Homeland: commento all'episodio 3x03 Tower of David

Dopo due puntate di assenza finalmente ritroviamo in scena il co-protagonista di Homeland, Nicholas Brody, costretto nella condizione di fuggitivo in Venezuela, alla mercè di un boss locale conosciuto come El Niño; nel frattempo continua il calvario di Carrie Mathison nell'istituto di igiene mentale in cui è rinchiusa...

Il plot
Costretto a lasciare precipitosamente gli Stati Uniti dopo l'attentato di Langley (di cui è considerato responsabile), super-ricercato in tutto il mondo e per di più gravemente ferito, Nicholas Brody (Damian Lewis) ha trovato rifugio a Caracas, in Venezuela, dove viene tenuto nascosto con il consenso di un boss locale noto con il soprannome El Niño (Manny Perez) e con la provvidenziale assistenza medica del dottor Graham (Erik Dellums). Brody si trova all'interno della cosiddetta "torre di David", un palazzo la cui costruzione era stata interrotta a metà dei lavori a causa della morte del banchiere che la stava finanziando e del collasso dell'economia venezuelana. Nelle cavità di questo edificio spettrale e scheletrico, l'ex-deputato recupera le forze e inizia a riflettere sul suo immediato futuro. Nel frattempo Carrie Mathison (Claire Danes) è ancora ricoverata nella clinica psichiatrica, nel tentativo di far fronte al suo disturbo bipolare con abbondanti dosi di medicinali; il suo senso di disperazione e di abbandono, tuttavia, sembra ingigantirsi sempre di più con il passare dei giorni... almeno fino a quando non riceve l'inaspettata visita di un misterioso avvocato, Paul Franklin (Jason Butler Harner).

Cosa ci è piaciuto di questo episodio
L'attesissimo ritorno di Nicholas Brody, dopo la sparizione nei primi due episodi della terza stagione, ha riportato all'interno di Homeland un presunto equilibrio narrativo che, fino a questo momento, era stato completamente sbilanciato in direzione di Carrie e dei suoi problemi mentali. I primi 30 minuti di Tower of David sono interamente incentrati sul personaggio di Brody: ancora una volta uno stranger in a strange land (come all'epoca in cui era tenuto prigioniero da Abu Nazir), solo e ferito in una città in cui sembrano regnare il caos, la miseria e la violenza (una condizione ben sintetizzata dall'immagine stessa della "torre di David"). Nella seconda metà dell'episodio, invece, gli autori innestano un rinnovato parallelismo fra la condizione di Brody e quella di Carrie: fisicamente lontanissimi, ignari delle sorti l'uno dell'altra, ma ridotti entrambi in una condizione di impotenza e di profonda solitudine (in altre parole, un'autentica prigione), mentre lottano forsennatamente nell'intento di riprendere il controllo delle proprie vite.

Homeland: Damian Lewis in una foto di scena dell'episodio Tower of David
Cosa non ci ha convinto di questo episodio
Purtroppo, Tower of David si configura come la puntata in assoluto più debole nell'intera storia di Homeland fino a questo momento. Il ritorno di Brody, avvenuto in circostanze alquanto prevedibili, occupa quasi l'intera durata dell'episodio, ma fatica a coinvolgere o a sorprendere realmente, e la conclusione (l'iniezione di eroina) non prospetta sviluppi positivi per il personaggio, almeno da qui a breve. Dopo tre puntate, insomma, Homeland sembra ancora impegnata a costruire le premesse per una nuova storyline, faticando ad entrare nel vivo della vicenda e a costruire una trama in grado di convogliare il dramma e la suspense che questa serie ci aveva regalato nelle prime due stagioni. E, spiace dirlo, la sequenza di Carrie che reclama furiosamente le sue "Meds!" al cospetto delle attonite infermiere è pericolosamente sull'orlo dell'autoparodia...

Note a margine
L'episodio Tower of David, in cui curiosamente non compare nessuno degli altri personaggi principali della serie al di fuori di Carrie e Brody, è stato sceneggiato da William Bromell basandosi sulle dettagliate annotazioni lasciate da suo padre Henry Bromell, uno degli autori storici di Homeland, scomparso nel marzo scorso a 65 anni di età. Henry Bromell, che era anche fra i produttori di Homeland, a settembre ha vinto un Emmy Award postumo per la sceneggiatura di uno degli episodi più apprezzati della seconda stagione, L'interrogatorio.

What's next?
Quello che tutti gli affezionati di Homeland si staranno augurando, a questo punto, è che la nostra amatissima serie torni quanto prima sui consueti binari, riconquistando il pathos e la tensione che hanno caratterizzato le prime due stagioni. Come già rilevato, finora abbiamo assistito soltanto al "prologo" di una stagione che pare non aver ancora assunto una direzione precisa, né tantomeno una chiara struttura narrativa; mentre, a partire già dalla prossima puntata, è d'obbligo che Homeland riesca a superare (almeno nel minimo indispensabile) le nevrosi di Carrie per dar modo agli autori di riaprire la "guerra al terrorismo", anziché la guerra contro la salute fisica e mentale dei suoi sventurati protagonisti...

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Stefano Lo Verme
Redattore
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