Love in a Puff

2010, Commedia

Recensione Love in a Puff (2010)

Una storia che mostra una freschezza e una libertà narrativa assoluta, un modo di raccontare talmente spontaneo da sembrare improvvisato e una credibilità di fondo che è merce rara, oggigiorno, nelle commedie provenienti da Hong Kong.

Il fumo fa bene al cuore

Cherie è una commessa che ha un rapporto burrascoso, costellato di liti, con un fidanzato geloso e poco attento; Jimmy è un giovane pubblicitario che è stato appena mollato dalla fidanzata, e sta ancora cercando di assorbire il colpo della fine del rapporto. A Hong Kong, nel 2009, è appena entrato in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici; i due, accaniti consumatori di tabacco, si incontrano così nel vicolo che mette in comunicazione i due luoghi di lavoro, dove, insieme ai rispettivi colleghi, partecipano al rito della pausa sigaretta. Le loro due vite si incrociano così casualmente, tra chiacchiere collettive su amicizie, esperienze lavorative e amori passati; e quasi casualmente iniziano un gioco di scambi di SMS e incontri estemporanei, presi da entrambi con la leggerezza con cui si soffia via una nuvola di fumo. La simpatia reciproca c'è, l'attrazione pure, ma quella nuvola evanescente riuscirà a concretizzarsi in qualcosa di più solido e duraturo?

Love in a Puff: una scena del film hongkonghese
E' stato senz'altro tra i protagonisti di questa quattordicesima edizione del Far East Film Festival, il regista Pang Ho-Cheung. Il cineasta di Hong Kong, d'altronde, è quasi presenza fissa del festival friulano (da lui esplicitamente omaggiato nel recentissimo Vulgaria) e quest'anno è stato presente a Udine con ben tre film: questo Love in a Puff, grande successo al botteghino hongkonghese nel 2010, il suo sequel Love in the Buff, che sposta le divertenti storie dei due protagonisti a Pechino, e l'appena citato Vulgaria, sboccatissima e irriverente commedia che può essere considerata l'equivalente cantonese del cinema dissacrante di un Kevin Smith. Tra le tre pellicole, tuttavia, quella che ci ha convinto di più è stata proprio questa del 2010, che mostra una freschezza e una libertà narrativa assoluta, un modo di raccontare talmente spontaneo e vero da far pensare a un tessuto narrativo in gran parte frutto di improvvisazione (in realtà lo script di Pang e Heiward Mak, vincitore agli Hong Kong Film Awards, è più che mai studiato) e una credibilità di fondo che è merce rara, oggigiorno, nelle commedie provenienti dalla ex colonia.

Love in a Puff: una scena del film hongkonghese, hit del 2010
Il pretesto del fumo di sigaretta, vero e proprio trigger narrativo che innesta la vicenda sentimentale dei due giovani, è l'elemento che ricorre più spesso e dà la misura della leggerezza e della (apparente) infafferrabilità del loro rapporto. Pang fa un uso intelligente e realistico dei dialoghi, tutti improntati a un umorismo di marca locale, e offre un montaggio riuscitissimo e funzionale, con le vicende e gli incontri di Jimmy e Cherie alternati a divertenti video-interviste incentrate sui loro amori passati. Le interpretazioni di Shawn Yue e Miriam Yeung sono quanto di più vero e divertente si possa immaginare (pensando alle vicende dei due personaggi, un sorriso affiora spontaneo sulle labbra) e i loro stessi comprimari si rivelano assolutamente funzionali ai rispettivi ruoli; la regia di Pang, più misurata e meno "presente" che in passato, è caratterizzata comunque dalla consueta eleganza, e si affida anche alla bella, espressiva fotografia di Jason Kwan e a un'azzeccata colonna sonora.

E' difficile, quindi, trovare un elemento che stoni in una commedia come questa, espressione della miglior tradizione di un cinema che, in passato, ha fatto della libertà narrativa la sua bandiera; ma anche della poetica personale di un cineasta che finora ha mostrato un'assoluta versatilità, insieme a un'impronta forte e riconoscibile che ne fa un autore a tutto tondo. Vederlo, finalmente, distribuito anche in Italia, sarebbe una soddisfazione assoluta per chi da anni segue e apprezza il suo cinema, ma anche un risultato che, vista la qualità, l'intensità e la freschezza delle sue opere, farebbe senz'altro bene al cinema tout court.

Recensione Love in a Puff (2010)
Marco Minniti
Redattore
4.0 4.0
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