Il Comunismo secondo le donne

Tra tanto cinema italiano bistrattato dalla stampa, Susanna Nicchiarelli si fa largo in un punta di piedi con un esordio che scalda il cuore e dimostra che i nostri autori sono ancora capaci di raccontare storie che parlino di noi.

"Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano" cantava Giorgio Gaber. Talmente lontano da arrivare fin sulla Luna, alla conquista dello spazio, dapprima con un cane (rigorosamente femmina), poi con un cosmonauta (da non confondere con gli astronauti, quelli sono americani), infine con una donna, la volitiva Valentina Tereshkova. Tra tanto cinema italiano bistrattato dalla stampa - talvolta a ragione - Susanna Nicchiarelli si fa largo in un punta di piedi con un esordio che scalda il cuore e dimostra che i nostri autori sono ancora capaci di raccontare storie che parlino di noi. Nessuno si lasci trarre in inganno dal fatto che Cosmonauta è ambientato per gran parte del tempo in una sede del Partito Comunista. La politica non è il focus della storia, ma fa da sfondo a un romanzo di formazione tutto al femminile dedicato a un'adolescente lontana dagli stereotipi giovanilistici che tanto cinema e televisione ci propongono, un personaggio vero, carico di difetti, che nulla concede per compiacere quelli che lo circondano. Luciana veste male, è sovrappeso, è sfacciatamente sincera, sfrutta gli altri secondo necessità e all'occorrenza, incapace di controllare la rabbia, li ferisce. Luciana è indipendente e ribelle, è intelligente e non lo nasconde, anche se il tatto non è proprio il suo forte, ma sa anche amare con tutta se stessa. Luciana non conosce mezze misure e lotta per emergere in un ambiente, quello del Partito Comunista, in cui le ragazze non sono prese granché sul serio. In fin dei conti siamo nel 1963 e il ruolo della donna è ancora quello di moglie e madre, non di militante politica.

Una scena di Cosmonauta
Con il suo film, Susanna Nicchiarelli riesce a rappresentare efficacemente uno spaccato dell'Italia degli anni '60, divisa tra il boom economico e la Guerra Fredda, con un piede nel passato e un altro nel futuro. Servendosi dell'ottima sceneggiatura scritta a quattro mani insieme a Teresa Ciabatti, la regista costruisce una storia in cui forma e contenuto si amalgamano alla perfezione. La sede del partito, molto più della scuola e della famiglia, è il luogo in cui nascono amori e amicizie, in cui si consumano tradimenti (non solo sentimentali) e si costruiscono rapporti di fiducia, ma soprattutto è il luogo in cui si cresce e si esperisce la realtà. Gli eventi vengono rigorosamente filtrati dal punto di vista di Luciana, che è anche fulcro e motore della maggior parte di tali eventi. Questo sguardo femminile sul mondo e sulla società, che è poi lo sguardo della stessa regista, si dimostra capace di penetrare a fondo l'animo umano tratteggiando figure femminili forti e indipendenti (oltre a Luciana a spiccare sono la madre, interpretata da Claudia Pandolfi, e la compagna di partito Marisa, incarnata con passione dalla stessa Nicchiarelli), dotate di una consapevolezza di sé talmente matura da risultare lievemente anacronistica per l'epoca. Se proprio vogliamo trovare un difetto al film, va cercato in questa modernità di fondo che trapela da donne che - non dimentichiamocelo - non
Miriana Raschillà interpreta Luciana nel film Cosmonauta
avevano ancora attraversato l'esperienza del femminismo post-sessantottino. In una commedia così compatta e gradevole l'unica concessione al vezzo stilistico è contenuta nella scelta di fare largo uso di splendide immagini di repertorio che mostrano le imprese spaziali sovietiche, immagini che, sapientemente fuse alle scene chiave del film, vanno a costituire dei piccoli, ma emozionanti climax che animano la narrazione supportata da una colonna sonora perfetta, curata da Max Casacci dei Subsonica, che si è occupato di reinterpretare alcune celebri hit degli anni '60 in chiave moderna, e dai Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, autori delle musiche strumentali.

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