Saw - L'enigmista

2004, Horror

Recensione Saw - L'enigmista (2004)

C'è il gusto del migliore cinema exploitation in questo esordio di James Wan, autore di un thriller macabro e frizzante, caratterizzato da una sana e onesta tendenza all'intrattenimento più gustoso.

I sadici giochi di un serial killer

Prendete un milione di dollari, alcuni interni di cui uno particolarmente sudicio dove centrare l'azione, legando con delle catene due poveracci e dividendoli con un morto in mezzo alla stanza, sporcate la fotografia, risparmiate riprese in esterno ma non efferatezze e momenti di ironico gusto per il sadico ed il macabro. Riempite il cast tecnico ed artistico di esordienti cinefili, affidatevi ad un intreccio ben congeniato, a molti colpi di scena e ad una strutturazione temporale a flashback e avrete Saw - L'enigmista: thriller-horror tutt'altro che spiacevole, che arriva in Italia con la non trascurabile credenzialità di avere incassato sessanta volte la sua spesa di produzione.

C'è il gusto del migliore cinema exploitation (o post-exploitation se preferite, essendo comunque in epoca di saturazione visiva e contenutistica) in questo esordio di James Wan, autore insieme a Leigh Whannell (sceneggiatore e attore di un personaggio del film) e a Charlie Clouser (autore delle caratterizzanti musiche) di un thriller macabro e frizzante, caratterizzato da una sana e onesta tendenza all'intrattenimento più gustoso. Uno spirito così contagioso che predispone lo spettatore nel modo migliore, facendogli superare senza particolari disturbi alcuni difetti e limiti (vedasi la trascuratezza dei dialoghi e delle interpretazioni) immancabili in un'opera prima di questo tipo.

Se lo spirito e l'approccio possono ricordare quello di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, è chiaro che l'universo di riferimento stilistico è decisamente legato al thriller-horror, soprattutto alle atmosfere tipiche dei film di David Fincher rielaborate però con un genuino approccio low-budget che le depura di quella ricerca formale ossessiva e un pò barocca tipica del regista di Seven. In questo modo, il lavoro a bassi costi produttivi, riesce a dare ritmo ed immediatezza a una pellicola che usa solo alcuni spunti dei più celebri thriller per dedicarsi ben presto ad un divertente repertorio di ostentate truculenze che per alcuni versi possono ricordare l' horror italico più morboso degli anni '80.

Un film comunque consigliato ad un pubblico dotato di ironia e dallo stomaco abbastanza forte, o comunque da chi non cerchi nel cinema l'affresco sociale, la ricercatezza formale o la seriosità autoriale. Saw è d'altronde uno sfrontato b-movie di come se ne facevano molti una volta e troppi pochi ora; in questo caso ci accodiamo perfino al divertente inquadramento del film fattone dal suo produttore Greg Hoffman: Saw sarebbe un classico hitchcockiano se Hitchcock avesse visto i video dei Nine Inch Nails.

Recensione Saw - L'enigmista (2004)
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