I Puffi

1981 - 1989

I Puffi: dalle origini ai social, l'evoluzione tra "zombie" e tecnologia

I simpatici esserini blu, amati da grandi e piccini, ritornano al cinema con una storia dall'approccio contemporaneo, proseguendo una trasformazione iniziata nel 2011.

I Puffi - Viaggio nella foresta segreta: un'immagine del film animato

Il mondo dei Puffi, creato dal fumettista belga Peyo nell'ormai lontano 1958, si è ritagliato uno spazio importante nel cinema e nella televisione fin da subito, grazie all'incredibile successo ottenuto dalle storie a fumetti e dalla successiva serie animata prodotta per la NBC, senza dimenticare l'importanza del collezionismo che ha invaso le case di grandi e piccini a partire dagli anni '80 con le riproduzioni di tutti i personaggi.
La serie prodotta da Hanna-Barbera, e il relativo merchandising, hanno infatti contribuito in modo significativo a far conoscere in tutto il mondo le storie di questi simpatici esserini blu alle prese con incredibili avventure e sempre impegnati a difendersi dai piani del malvagio Gargamella, il cui obiettivo è distruggerli per sempre.

Nel corso degli oltre trenta anni che separano il debutto degli episodi animati all'arrivo nelle sale del film I Puffi - Viaggio nella foresta segreta, distribuito nei cinema italiani pochi giorni fa, i simpatici edifici-fungo in cui vivono le creature di Peyo hanno accolto nuovi abitanti nel villaggio, presenze ideate via via per assecondare i cambiamenti avvenuti nella società. I novantanove Puffi che incontrano John e Solfamì tra le pagine dei fumetti a loro dedicati sono così stati affiancati da creazioni ideate in occasioni dei lungometraggi realizzati in live-action e per il recente capitolo animato, dando spazio anche a personaggi femminili inediti, a presenze legate all'avanzamento della tecnologia e a realtà come quelle dei social media.

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I Puffi - Viaggio nella foresta segreta: una scena del film d'animazione

Una società dalle regole semplice e chiare

La società dei Puffi non si è mai contraddistinta per particolare complessità: il leader del gruppo è il Grande Puffo, riconoscibile al primo sguardo per gli abiti rossi e la barba bianca che sottolinea come sia il più anziano nella comunità (circa 542 anni), mentre gli altri abitanti del Villaggio prendono il nome dal proprio mestiere o da una caratteristica predominante del proprio carattere. Spazio quindi ad esempio a Pittore, Poeta, Contadino, Sarto, Inventore, Minatore, Panettiere, Calzolaio, o Finanziere affiancati a presenze il cui lavoro è indefinito ma la cui presenza risulta essenziale per la vita quotidiana come Vanitoso, Brontolone, Burlone, Curiosone o Quattrocchi, l'intellettuale la cui onniscenza appare spesso discutibile e i cui commenti risultano alle volte fin troppo fuori luogo. Nonostante la realtà dei Puffi possa apparire semplice e poco sofisticata a causa dell'ambientazione medievale delle storie raccontate nei fumetti, tra le pagine c'è stato comunque spazio anche per realtà moderne come Inventore, il creatore di un Robot di sicuro all'avanguardia nel contesto, considerando la dimensione temporale delle prime avventure.

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Un'unica presenza femminile nell'intero villaggio

L'equilibrio di questa struttura sociale ben oliata in cui ognuno ha un suo ruolo specifico e lavori da compiere per contribuire al bene del gruppo, inizialmente non poteva che essere infranto e messo in pericolo solo da presenze provenienti dall'esterno. Ecco spiegata la presenza di Gargamella dai progetti non del tutto chiari, mostrandolo alle volte impegnato nei suoi piani di distruzione per utilizzare i suoi "nemici" e trasformarli in oro o mentre minaccia di catturarli semplicemente per mangiarli. Ed è proprio lo stregone a creare Puffetta con lo scopo di suscitare il caos nel Villaggio, dove in origine gli abitanti sono tutti maschi.

La rappresentazione del mondo femminile passa quindi inizialmente attraverso l'immagine di una protagonista che si evolve dall'essere malvagia e bruttina - lavorando come spia per Gargamella - a buona, carina e bionda grazie all'aiuto di Grande Puffo che la trasforma, aiutandola così a integrarsi nella società. Una situazione non particolarmente apprezzata dalle femministe, e nemmeno da molte spettatrici, che non hanno mai amato l'evidente collegamento con la Genesi biblica alla base dell'introduzione del personaggio e la totale mancanza di equilibrio numerico tra la popolazione femminile e quella maschile esistente nel mondo creato da Peyo. Se negli anni '60 era forse accettabile una visione così poco attenta e incapace di allontanarsi dagli stereotipi legati alle donne, con il passare del tempo la situazione si è radicalmente modificata e, dopo l'arrivo in scena di Bontina (creata dai Puffolini) e Nonna Puffa, Puffetta ha assunto nelle versioni per il grande schermo un ruolo sempre più attivo e centrale per cercare di superare i potenziali stereotipi femminili.

Un cambiamento cromatico politically correct

I Puffi avevano però dovuto fare già i conti con potenziali polemiche a sfondo sociale in occasione della trasposizione sul piccolo schermo de I Puffi Neri.
Tra le pagine della storia ideata da Peyo e Yvan Delporte, pubblicata per la prima volta nel 1963, il villaggio viene messo a rischio da un abitante che, dopo essere stato punto da una particolare specie di insetto che si trova all'esterno dell'area abitata, subisce una trasformazione: la pelle diventa nera e il suo comportamento è aggressivo e folle. L'epidemia si diffonde con dei morsi e una gran parte dei 100 Puffi si trasforma; in pratica nel fumetto si dà il via a una potenziale apocalisse in stile zombie (in un'epoca in cui i morti viventi non erano ancora di moda grazie a George Romero o Robert Kirkman) che si riesce ad arrestare con un antidoto diffuso sul villaggio grazie a un'esplosione.

Lo spunto piuttosto originale per l'epoca ha però dovuto affrontare un serio problema nel momento in cui gli autori dello show animato hanno dovuto adattarlo per la tv: l'idea di associare la pelle nera a comportamenti selvaggi e mortali è apparsa infatti poco politically correct ed ecco quindi che il Puffo nero si è trasformato in viola per non incorrere in potenziali critiche e polemiche, rimanendo però invariato nel suo aspetto cromatico nel merchandising prodotto dalla Schleich ed entrando nelle collezioni di appassionati e bambini di tutto il mondo, quasi sicuramente inconsapevoli di eventuali significati metaforici e sociali.

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Nuovi personaggi per i film live-action

I Puffi 2: Pestifera e Frullo con Puffetta nella prima immagine ufficiale del film

Con il ritorno nel 2011 dei Puffi sul grande schermo si sono registrate le prime introduzioni di personaggi "puffosi", inediti rispetto alle versioni della storia firmate da Peyo o prodotte da Hanna-Barbera. Risulta piuttosto impossibile immaginare negli anni '60 la presenza ad esempio di Puffo Passivo-Aggressivo, con il suo carattere in grado di causare qualche problema emotivo di troppo al prossimo, del party planner Organizzoso e sicuramente di Social Puff, il cui lavoro sembra sia esclusivamente quello di postare gli eventi più importanti su Puffo Web e Facepuff, la versione puffosa dei social media. Il salto temporale nel presente e l'ambientazione degli eventi in una città cosmopolita come New York hanno infatti reso quasi necessario allontanarsi un po' dalle radici più semplici e non tecnologiche dei Puffi, presentando degli elementi in linea con la quotidianità degli spettatori.
I personaggi femminili hanno invece registrato solo un incremento pari a +1 in occasione de I Puffi 2, in cui ha debuttato la nuova creazione di Gargamella, Pestifera, anche lei destinata a essere trasformata in una vera Puffa e a diventare buona (oltre a far innamorare Brontolone), proprio come accaduto in precedenza a Puffetta.

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Un approccio contemporeaneo alla storia di Puffetta

In Viaggio nella foresta proibita la realtà contemporanea si fa invece strada con forza ed ecco quindi ad esempio l'introduzione di Tecno: una coccinella dalle caratteristiche simili a uno smartphone e in grado di registrare appunti vocali, dare indicazioni GPS, scattare foto e stamparle usando il fango come inchiostro, oltre a rappresentare un vero e proprio amico per Quattrocchi.
Nel Villaggio Perduto si compiono tuttavia i passi più importanti perché entra in scena un'intera comunità dalle caratteristiche inimmaginabili durante gli anni '60. In questa nuova realtà le femmine sono guerriere e vengono guidate da Mirtilla, la matriarca della Selvapuffa che rappresenta la versione in "rosa" di Grande Puffo, decisa a insegnare alle Puffe a essere piene di risorse, coraggiose, gentili e pronte a esplorare il mondo che le circonda. Spazio poi alla protettiva Tempesta, alla dolce Bocciolina, all'astuta Gigliola e alla musicale Smurfmelody... le femministe che si sono lamentate per anni del poco realismo che contraddistingueva la società puffosa ora potranno apprezzare l'approccio alla narrazione scelto dalla sceneggiatrici Stacey Harman e Pamela Ribon e dalla regista Kelly Asbury.

I Puffi - Viaggio nella foresta segreta: un'immagine tratta dal film animato

Pur mantenendo intatta la composizione originale del Villaggio, le autrici hanno scelto di aprire le porte anche a una nuova realtà, rimanendo fedeli alle storie classiche ma superandone i confini, creando con intelligenza un ponte tra passato e presente. Il viaggio attraverso la Foresta Proibita permette infatti alla dimensione fantastica di non limitare gli elementi avventurosi e spettacolari, di preservare il messaggio all'insegna dell'armonia e della pace che da sempre contraddistingue le storie di Peyo, ma anche di dare spazio alle differenze e all'individualità, permettendo anche alle spettatrici di tutte le età di assistere a storie in cui si vada oltre il facile stereotipo della Puffetta dai capelli sempre perfetti e dai tacchi alti, valorizzandone invece altre caratteristiche più importanti e rilevanti. Un cambiamento atteso da tempo e sicuramente apprezzabile nel suo intento di avvicinare anche il mondo dei Puffi a un riflesso più accurato della realtà.

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