Il caso Spotlight: intervista a Michael Keaton e Walter Robinson

Il personaggio nella vita e sul grande schermo: non capita spesso di incontrarli insieme. Per Il caso Spotlight, film a cui auguriamo tutti e sei gli Oscar a cui è candidato, Michael Keaton e Walter Robinson sono venuti a Roma. Senza peli sulla lingua.

Il caso Spotlight: intervista a Michael Keaton e...
Michael Keaton
Michael Keaton

64 anni, attore

Quando me lo trovo davanti non posso evitare di pensare che lui è Batman, quello su cui ho sognato da ragazzina, quello che mi piaceva anche quando le amiche mi dicevano "Ma è brutto...". E invece Michael Keaton ha confermato tutto quello che pensavo allora. Invecchiato benissimo, dimostra almeno dieci anni di meno, affascinante con quello sguardo un po' da buon diavolo, e simpaticissimo. Del resto, è sempre stato un grande attore, soprattutto comico, e i più se ne sono accorti solo per Birdman.

Accanto a lui c'è il vero Walter "Robby" Robinson, quello che ha condotto l'inappuntabile inchiesta che vediamo ne Il caso Spotlight, imponente nella sua presenza. Un uomo che ha portato avanti il lavoro che ho sempre sognato fare, il giornalismo vero, con una voce possente e una scelta delle parole veloce e puntuale. Questa è un'intervista emozionante e passatemi la prima persona, ma non potevo che introdurvela così.

Questo è un film che rende omaggio a un cinema investigativo nello stile degli anni Settanta.

Il caso Spotlight: Michael Keaton e Mark Ruffalo in un'immagine del film

Walter Robinson: Intendi film come Tutti gli uomini del presidente! Ero ancora un giovane reporter nel 1973 quando ebbi il grande onore di intervistare Woodward e Bernstein. Loro sono stati dei grandi, una vera e propria ispirazione per giovani come me, ci hanno fatto capire cosa volevamo e dovevamo diventare: reporter negli Stati Uniti e forse anche altrove. Anche il film ispira ancora oggi moltissime persone: ci ricorda che il giornalismo, quello vero, può fare la differenza nella vita delle persone.

Michael Keaton: Ovviamente viene da pensare a tutti i riferimenti che questo film ha con molti altri dello stesso genere, specie nel passato, ma non ho voluto pensarci quando ho accettato la parte. Ho pensato solo a come poter interpretare al meglio il ruolo di Robby. Credo che Il caso Spotlight sia proprio uno di quei film. Me lo ricordo benissimo; quando in quegli anni ero al college, se vedevo un film del genere sui manifesti cinematografici, la cosa mi eccitava e non stavo nella pelle per vederlo. Se mai non avessi fatto l'attore, avrei potuto fare il giornalista e sarebbe stato perché questo tipo di film mi avrebbero ispirato.

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Spotlight: un'immagine promozionale del cast

Come hai preparato il ruolo di Robby Robinson?

Il caso Spotlight: Michael Keaton a Roma

MK: Devo dire che, di solito, quando si prepara un personaggio per un film, si tende a crearsi nella mente tutto un suo bagaglio, un background che nel film non c'è, ma che ci aiuta a entrare nella parte. In questo caso avevo già tutto, avevo tutte le informazioni necessarie e, ogni volta che avevo delle ulteriori domande, potevo ottenere anche le risposte. Non sembra difficile quindi il dover interpretare Robinson, dato che ora lo vedete qui, accanto a me. Non è del tutto così, perché hai una grande responsabilità quando interpreti un'altra persona, qualcuno poi che è ancora vivo e che ha un ruolo importante nella società. Non è facile nemmeno quando si tratta di persone decedute, ma questa volta avevo da raccontare una grande storia. Non puoi inventare niente, devi agire come agirebbe lui.

Sei d'accordo che questo sembra un film d'altri tempi?

Il caso Spotlight: Michael Keaton e Rachel McAdams in un'immagine del film

MK: Non ci sono molti film oggi fatti in questo modo. E non è colpa di nessuno: è semplicemente il business. La gente paga il biglietto perché vuole vedere un certo tipo di film, così l'industria produce quel tipo di film, è semplicemente così che vanno le cose. Non è una cosa orribile, ma penso che sia ottimo che un film come questo consenta oggi di avere la scelta, l'opportunità di vedere una storia come questa. Io sono solo un attore, non ho fatto nulla di speciale, è il raccontare storie come questa alla gente la cosa importante.

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WR: Posso esprimere il mio disaccordo con il mio buon amico qui presente? Lui ha detto che le persone importanti siamo solo noi giornalisti e che lui è solo un attore che ha fatto il suo lavoro. Be', vorrei dire qualcos'altro. Le parole che abbiamo pubblicato sono state importanti, ma era il 2002. Adesso vediamo che è difficile per la stampa condurre nuovamente un'inchiesta di questo tipo per portare alla luce questi problemi, ma il potere che deriva da un film può davvero cambiare la coscienza comune, può raggiungere moltissime persone ed elevarle perché si interessino di una così grave questione. È così potente da non poter essere paragonabile a nessuna prima pagina di giornale. E devo aggiungere che vedere tutto questo portato sullo schermo da un così bravo regista e da un tale team di attori mi fa sperare che in tutto il mondo si possa riflettere su quali orribili cose siano accadute e continuino ad accadere, ovunque, sui bambini. Noi abbiamo ancora bisogno di proteggerli, per questo sono davvero molto grato a tutti, dai produttori ai distributori, anche al coraggioso distributore qui in Italia che lo rende disponibile alla visione per sempre più persone.

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Il caso Spotlight: Rachel McAdams, Michael Keaton, Mark Ruffalo e Brian d'Arcy James in un momento del film

Nei titoli di coda a un certo punto vengono indicati i paesi dove l'inchiesta è andata avanti e ha smascherato altri scandali, ma non ho visto l'Italia fra questi.

WR: È probabilmente perché i vescovi e i cardinali qui in Italia, le autorità preposte non hanno mai redatto nessuna relazione su quanto accaduto qui in Italia ai bambini abusati. Posso solo porla come domanda, perché non ho la risposta.

Come mai il film è vietato ai minori di 17 anni negli USA? E cosa pensate voi di questo divieto?

Il caso Spotlight: un bel primo piano di Rachel McAdams

MK: Non c'è nulla di offensivo o sensazionalistico in questo film e sicuramente posso affermare che Tom McCarthy ha lottato perché non ottenesse un divieto troppo restrittivo. Personalmente, di certo non ci porterei un bambino troppo piccolo perché questi concetti, anche se non viene mostrato mai nulla, sono molto disturbanti e difficili da comprendere prima di una certa età. Noi non vogliamo certo creare terrore nei bambini. Credo che sia necessario essere almeno teenager per vederlo.

Cosa pensi del resto del cast? Sono stati favolosi...

Il caso Spotlight: Mark Ruffalo in una scena del film

MK: Non mi interessa del resto del cast! Io sono il primo attore! (lo dice in italiano e poi scoppia a ridere). È stato uno dei gruppi di lavoro più divertente con il quale ho avuto il piacere di lavorare, il che suona veramente bizzarro, visto l'argomento che raccontavamo. Ma ci siamo divertiti davvero molto insieme. Diciamo che il film era così forte che avremmo potuto essere depressi, storditi tutto il tempo da ciò che raccontava, e invece dovevamo mantenerci "sobri" da tutto ciò per fare un buon lavoro. Perciò posso dirlo: abbiamo trascorso del tempo piacevolissimo insieme e penso sia perché se vuoi davvero dare il meglio, trovi il modo di farlo. È stato chiaro fin da subito che tutti noi tenevamo molto a ciò che stavamo raccontando, ma che avevamo bisogno di rilassarci riguardo queste cose quando non stavamo girando una scena. Ogni membro del cast è stato interessato, profondo, disponibile e divertente. È stato un gruppo grandioso con cui lavorare.

Personalmente ricordi la storia, quando avvenne qualche anno fa? O ne sei venuto a conoscenza solo per il film?

MK: Ricordo benissimo la storia perché sono un tipo che legge i giornali e guarda i notiziari, mi piace tenermi al corrente sempre di ciò che accade nel mondo. Ed essendo cattolico, penso di aver provato maggior interesse rispetto ad altri in questa storia.

Il caso Spotlight: Michael Keaton al photocall con il giornalista Walter Robinson

WR: C'è un messaggio universale in questo film, che riguarda tutti noi, nessuno escluso. Ogni giorno, ciascuno di noi passa accanto a una grave ingiustizia e non la vede. A volte non sa nemmeno che è lì, chiusa dentro la persona che gli sta accanto. Non le vediamo per molte ragioni. In questo caso, noi perdemmo di vista un sacco di indizi, perché c'era una grave interferenza da parte della chiesa, è vero, ma non solo. Fu perché noi li vediamo come leader morali, come icone e per noi era inimmaginabile che la chiesa cattolica fosse direttamente coinvolta, e in maniera così massiccia, nella copertura dei crimini sessuali dei suoi ministri sui minori. Chi lo crederebbe mai? Noi perdemmo i segnali, gli indizi, ma oggi posso dirvi una cosa: in ogni città degli Stati Uniti ci sono sempre una grande chiesa e un grande giornale e in ogni città ogni giornale ha perso gli indizi su quanto stava accadendo. E probabilmente questo accade in ogni città del mondo. Noi abbiamo spezzato il codice di omertà. Ma ci sono anche moltissime altre ingiustizie e non bisognerebbe mai lasciarle passare inosservate.

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