Humphrey Bogart, fascino in bianco e nero: 5 ruoli simbolo del divo di Casablanca

Il 14 gennaio 1957 si spegneva una delle massime icone nella storia del cinema, Humphrey Bogart, leggendario protagonista di numerosi classici della Hollywood degli anni Quaranta e Cinquanta: un'eredità che oggi vogliamo celebrare ripercorrendo cinque tra i suoi ruoli più famosi ed amati.

Io non sono bello; una volta lo ero, ma non più. Non come Robert Taylor. Ciò che possiedo è la personalità nella mia faccia... e ci sono volute un sacco di notti in bianco e di bevute per piazzarla lì sopra.

Quel "character on my face", come era solito definirlo, rappresenta senz'altro uno dei segreti alla base della popolarità di un attore come Humphrey Bogart. Un ex caratterista che, nella Hollywood contrassegnata dal fascino distinto di leading men quali Cary Grant, Clark Gable e Gary Cooper, raggiunse la sua consacrazione verso i quarant'anni, facendo esplodere sullo schermo quel carattere 'ruvido' e quel volto ombroso e malinconico, in cui era quasi impossibile cogliere la traccia di un sorriso, se non in rarissimi momenti. Proprio in questo aspetto, l'essenza del "duro dal cuore tenero", risiede probabilmente la chiave dell'immenso carisma di Humphrey Bogart. Un carisma che, paradossalmente, è stato evidenziato nella maniera più acuta da un attore/personaggio agli antipodi rispetto all'icona di Bogart, ovvero Woody Allen, che nell'irresistibile Provaci ancora, Sam, datato 1972, vedeva materializzarsi al proprio fianco proprio un 'fantasma' del divo di Casablanca a mo' di personal trainer: un modello a cui aspirare, facendosi fornire consigli in campo sentimentale e indicazioni su come trattare le donne, per quanto con risultati spesso non del tutto conformi alle aspettative.

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Newyorkese di nascita, ma con una buona percentuale di sangue europeo nelle vene, una lunga formazione sul palcoscenico e poi, negli anni Trenta, l'ingresso a Hollywood: prima in parti da "poco di buono" nei gangster movie e poi, nel decennio successivo, finalmente in ruoli da protagonista, spesso nei panni del detective. Volto simbolo del cinema noir, ma non solo, Bogart attira l'attenzione del pubblico anche per il suo matrimonio con una giovanissima Lauren Bacall, conosciuta sul set del film Acque del Sud, diretto da Howard Hawks nel 1944: una relazione al tempo stesso professionale e privata, che sullo schermo ci avrebbe regalato una delle coppie più affiatate e magnetiche di sempre. Oggi, 14 gennaio, ricorre il sessantesimo anniversario della scomparsa di Humphrey Bogart, morto nel 1957, poco dopo aver compiuto cinquantasette anni, e da allora entrato ancor più nell'immaginario cinematografico e culturale: un'occasione per rendere omaggio a un attore inconfondibile ripercorrendo in ordine cronologico cinque fra i ruoli più significativi e più belli della sua splendida filmografia.

1. Il mistero del falco (1941)

Se a partire dalla metà degli anni Trenta Humphrey Bogart è considerato uno dei talenti in ascesa di Hollywood, con ruoli sempre più sostanziosi in pellicole sempre più importanti, è nel 1941 che si verifica la svolta definitiva: vale a dire il personaggio e il film che non solo consacreranno Bogart fra i nomi di prima grandezza dello star system, ma che gli consentiranno di entrare nell'iconografia del cinema classico. Tratto dal romanzo del giallista Dashiell Hammett, Il mistero del falco segna l'esordio dietro la macchina da presa di un'altra leggenda di Hollywood, il regista e sceneggiatore John Huston, con un'opera destinata a definire i canoni del genere noir e in particolare del filone hard boiled, che proprio in Bogart troverà il suo volto simbolo. Duro, pragmatico, disilluso ma guidato da un inestirpabile senso morale e da una sottile vena di romanticismo, il detective privato Sam Spade rappresenta l'archetipo dell'eroe 'tenebroso': l'alchimia fra Bogart e la femme fatale di Mary Astor, la sapiente regia di Huston e un manipolo di eccellenti comprimari fanno il resto, trasformando Il mistero del falco in una pietra miliare del noir americano.

2. Casablanca (1942)

Se anche fosse l'unico grande film nel suo curriculum (e no, non è certo l'unico!), sarebbe già più che sufficiente a fare di Humphrey Bogart uno degli attori più amati di tutti i tempi. Non a caso, del resto, nel succitato Provaci ancora, Sam Woody Allen si ispira in primis a Casablanca come modello di riferimento (e di parodia): perché il capolavoro di Michael Curtiz, girato in un periodo in cui un mondo impazzito era dilaniato dal conflitto più rovinoso del secolo, con una sceneggiatura modificata e riscritta da un giorno all'altro in corso d'opera, rappresenta ancora oggi una delle scommesse più azzardate, e clamorosamente vincenti, del cinema a stelle e strisce. La struggente storia d'amore fra il disincantato Rick Blaine, che gestisce un lussuoso locale nel Marocco controllato dalla Francia collaborazionista di Vichy, ed Isla Lund, giovane moglie del leader della resistenza antinazista Victor Laszlo, ma anche ex fiamma (mai del tutto sopita) di Rick, è forse la più compiuta e perfetta espressione del classicismo della Hollywood degli anni Quaranta: un classicismo che riesce però a conquistare anche gli spettatori di oggi.

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Gli sguardi carichi di passione e di nostalgia tra Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, le scene e le battute di culto, la melodia di As Time Goes By e quel finale indimenticabile fra l'oscurità e le nebbie dell'aeroporto ("Se tu restassi, un giorno saresti presa dal rimorso. Non oggi, forse nemmeno domani, ma presto o tardi e per tutta la vita") fanno di Casablanca uno di quei film a cui non potremmo mai rinunciare.

3. Il grande sonno (1946)

La coppia Humphrey Bogart e Lauren Bacall in una scena di IL GRANDE SONNO

Nel 1944, in Acque del Sud, il pubblico aveva avuto per la prima volta l'occasione di ammirare Humphrey Bogart e l'esordiente Lauren Bacall, e il risultato era stato sensazionale. Ancora più esplosiva, due anni più tardi (e a matrimonio ormai avvenuto), è la seconda collaborazione professionale fra Bogart e la femme fatale dallo sguardo più sensuale di Hollywood: Il grande sonno, vertice probabilmente insuperato dell'hard boiled cinematografico degli anni Quaranta, sempre per la regia di quel genio mai troppo venerato di Howard Hawks. Questa volta Bogart si cala nei panni - o meglio, nell'impermeabile - di un altro investigatore preso in prestito dalla narrativa poliziesca, Philip Marlowe, protagonista di vari romanzi di Raymond Chandler; e dal libro di Chandler Hawks recupera pure l'intreccio complicatissimo per costruirvi sopra un capolavoro di atmosfera e di ingegno narrativo, di sottesa perversione e di oscuro romanticismo. Ma Il grande sonno vive soprattutto dei confronti fra Marlowe e l'intrigante Vivian Sternwood della Bacall, dei loro dialoghi pullulanti di maliziosi sottotesti (si vada a riascoltare lo scambio di battute sulle corse dei cavalli) e dell'alchimia di una delle più splendida coppie del cinema (in seguito, Bogart e Lauren gireranno insieme altri due film).

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4. Il tesoro della Sierra Madre (1948)

Humphrey Bogart in una scena de Il tesoro della Sierra Madre

È la terza delle sei pellicole frutto del sodalizio tra Humphrey Bogart e John Huston, nello stesso anno in cui l'attore e il regista metteranno a segno un altro grande successo, L'isola di corallo, fra l'altro la quarta e ultima performance di Bogart accanto alla moglie Lauren Bacall. Ancor più de L'isola di corallo, però, ad entusiasmare pubblico e critica nel 1948, con tanto di 'benedizione' da parte della giuria degli Oscar, è Il tesoro della Sierra Madre, atipico film d'avventura basato su un libro del romanziere B. Traven. Ambientato nella brulla campagna messicana, Il tesoro della Sierra Madre vede Humphrey Bogart alle prese con un ruolo assai meno 'eroico' rispetto ai suoi consueti personaggi: quello di Dobbs, spregiudicato cercatore d'oro che si imbarca in una fortunosa impresa insieme a due soci con pochi scrupoli, Curtin e Howard (quest'ultimo interpretato da Walter Huston, il padre di John). Una spedizione irta di pericoli, ma in cui la minaccia più terribile si rivelerà essere la sfrenata avidità dei tre protagonisti, fino a un epilogo drammatico e beffardo.

5. La Regina d'Africa (1951)

Un romanzo pubblicato da Cecil S. Forester, un soggetto che a Hollywood avevano tentato invano di mettere in cantiere da oltre un decennio, una coppia di divi di prima grandezza e settimane di riprese a dir poco travagliate fra il Congo e l'Uganda: il risultato, in compenso, è uno dei film d'avventura più famosi e apprezzati del cinema americano, forte di una godevolissima miscela di ritmo, tensione narrativa, umorismo e sentimento. Frutto, ancora una volta, del talento registico di John Huston, La Regina d'Africa è però in primo luogo una celebrazione del talento della sua inedita coppia di protagonisti: Humphrey Bogart nel ruolo del rude Charlie Allnut, capitano di una nave chiamata African Queen, e Katharine Hepburn in quello della missionaria inglese Rose Sayer, che assieme a Charlie intraprenderà un pericoloso viaggio per sfuggire all'esercito tedesco all'alba della Prima Guerra Mondiale.

Grazie a questo personaggio scanzonato Bogart riceve finalmente il premio Oscar come miglior attore (più che altro un tributo alla sua strepitosa carriera fino a quel momento), mentre la Hepburn, sua degna comprimaria, farà tesoro della faticosa esperienza sul set africano per scrivere un ironico libro autobiografico dal titolo esplicativo: The Making of The African Queen or How I Went to Africa with Bogie, Bacall and Huston and Almost Lost My Mind. Ovvero, quando la storia di un "dietro le quinte" rischia di diventare quasi più affascinante del film stesso.

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