Jagoda: Fragole al supermercato

2003, Azione

Recensione Jagoda: Fragole al supermercato (2003)

La vita nella nuova Belgrado è piena di sorprese, aperta all'occidentalizzazione, ma conservando l'ironia della quotidianità.

Mattia Nicoletti

Il frutto del caso

L'abilità del popolo jugoslavo di sapersi divertire, è un marchio di fabbrica che Emir Kusturica porta in giro per il mondo producendo registi che potrebbero essere la sorpresa del cinema di domani. Jagoda: Fragole al supermercato non fa eccezione, e comunica energia e baccano, senza curarsi di chi è intorno a osservare, mentre lo scorrere delle immagini descrive i colori forti con il tono della voce alto, molto alto. Le situazione grottesche si sprecano e ridicolizzano il mondo occidentale, interpretato con l'occhio dei Balcani, illustrando l'anima di un paese ormai frantumato, ancora più vivo, anche e soprattutto nei microcosmi in cui le persone sono ancora vere e se ne fregano liberamente se desiderano mangiare un cevapcici, un ovetto Kinder, o un cioccolatino Raffaello.

Il luogo in cui si svolge il film è un supermercato di stampo americano, appena inaugurato, dove Fragola, ragazza tranquilla, lavora come cassiera. La sua vita è piatta, e l'unica soluzione al tran-tran di ogni giorno è trovare un uomo giusto per vivere un'esperienza d'amore. Una sera, abbandonata dalla sua collega smorfiosetta, mentre sta chiudendo il negozio, la fanciulla rimbalza duramente una dolce vecchietta che vuole acquistare delle fragole per fare una torta di compleanno per il nipote. Fin qui tutto bene, come dichiarava Mathieu Kassovitz ne L'odio, e il problema non è la caduta ma l'atterraggio. Il giorno successivo, infatti, entra nel supermarket Marko, un ragazzotto armato di tutto punto con un mitra in mano che prende in ostaggio tutti i presenti nel locale. Non li rilascerà se non scopre chi ha trattato male la sua simpatica nonnina. Tutti sono terrorizzati tranne Fragola, che per caso (per casus belli sarebbe meglio dire) può avere incontrato in quel giorno la sua anima gemella.

Poliziotti eticamente corretti, uomini delle teste di cuoio che non aspettano altro che sparare raffiche di proiettili, ladri goffissimi mascherati da Banda Bassotti, direttori di supermercati filo americani, sono i protagonisti reali e assurdi di questo divertentissima versione comica di Quel pomeriggio di un giorno da cani (solo come riferimento), e movimentano la paradossale situazione che si è venuta a creare. Anche il produttore del film, Emir Kusturica, non ha voluto mancare alla festa, e si è ritagliato un cameo come capo della Polizia. Naturalmente, però, non appare sulla scena, ma bensì sul video di una delle volanti pronto a dichiarare che lui è uno che parla attraverso le immagini.

Jagoda è l'opera prima di Dusan Milic, che tratta le immagini sgranandole nei momenti di quiete, e le alterna con sequenze concitate da real Tv per trasmettere allo spettatore con ironia la sensazione di non assistere a una situazione totalmente improbabile. La vita nella nuova Belgrado è piena di sorprese, aperta all'occidentalizzazione, ma conservando l'ironia della quotidianità.
Se volete divertirvi e ridere, non esitate ad andare a vedere questo piccolo film da camera (l'azione si svolge quasi interamente nel negozio) saturo di citazioni a noi vicine, che diffonde tutta la vitalità di una realtà piena di contrasti culturali, e per questo ancora più interessante.

Recensione Jagoda: Fragole al supermercato (2003)
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