Panico sulla montagna (FILM TV)

2005, Horror

Recensione Panico sulla montagna (2005)

Coscarelli sa mantenere viva l'attenzione per tutta la durata del suo mediometraggio e costruisce una vicenda che più che sul lato horrorifico colpisce su quello psicologico e metatestuale. L'impatto con quel determinato tipo di scene che prevedono eccessi di violenza, crudeltà e spargimenti di sangue sono limitati.

Pietro Salvatori

Il Coscarelli televisivo

Grande idea quella dei Masters of Horror. E dei tanti pregi (e qualche difetto) ci preme qui sottolineare l'aver inserito tra il novero dei registi quel Don Coscarelli che, dopo la celebre saga di Fantasmi, si è fatto amare con quel sorprendente film che fu Bubba Ho-Tep. Per il Master, Incident-on and of on a mountain road, Coscarelli si fa affiancare ancora da Landsdale e ci presenta la classica vicenda della ragazza in fuga, dopo aver accidentalmente messo k.o. l'auto lungo una strada di montagna, da un non meglio identificato serial killer dall'aspetto mostruoso.

Coscarelli sa mantenere viva l'attenzione per tutta la durata del suo mediometraggio e costruisce una vicenda che più che sul lato horrorifico colpisce su quello psicologico e metatestuale. L'impatto con quel determinato tipo di scene che prevedono eccessi di violenza, crudeltà e spargimenti di sangue sono limitati. Sono presenti, ovviamente, sarebbe impossibile pensare diversamente dato il contesto in cui il film si colloca. Ma il regista è ben attento ad elidere dove può e dove crede, in modo da non focalizzare ed esaurire l'attenzione dello spettatore nel lato splatter della messa in scena. E' infatti tutto sul finale che non ti aspetti che la pellicola punta, fino a convergere in una descrizione dei personaggi e degli spazi assolutamente funzionale al finale stesso. E così diversi aspetti lungo tutto il corso della pellicola rimangono fumosi o ambigui, funzionali al dispiegamento in scena di caratteri e aspetti della descrizione filmica prima lasciati cadere un po' distrattamente, con una certa arte. E dunque la vicenda, inizialmente di puro stampo horrorifico, si colora di aspetti non immediatamente riconducibili al genere, arrivando perfino a descrivere una digressione - che si ricongiungerà allo step principale in modo assolutamente funzionale - di una tranquillamente turbolenta vita familiare.

E' un peccato che il tutto sia minato da ingenuità tecniche che non sappiamo se dovute ad un budget un po' limitato o a una poca cura dei particolari. Il film, quasi in tempo reale, ambientato nel corso di una notte in un bosco, mostra evidentissimi gli stacchi netti delle ombre e un'illuminazione troppo marcata, segno marchiano che l'effettivo momento del girato è il pieno giorno. Anche il resto della fotografia stenta alquanto. Su tutto un fastidiosissimo "effetto lampo" che più che da delle nuvole, per intensità e frequenza sembra quello del red carpet di un qualsivoglia festival di richiamo.Se si sorvola dunque una qualità piuttosto televisiva, nel senso più ampio del termine, ci si trova davanti ad un prodotto che si prende sul serio quanto basta, cercando di calarsi in un genere senza superficialità e senza uno ostentato adeguamento agli stereotipi del caso.

Recensione Panico sulla montagna (2005)
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