La macchia umana

2003, Drammatico

Recensione La macchia umana (2003)

Il regista Robert Benton confeziona un drammone sull'America perbenista ed ipocrita servendosi di un cast stellare, ma non del tutto splendente.

Alessandra Sessa

Il fantasma dello zulù

Robert Benton attinge dal romanzo di Philip Roth per confezionare un drammone sull'America perbenista ed ipocrita, servendosi di un cast stellare, ma non del tutto splendente.
Mentre tra l'opinione pubblica infuria il sex-gate, Coleman Silk, uno stimato professore di lettere classiche, viene accusato di razzismo nei confronti di due studenti di colore per averli additati con un termine di dubbia interpretazione. Le autorità della scuola non credono alla sua buona fede e lo allontanano. La morte improvvisa della moglie e la perdita del lavoro getteranno Coleman in una crisi profonda, ma l'attempato professore potrà contare sull'appoggio dell'amico scrittore Nathan Zuckerman, a cui racconterà la sua proibita relazione con una donna della metà dei suoi anni, Faunia. Sarà proprio l'umile e problematica giovane amante che raccoglierà l'inaspettato segreto dell'emerito ex professore.

Un Anthony Hopkins poco credibile dà corpo alla figura di Coleman Silk, uomo dall'identità scomoda, nascosta, scolorita. Un professore colto e raffinato, costretto ad incassare un'ingiusta condanna di razzismo per non rivelare l'inquietante mistero celato dietro ai suoi occhi chiari. Una Nicole Kidman scarmigliata ed incolta interpreta la fragile e nevrotica Faunia, legata ad un passato di tragedie e alla presenza ossessiva di un ex marito violento e frustrato, il bravo Ed Harris. Due personaggi molto diversi, dunque, ma ugualmente prigionieri. Due anime travagliate che si attraggono, chissà poi perchè, perdendosi l'uno nell'altra. Coleman e Faunia sono due spiriti macchiati e marchiati da esperienze dure e incancellabili. L'una ai margini della società, conduce una vita anonima sopravvivendo a sé stessa, l'altro, invece, proprio per non restare in disparte sopravvive alla sua verità. L'incontro fatale restituirà a Coleman la possibilità di essere finalmante reale, e a Faunia l'opportunità di rappresentare qualcosa di importante ed unico.
Tra loro l'ipocrisia di una società che in nome del politically correct giudica, dà e toglie. Coleman è condannato in nome di quei principi che gli ritornano contro come un boomerang, proprio lui che aveva rinnegato se stesso pur di far parte del mondo perbene. Lo stesso accade all'ex marito di Faunia che diede sé stesso per la patria nel Vietnam, e poi si trova ad essere giudicato un folle.

La macchia umana si perde nella confusione dei continui flashback che aggiungono imbarazzo alle improponibili rivelazioni, facendosi ricordare più per le effusioni della strana coppia che per il resto.

Recensione La macchia umana (2003)
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