Da Viale del tramonto a Barton Fink: il lato oscuro di Hollywood in sette black comedy da antologia

25 anni fa debuttava nelle sale Barton Fink, la dissacrante commedia premiata con la Palma d'Oro al Festival di Cannes in cui i fratelli Coen mettevano alla berlina l'industria cinematografica: per l'occasione vi proponiamo una rassegna di sette film che hanno raccontato le contraddizioni di Hollywood attraverso un umorismo nerissimo.

Da Viale del tramonto a Barton Fink: il lato...
Barton Fink - È successo a Hollywood

1991 – Drammatico
3.9 3.9

Il 21 agosto 1991 esordiva nelle sale americane Barton Fink - È successo a Hollywood, la pellicola che avrebbe consacrato i fratelli Ethan Coen e Joel Coen (entrambi co-autori del copione, ma solo quest'ultimo accreditato per la regia) come due fra i nuovi, grandi autori del cinema a stelle e strisce, contraddistinti da uno stile particolarissimo e da un approccio innovativo e anticonformista rispetto alle convenzioni e ai generi tradizionali. Prima di allora, i Coen avevano già firmato due solidi quanto atipici esempi di neo-noir, Blood Simple - Sangue facile (1984) e Crocevia della morte (1990), e la commedia Arizona Junior (1987), rivelatasi un grande successo commerciale.

Barton Fink - John Turturro in una scena

Con Barton Fink, però, Ethan e Joel Coel erano pronti ad alzare la mira, scegliendo per l'occasione un obiettivo decisamente ambizioso: Hollywood, una "fabbrica dei sogni" capace di partorire veri e propri incubi, teatro dell'eterno conflitto fra integrità artistica e logiche commerciali. Presentato in concorso al Festival di Cannes 1991, Barton Fink riportò un trionfo senza precedenti: oltre alla Palma d'Oro, il film si aggiudicò infatti anche i premi per la miglior regia e per il miglior attore al protagonista John Turturro nel ruolo del personaggio eponimo, un idiosincratico drammaturgo ingaggiato come sceneggiatore nella Hollywood del 1941 (all'epoca, il regolamento del Festival permetteva di assegnare anche altri trofei al film ricompensato con la Palma d'Oro).

Barton Fink: lo stralunato eroe coeniano interpretato da John Turturro

Diventato con il tempo un caposaldo nella produzione dei Coen, che da lì a pochi anni avrebbero messo a segno altri film importantissimi come Fargo e Il grande Lebowski, Barton Fink si inserisce a pieno diritto in quel filone di pellicole dal taglio metacinematografico con cui vari registi si sono confrontati con Hollywood e il suo immaginario: un immaginario rivisitato però in chiave ironica e dissacrante, fino a raggiungere vette di umorismo grottesco in cui i Coen sono appunto dei maestri. Il venticinquesimo anniversario di Barton Fink ci offre pertanto l'occasione per discutere e riscoprire alcune di queste pellicole: di seguito vi proponiamo dunque in ordine cronologico sette black comedy che, in epoche diverse, ci hanno raccontato Hollywood, i suoi lati oscuri e il suo sottobosco talvolta sinistro, amalgamando con estrema efficacia humor, satira e dramma.

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Viale del tramonto (1950)

Gloria Swanson in Viale del Tramonto

Dev'essere stato a dir poco uno shock per l'establishment hollywoodiano, e per il pubblico in generale, trovarsi di fronte nel 1950 ad un film come Viale del tramonto; ma il capolavoro di Billy Wilder, pur essendo strettamente legato al proprio tempo, con tanto di riferimenti, citazioni e camei di lusso, non ha perso un grammo della sua forza corrosiva e del suo umorismo caustico. La vicenda di Joe Gillis (William Holden), giovane sceneggiatore squattrinato che finisce per caso nella fatiscente villa di Norma Desmond (Gloria Swanson), diva del muto caduta in disgrazia con l'avvento del sonoro, riesce a coniugare in maniera superba il melodramma, la satira e il noir (basti ricordare il raggelante incipit con un cadavere che galleggia in una piscina e la voce di un "morto che parla"), descrivendo l'ambiente del cinema per raccontarne in realtà le illusioni, l'effimera gloria e la natura inesorabilmente vampiresca. Vincitore di tre premi Oscar per la sceneggiatura, la colonna sonora e la scenografia e di quattro Golden Globe (miglior film, regia, attrice e colonna sonora), Viale del tramonto non è soltanto uno straordinario classico, ma rimane senza dubbio il più significativo ritratto di Hollywood mai realizzato.

Wallpaper: William Holden e Gloria Swanson in una sequenza del film Viale del tramonto

S.O.B. (1981)

S.O.B.: se nei fumetti questo verso onomatopeico evoca un moto di tristezza, come acronimo la parola assume il significato di standard operational bullshit, ovvero una "stronzata preconfezionata" pronta ad essere servita al pubblico. Un titolo malizioso e ambiguo per uno dei film più interessanti e sottovalutati del geniale Blake Edwards, che nel 1981 firmò appunto questa caustica satira sull'industria hollywoodiana e la sua spasmodica ossessione per il successo a tutti i costi. Il protagonista, Felix Farmer (Richard Mulligan), è un produttore sull'orlo del collasso, deciso a tutti i costi a salvare il suo ultimo lavoro, Night Wind, un flop annunciato già massacrato dai critici, arrivando al punto di trasformarlo in un musical dalle sfumature hard con un frenetico lavoro di post-produzione e delle riprese aggiuntive (vi ricorda forse un paio di recenti blockbuster?). William Holden, il Joe Gillis di Viale del tramonto, qui interpreta il regista Tim Culley, ma la vera star del film - e del "film nel film" - è Julie Andrews, moglie di Edwards, nei panni dell'attrice Sally Miles: esilarante il numero musicale coronato da un topless della Andrews, che distrugge in un sol colpo la sua immagine da eterna Mary Poppins.

Barton Fink (1991)

Barton Fink - È successo a Hollywood: John Turturro e Judy Davis in una scena del film

E nel 1991 sono i fratelli Coen a riportarci nella Hollywood di cinquant'anni prima, attraverso la bizzarra parabola del drammaturgo Barton Fink (John Turturro), messo sotto contratto dal mogul della fantomatica Capitol Pictures, l'eccentrico Jack Lipnick (Michael Lerner), per sceneggiare un dramma su un wrestler interpretato da Wallace Beery, nell'impossibile tentativo di coniugare ambizioni artistiche ed esigenze di cassetta. E il povero Barton, chiuso in una camera d'hotel e in piena crisi creativa, troverà un aiuto inaspettato nel suo vicino di stanza, l'assicuratore Charlie Meadows (John Goodman), emblema dell'"uomo comune", mentre la sua scappatella con la segretaria Audrey Taylor (Judy Davis) avrà un esito inaspettato. Ispirato in parte alla figura di William Faulkner, in parte alla trama del classico di Preston Sturges del 1941 I dimenticati, Barton Fink è un'opera indefinibile, che si muove fra i territori più diversi (la commedia, il grottesco, perfino l'horror) cambiando forma di volta in volta, fino a sfociare in un epilogo da incubo.

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I protagonisti (1992)

I protagonisti: Tim Robbins e Dina Merrill in una scena del film

Appena un anno dopo la Palma d'Oro per i fratelli Coen, il Festival di Cannes accoglieva con analogo entusiasmo un'altra black comedy sull'industria hollywoodiana, ma stavolta su quella attuale: I protagonisti, vincitore del premio per la miglior regia a Cannes e del Golden Globe come miglior commedia, nonché grandioso ritorno al successo per il veterano Robert Altman. Basato su un romanzo di Michael Tolkin, il film di Altman è incentrato sulla figura di Griffin Mill, un produttore esecutivo di Hollywood interpretato da Tim Robbins, che per questo ruolo ha ottenuto il Golden Globe e il trofeo come miglior attore al Festival di Cannes. Mentre la lanciatissima carriera di Mill è frenata dall'arrivo del collega/rivale Larry Levy (Peter Gallagher), l'uomo inizia a ricevere delle cartoline contenenti delle minacce anonime; le sue inquietudini lo porteranno a imbattersi nell'aspirante sceneggiatore David Kahane (Vincent D'Onofrio) e nella sua affascinante fidanzata June Gudmundsdottir (Greta Scacchi). Con una raggelante fusione fra thriller e satira al vetriolo, un Altman ispiratissimo firma un'opera magnifica in cui il corto circuito tra finzione e metacinema è il vero leit-motiv: dal piano sequenza iniziale di otto minuti, con un esilarante elenco di potenziali soggetti che include un sequel de Il laureato, alla partecipazione di oltre sessanta celebrità hollywoodiane che compaiono nella parte di loro stesse.

I protagonisti: Tim Robbins in una scena del film

Tropic Thunder (2008)

Ben Stiller e Robert Downey Jr. in una scena del film Tropic Thunder

Rispetto a titoli come Barton Fink e I protagonisti, è una satira sicuramente più blanda e 'innocua' quella proposta nel 2008 da Ben Stiller, regista, interprete e co-autore di Tropic Thunder, una scatenata parodia incentrata su un terzetto di divi di Hollywood impegnati a girare un dramma bellico ambientato in Vietnam. Tropic Thunder è infatti anche il titolo del "film nel film" che vede coinvolti Tugg Speedman (Ben Stiller), star in declino con il desiderio di veder riconosciuto il proprio talento, lo sboccato comico Jeff Portnoy (Jack Black) e Kirk Lazarus (Robert Downey Jr), pluripremiato attore australiano che pratica il metodo Stanislavski in maniera estrema. I punti di forza di Tropic Thunder risiedono nel ritmo incalzante del racconto e delle gag, nel ricchissimo cast - che include pure Nick Nolte, Matthew McConaughey e un irriconoscibile Tom Cruise - e nei numerosi inside joke. Al mondo del cinema indipendente era stato dedicato invece, due anni prima, il meno noto ma più raffinato For Your Consideration di Christopher Guest.

Maps to the Stars (2014)

Maps to the stars: Mia Wasikowska in una scena

È una satira dall'umorismo ferocissimo e macabro, invece, Maps to the Stars, l'opera più recente del maestro David Cronenberg: un affresco a dir poco agghiacciante di Hollywood, regno delle illusioni popolato da spettri metaforici e reali e in cui si aggirano vari personaggi, tutti divorati dalle proprie ossessioni o da un passato che non cessa di tormentarli. Da Agatha Weiss (Mia Wasikowska), una ragazza appena giunta in città, con il viso deturpato dalle ustioni e un torbido segreto che la lega al fratellino Benjie (Evan Bird), teenager sregolato e star di una saga dagli incassi record, a Jerome Fontana (Robert Pattinson), autista di limousine con velleità artistiche, fino ad Havana Segrand (Julianne Moore), attrice sul viale del tramonto determinata a ricalcare le orme di sua madre Clarice (Sarah Gadon), icona di Hollywood morta in giovane età in un incendio. Cronenberg dirige una pellicola cupa quanto fascinosa in cui dipinge con intensità sorprendente i lati oscuri della celebrità, mentre una strepitosa Julianne Moore si è guadagnata il premio come miglior attrice al Festival di Cannes 2014.

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Maps to the stars: Mia Wasikowska in una scena del film con Julianne Moore

Ave, Cesare! (2016)

Ave, Cesare!: Scarlett Johansson e Josh Brolin in una scena del film

Da Barton Fink ad Ave, Cesare!, concludiamo il nostro itinerario proprio con l'ultimo film dei fratelli Coen, uscito pochi mesi fa. Rispetto a Barton Fink ci troviamo ora nella Hollywood di dieci anni dopo, nel 1951, ma sempre negli studi della fittizia Capitol Pictures, dove il fixer Eddie Mannix (Josh Brolin) deve indagare sul rapimento di Baird Whitlock (George Clooney), protagonista di un kolossal storico intitolato Ave, Cesare!, e nel frattempo occuparsi anche delle emergenze riguardanti le varie star messe sotto contratto dallo studio. Fra improbabili complotti filosovietici, star capricciose, scandali pronti ad esplodere e croniste assetate di pettegolezzi, Ave, Cesare! ci serve tutti i cliché della Golden Age di Hollywood all'interno di un cocktail gustosissimo ed incredibilmente divertente, in cui si distinguono attori quali Tilda Swinton, Scarlett Johansson, Channing Tatum e il giovane Alden Ehrenreich, coinvolto in uno spassoso duetto con un compito Ralph Fiennes.

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