Volevo essere uno dei Goonies! Il ricordo di un fan trent'anni dopo

Il 7 giugno 2015 I Goonies compie 30 anni. Ricordiamo insieme il film di Richard Donner e quello che ha rappresentato per chi, nel periodo della sua uscita, aveva l'età giusta per amarlo.

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I Goonies

1985 – Avventura
3.7 3.7

Il tempo è relativo. È qualcosa di cui ci si rende conto ritrovandosi a sera dopo aver snocciolato uno dopo l'altro, senza nemmeno accorgersene, una dozzina di episodi della propria serie preferita; così come nel fissare anestetizzati la messa in scena dilatata di molti film cosiddetti d'autore convinti, e speranzosi, che siano passate ore e non gli effettivi dieci minuti. Allo stesso modo trent'anni possono sembrare una vita - si cresce, si diventa adulti, si può dare anche il via ad una famiglia in trent'anni - o un lampo: a volte ci si guarda alle spalle e ci si rende conto con meraviglia e stupore del tempo passato, si percepisce qualcosa come se fosse accaduto solo una manciata di giorni prima.

I Goonies: Sean Astin, Corey Feldman, Martha Plimpton, Josh Brolin, Kerri Green, Jonathan Ke Quan in una scena

Proprio così ci si sente a volte (ri)guardando, o anche solo ripensando, a film che ci hanno accompagnati nel corso della nostra infanzia, che ci hanno aiutati a crescere, che ci hanno fatto sognare e fantasticare come se potessimo in qualche modo entrare a far parte del loro mondo di finzione. Non si può far altro che stupirsi rendendosi conto degli anni passati, leggendo di anniversari con un numero di anni sempre più importante. Ci è successo lo scorso anno con Ghostbusters, e ci ricapita quest'anno con I Goonies.

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Volevo essere un Goonie

Sul set de I Goonies: Jeff Cohen, Sean Astin, Josh Brolin, Corey Feldman e Jonathan Ke Quan

Alcuni bambini sognano di essere calciatori, altri rockstar o attori, altri più concreti e razionali puntano a diventare medici o ingegneri; chi scrive nel suo piccolo non voleva molto di più che essere un Goonie, trovare mappe del tesoro e vivere avventure insieme ai suoi amici più cari. È un caso strano quello de I Goonies, perché non riguarda la semplice identificazione con un personaggio, che può capitare con (super)eroi o simboli, ma del voler far parte di un gruppo, di quel gruppo, che appariva così spensierato, affiatato e completo pur con i suoi problemi innegabili e materiali: non dimentichiamo che i piccoli protagonisti del film, che nasceva da un'idea di Steven Spielberg, si imbarcavano nell'avventura che è cuore della storia nella speranza di trovare una via di salvezza per le loro case e la comunità a cui appartenevano. E la trovavano! Ma non è questo il punto, se non ai fini di un inevitabile lieto fine: quello che contava era l'avventura, il viaggio e non la meta, l'esperienza vissuta, la condivisione della stessa, l'amicizia, la complicità, quell'insieme di emozioni e prove che permettevano ai ragazzini protagonisti di fare un ulteriore passo avanti nel cammino della loro vita.

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I motivi di un successo

I Goonies: Sean Astin, Corey Feldman, Josh Brolin e Kerri Green in una scena

È essenzialmente in questo che risiede il motivo del successo del film, e non certo nelle qualità prettamente cinematografiche: la capacità di accogliere lo spettatore nel suo universo narrativo, accettarlo nel proprio mondo avventuroso e farlo sentire a casa, tra amici. Se vogliamo guardare al lavoro di Richard Donner in termini artistici, infatti, non siamo certo dalle parti del capolavoro; nemmeno nella misura in cui lo sono classici del periodo come Ghostbusters - Acchiappafantasmi o Ritorno al futuro, ma gli ingredienti sono ugualmente al posto giusto, equilibrati e bilanciati come nelle migliori ricette. Ma c'è un aspetto che tutti questi titoli avevano in comune: si percepiva la passione che muoveva i realizzatori e che influiva inevitabilmente sul risultato finale. Quella de I Goonies è sì una storia semplice, ma è il perfetto racconto d'avventura che tutti i ragazzi, almeno quelli degli anni '80, abituati ad un'idea di gioco e tempo libero diversa, avrebbero voluto vivere.

Un cinema che non c'è più?

Sul set de I Goonies: Jeff Cohen, Sean Astin, Corey Feldman e Jonathan Ke Quan

Il trentesimo anniversario di un classico del genere per ragazzi come I Goonies non può che far nascere una riflessione su di esso: in questo nostro ricordo abbiamo citato alcuni titoli importanti e ne potremmo aggiungere altri come Gremlins, Explorers, Navigator, Piramide di paura... tutti appartenenti alla stessa manciata di anni e tutti, pur con diverso valore cinematografico, ugualmente amati da una generazione e ancora difficili da superare nel loro genere. Possibile che ad alcuni decenni di distanza il concetto di film per ragazzi sia così cambiato? È forse cambiato il giovane pubblico a cui si riferiscono o si è persa di vista il sottile confine tra una storia semplice ed una banale?

Non vogliamo essere nostalgici e parlare dei bei vecchi tempi, anzi siamo i primi ad appassionarci alle curiosità, pronti ad accoglierle e amarle come è successo lo scorso autunno con Guardiani della Galassia e come siamo sicuri (oltre che ottimisti) che accadrà il prossimo dicembre con il nuovo Star Wars. No, quello che ci sembra di cogliere è che una certa tipologia di storia sia oggi ben rappresentata (quasi) soltanto dall'animazione di buon livello, dalla Pixar alla Disney degli ultimi anni, mentre una buona fetta di cinema per giovani si stia concentrando (un po' troppo) su young adult e derivati.

Cartoline da Goon Docks

I Goonies oggi: Jonathan Ke Quan, Sean Astin, Martha Plimpton, Corey Feldman, Kerri Green, Jeff Cohen e Josh Brolin

Per questo ripensiamo (e quando possibile riguardiamo) con piacere a film come I Goonies, per richiamare alla memoria sequenze, immagini e personaggi che sono ancora vivi e vibranti nella nostra memoria. Ricordiamo Sloth e Willy l'orbo, le parole storpiate di Mikey e il suo bacio castissimo con Andy, le invenzioni di Data, la danza del ventre di Chunk e le provocazioni di Mouth, ma soprattutto la meravigliosa sequenza dell'interrogatorio del piccolo Chunk ad opera della banda Fratelli. Sono immagini stampate nella nostra memoria, persino la piovra tagliata dal film completo e citata nel finale, e in quella di tantissimi in tutto il mondo. Lo dimostrano le celebrazioni che si tengono ad ogni anniversario importante, le reunion del cast (nella foto quella del 2009), e, non ultimo, l'evento di quattro giorni (4-7 giugno 2015) ad Astoria in Oregon, dove gli esterni del film furono girati all'epoca, per festeggiare questa importante ricorrenza. Noi siamo lì, almeno con lo spirito, perché nel nostro piccolo ci sentiamo ancora parte di quel gruppo e, a trent'anni di distanza, ne andiamo ancora orgogliosi.

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