a sognare una seconda opportunità, come nella civiltà odierna, per persone che sono state al manicomio, spesso non capita.

Il film si divide in due parti: nella prima, con l'arrivo di McMurphy, l'atmosfera è frizzante, divertente, spassosa e la ribellione dei "picchiatelli" coinvolge lo spettatore con grande leggerezza.
Nella seconda parte la tensione cresce gradualmente e il senso di morte e di disumanità, legato al suicidio di Billy e alla lobotomia di Randle, penetra il film in profondità esaltandone tutta la sua drammaticità.
Randle, con il suo coraggio e la sua voglia di vivere, viene ridotto a essere un vegetale, un rifiuto umano, solo perché voleva la libertà. Il regista Forman rappresenta così la nostra civiltà, dove non si distingue più fra il sano e il malato, dove il manicomio è una prigione in cui gli esseri umani vengono privati della loro anima e della loro voglia di vivere, dove la libertà viene uccisa o ridotta al silenzio.
La scena finale con la fuga verso la libertà del Grande Capo, preceduta dalla morte di Randle, e l'urlo di Taber squarcia lo schermo, rempie i nostri cuori di speranza.

Vincitore dei 5 premi Oscar più importanti (miglior film, regia, attore e attrice protagonisti, sceneggiatura), Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, e un inno alla libertà e alla vita: per essa vale la pena lottare, combattere e morire come è sempre stato, come sempre sarà in questo mondo.

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