I Soprano

1999 - 2007

I Soprano: 5 motivi per cui la serie ha cambiato il mondo televisivo

Lo show creato da David Chase diceva addio agli spettatori 10 anni fa, il 10 giugno 2007, ma ha lasciato un segno indelebile e dato il via a una nuova epoca nella storia della televisione.

I Soprano: James Gandolfini ed Edie Falco in una scena della serie

Dieci anni fa, il 10 luglio 2007, si concludeva sugli schermi della HBO la messa in onda di una delle serie che maggiormente ha influenzato il mondo della televisione grazie alla storia del mafioso Tony Soprano e dei suoi problemi nell'equilibrare la vita privata e le difficoltà nel gestire la sua organizzazione criminale. Nelle sei stagioni di cui è composta I Soprano, per un totale di 86 episodi, si è potuto assistere a omicidi, liti in famiglia, tradimenti e, ovviamente, agli incontri del protagonista interpretato da James Gandolfini con la sua psichiatra Jennifer Melfi, ruolo affidato a Lorraine Bracco. Mescolando e ridefinendo i generi, lo show ideato da David Chase ha contribuito a dare il via a una nuova fase nella storia dei progetti per il piccolo schermo, conquistando innumerevoli premi e ottenendo successo anche in altri settori grazie alla pubblicazione di libri, alla realizzazione di videogiochi e a una colonna sonora in grado di scalare le classifiche di vendita.

La tv via cavo, all'epoca del debutto dello show negli Stati Uniti, aveva iniziato da poco a investire sulla realizzazione delle serie originali e alcuni mesi prima aveva debuttato Sex and the City, titolo destinato a sfondare realmente con la sua seconda stagione. I responsabili della HBO erano quindi particolarmente interessati a creare una programmazione in grado di attirare sempre più abbonati e hanno saputo cogliere il grande potenziale della storia del quarantenne che deve fare i conti con i problemi quotidiani, depressione, tradimenti, incapacità di comunicare con i figli adolescenti e un lavoro ereditato dal padre, senza dimenticare ovviamente la madre iperprotettiva e un po' invadente da cui non si è mai realmente liberato.

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Il progetto, così atipico per l'allora situazione della tv via cavo, ha conquistato i produttori che non riuscivano a togliersi dalla testa la visione del pilot ordinato nel 1997. La storia di Tony ha reso evidente come gli spettatori fossero alla ricerca di storie che approfondissero personaggi e tematiche, sviluppate con attenzione e dalla qualità tecnica e artistica paragonabile al livello raggiunto dalle produzioni cinematografiche. Questa consapevolezza, nel corso degli anni successivi, si è rivelata fondamentale ed essenziale per permettere la creazione di titoli di successo come Il trono di spade, True Detective o il recente The Leftovers, stimolando la HBO a sperimentare e osare, spaziando tra atmosfere e intrecci profondamente diversi ma tutti accomunati dalla ricerca della qualità e del coinvolgimento del pubblico, in grado di creare nel corso delle stagioni una comunità fedele di spettatori che ha contribuito al successo del marchio.
Nel decidere di trasformare l'idea avuta per un film in una serie tv, a metà degli anni '90, Chase probabilmente non avrebbe mai potuto immaginare l'incredibile accoglienza riservata a I Soprano e nemmeno il ruolo che avrebbe potuto avere nel cambiare per sempre il settore, tuttavia a distanza di un decennio dall'addio ai fan, la serie si rivela ancora indimenticabile e una visione obbligata per chi vuole scoprire le potenzialità del mezzo televisivo.
Proviamo quindi a elencare alcuni dei tanti motivi che l'hanno resa una pietra miliare della storia del piccolo schermo.

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1. Un protagonista amato nonostante le sue ombre

I Soprano:

James Gandolfini ha dato vita a un personaggio iconico con dalle caratteristiche uniche e forse un po' inaspettatamente in grado di conquistare, con le sue abitudini quotidiane semplici e la capacità di passare dalla dolcezza a un atteggiamento spietato, necessario a compiere azioni criminali, senza dimenticare i suoi problemi emotivi causati dal difficile rapporto avuto con la madre. Gandolfini aveva 35 anni quando ha accettato la parte di Tony, senza poter contare su esperienze pregresse come protagonista di una serie tv, convincendosi persino che sarebbe stato scartato dalla produzione.
Il risultato è stato però talmente convincente che nemmeno mostrare Tony Soprano impegnato a uccidere con le proprie mani ha allontanato gli spettatori, coinvolti da questo personaggio così ricco di sfumature e chiaroscuri e, proprio per questo, così incredibilmente realistico e che ha obbligato tutti a simpatizzare per qualcuno che potrebbe persino essere considerato un mostro, seguendone l'ascesa al potere tra le fila della famiglia criminale DiMeo. Grazie alle sue sessioni di terapia si è potuto scoprirne il passato, dall'infanzia in cui soffriva perché il padre preferiva sua sorella Janice agli anni del liceo in cui ha incontrato Carmela DeAngelis, il grande amore della sua vita nonostante gli ostacoli e i problemi disseminati nel percorso compiuto dalla coppia. Nel corso delle puntate si è dato ovviamente spazio anche agli omicidi compiuti dal boss, tra cui la sconvolgente esecuzione di Salvatore Bonpensiero dopo la scoperta che stava collaborando con l'FBI che ha fatto emergere il lato più umano del protagonista, inizialmente aperto alla possibilità di risparmiare la vita del suo vecchio amico, e le sue difficoltà nel dover accettare l'inevitabilità di quel drammatico gesto che continuerà a tormentare la sua coscienza a lungo.

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Gli aspetti negativi della personalità di Tony sono inoltre stati equilibrati con intelligenza mostrandolo in versione padre amorevole e preoccupato per il futuro di Meadow e A.J., ritratto piuttosto accurato e realistico di un genitore che deve fare i conti con i propri problemi e al tempo stesso vuole proteggere i propri figli dalla durezza del mondo in cui vive quotidianamente, cercando persino di nascondere in tutti i modi le sue attività criminali. Tony, con le sue imperfezioni e le sue caratteristiche così comuni, come l'amore per gli animali e la passione per lo sport, è riuscito a suscitare una certa empatia negli spettatori, messi così alla prova nell'assistere ai momenti più spietati e ai suoi tanti tradimenti nei confronti di Carmela che, davanti alla relazione con la cugina Svetlana, deciderà finalmente di non accettare più la situazione. L'interpretazione impeccabile di Gandolfini e la brillante scelta di inserire i dialoghi con la dottoressa Melfi e sequenze oniriche che svelano la sofferenza tenuta nascosta dal capofamiglia dei Soprano, tuttavia, hanno reso il personaggio un esempio da seguire per gli sceneggiatori che vogliono proporre sul piccolo schermo antieroi ricchi di contraddizioni ma facilmente amabili anche dal pubblico più scettico ed esigente.

I Soprano:

Altrettanto importante per la struttura della serie è la performance memorabile di Edie Falco nella parte di Carmela che ha saputo passare con bravura e senza sbavature nella sua interpretazione dall'invidia nei confronti della figlia - che può essere indipendente e avere la possibilità di ottenere un successo personale a lei negato - alla sua depressione e alla voglia di aiutare chi si trova in difficoltà, senza inoltre mai tralasciare i suoi dubbi e insicurezze.
La coppia di attori, sostenuta da un cast di ottimo livello anche per quanto riguarda le prove degli esordienti scelti dalla produzione, ha guidato lo show dall'inizio alla fine, senza mai far compiere passi falsi alla rappresentazione di due esseri umani così complessi e affascinanti.

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2. Una serie considerata un'opera d'arte

I Soprano: una foto promozionale della serie

I Soprano ha attinto alla tradizione creata da film come Il padrino o Quei bravi ragazzi, proponendo una serie tv che ha superato i pregiudizi legati abitualmente agli show per il piccolo schermo e trasformandosi in arte, ottenendo anche il prestigioso primato di essere la prima serie a essere mai proiettata al Museum of Modern Art di New York, evento accaduto nel febbraio 2001.
Nonostante le critiche ricevute dalle associazioni italoamericane che l'hanno considerata come una potenziale minaccia e accusata di perpetrare stereotipi negativi, lo show di David Chase si è ritagliato uno spazio importante nel mondo dello spettacolo e ha saputo fondere più generi, rendendo in più occasioni omaggio ai capolavori del passato ma reinventando un approccio alle situazioni e tematiche. Impossibile dimenticare l'amore di Tony Soprano per Il padrino, nonostante le sue perplessità causate dal terzo capitolo, o le sue visioni di film come Nemico Pubblico, inserito in modo intelligente in una puntata per approfondire le conseguenze della morte della madre. L'influenza di progetti come Gli intoccabili e delle opere di Tennessee Williams e Arthur Miller hanno poi contribuito a formare un microcosmo dai chiari legami con il mondo del cinema, e l'amore di Chase per Federico Fellini ha aggiunto quell'elemento in più alla formula per rendere il risultato un modello riuscito di televisione che conquista, con merito, il titolo di opera d'arte.

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3. Un'ambientazione realistica

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Lo show ha saputo ritrarre la vita di un'area di New York distante dalle scintillanti immagini che abitualmente vengono associate alla città, mostrando quartieri composti da piccoli negozi, bar in cui gli operai si ritrovano dopo una giornata di duro lavoro e tanti ristoranti italiani dai nomi che ricordano la patria degli immigrati negli Stati Uniti in cerca di fortuna. La scelta di girare il più possibile in location reali, come negozi che esitono tuttora e uno strip club che si trova nel New Jersey e non ha mai interrotto le sue attività durante il periodo delle riprese, ha contribuito a creare quell'atmosfera ben ancorata nella quotidianità necessaria a rendere credibili i personaggi e gli eventi, inseriti in un contesto veritiero e onesto anche nei momenti più estremi e meno piacevoli.

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4. Una storia ispirata alla vita di Chase

I Soprano: una foto dei protagonisti

Uno degli elementi migliori del progetto è il suo avere le radici in situazioni e tematiche conosciute dal suo creatore David Chase, a partire dai problemi di comunicazione con i genitori, un padre capace di non parlare al figlio per settimane e una madre dominante descritta come a tratti isterica, alla vita in periferia e alla necessità di entrare in terapia dopo la morte della sua sorella minore, quando lo sceneggiatore aveva circa 30 anni. Questa aderenza a una realtà conosciuta molto bene da parte dell'autore, ispiratosi anche alla sua esperienza nel mondo di Hollywood, diventa una delle colonne portanti della narrazione che ha permesso di superare i limiti imposti dalla rappresentazione tradizionale del mondo dei mafiosi e delle periferie americane, trovando sempre la chiave giusta per aprire porte emotive e narrative persino nei passaggi apparentemente senza via di uscita dal già visto e prevedibile.
I Soprano, pur essendo un racconto di crimini di ogni tipo, nel suo nucleo è uno show completamente dedicato alla famiglia e alle relazioni tra esseri umani, riuscendo così ad apparire sempre vero e sincero. Gli autori non si sono mai limitati a mostrare degli stereotipi legati ai personaggi principali ma hanno compiuto molte ricerche, ascoltando e dialogando con persone coinvolte nel programma di protezione testimoni o attingendo ai documenti legati alla storia della mafia. Gli sceneggiatori hanno quindi scoperto come i mafiosi affrontavano fisicamente i propri nemici e le vittime, ed ogni episodio è stato scritto con grande attenzione per i dettagli, curandone i dialoghi e mantenendolo aderente a fatti realmente accaduti.

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5. Il coraggio di osare

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I Soprano, a differenza di molti altri show di quel periodo, non ha inoltre mai esitato a compiere delle scelte sorprendenti o inaspettate, come uccidere personaggi principali come Adriana (Drea de Matteo) o Salvatore Bonpensiero. La libertà data dal non andare in onda sui network tradizionali ha permesso alla serie di mostrare sequenze molto forti, usare un linguaggio scurrile e inserire nella sceneggiatura scene di nudo, contenuti esplicitamente rivolti a un pubblico adulto e che hanno poi delineato a formare l'identità della HBO, pronta a rischiare pur di offrire progetti di alta qualità.

La serie non ha nemmeno esitato nel sviluppare con attenzione nel corso di più puntate una storia, non affidandosi ai tradizionali schemi televisivi che prevedono cliffhanger al termine di ogni episodio pur di mantenere l'attenzione dello spettatore. L'evoluzione lenta e costante dei personaggi e la presenza di numerose figure femminili in grado di dare spazio a donne di ogni tipo, dalle più sensibili alle spietate manipolatrici, hanno così saputo sfruttare nel migliore dei modi le radici nella vita reale, lasciando il segno nella mente dei fan che, a distanza di anni, ancora riflettono sull'epilogo, molto discusso e controverso, della storia e ricordano con piacere, e un po' di nostalgia, la storia di Tony.

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