Il costo della vita

2003, Commedia

Il costo della vita: intervista a Philippe Le Guay

Alla conferenza stampa che ha seguito la proiezione del film "Il costo della vita" ha partecipato il regista Philippe Le Guay, che in modo semplice e schietto ha risposto alle poche domande dei giornalisti.

Elena Mortelliti

Alla conferenza stampa che ha seguito la proiezione del film Il costo della vita ha partecipato il regista e sceneggiatore del film, Philippe Le Guay, molto gentile e sorridente, che in modo semplice e schietto ha risposto alle poche domande dei giornalisti. Un'intervista piuttosto breve, dove però è emerso il succo di quanto il regista voleva dire con il suo film.

Le Guay, qual è il suo rapporto col denaro?

Il mio rapporto col denaro è un misto dei rapporti che tutti i personaggi hanno con esso nel film: c'è il tirchio, il generoso e l'ereditiere che ha delle difficoltà col denaro.
Io sono tutti i miei personaggi allo stesso tempo. Ognuno ha voglia di essere generoso, ha paura di dare ed è avaro... chi non lo è!

E' un film per esorcizzare l'aumento del costo della vita?

Il film non affronta questa problematica, semmai il rapporto intimo che si ha col denaro, potrei riassumere tutto nel detto "dimmi come spendi e ti dirò chi sei!".
Io ho voluto mostrare come il denaro sia una cartina di tornasole delle emozioni e delle sensazioni che vivono in ognuno di noi.
Mi sono reso conto che il denaro ha a che fare con il modo in cui amiamo, che spesso è irrazionale, per questo è un po' come esplorare il microcosmo sociale.

Lei sembra propendere per una visione quasi buonista del "tirchio"...

In realtà tutti vorrebbero assomigliare al personaggio più generoso, ma non è così semplice, perché questo cela tanti complessi d'inferiorità (come dimostra il personaggio proprietario del ristorante, che ha un vero e proprio complesso di classe); dunque non è vero, io scavo in tutti i personaggi, nessuno è "buono".

Come ha scritto la sceneggiatura, si è basato su delle storie vere, osservate nella vita reale?

Il film è frutto di tutto quello che ho osservato. Tutti abbiamo delle storie strane da raccontare, e molte situazioni che sono rappresentate nel film le ho realmente osservate, come quella del tirchio ricco che si rifiuta di pagare il conto.

Lei per questo film penserà più all'incasso o alla critica?

Alla critica...

Che riscontro ha avuto in Francia il film?

Il film è andato bene, nonostante sia uscito d'estate, ha avuto più d'un milione di spettatori.

E negli altri paesi?

E' uscito in Svizzera, in Belgio, in Inghilterra e ora qui in Italia: se va bene qui, allora sarà un successone ovunque!

Si tratta di una commedia piuttosto amara, su problemi abbastanza complessi...

Ogni personaggio ha una sfumatura sia leggera che drammatica, che verrà più o meno risolta nel film...
Per esempio il personaggio del tirchio alla fine del film riesce a donare un euro al generoso, fino a quel momento incapace a sua volta di ricevere; l'industriale si rende conto che con il denaro non può vincere la resistenza delle donne.

Questo film sul denaro, in che momento della sua vita arriva?

Ho sicuramente preso coscienza di alcune cose, il mio riflettere sul denaro in realtà ha un'origine sociologica. Tutto dipende dall'educazione che si riceve da piccoli, che è necessariamente trasmessa dai nostri genitori. Il nostro rapporto con il denaro è indice del nostro rapporto con la vita.

Sta lavorando già alla scrittura di un altro film?

Si, alla storia di una dentista che vuole alleviare il dolore nel mondo e nel suo studio. Un giorno per casso tocca il nervo di una donna e ne rimane sconvolto...

Il costo della vita: intervista a Philippe Le Guay
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