Heavy Rain: il cinema thriller/noir approda su PS4

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei videogame più cinematografici con il classico Heavy Rain, appena approdato su PS4; una racconto per immagini immersivo e angosciante con il bonus di diverse prospettive e sviluppi narrativi alternativi.

Heavy Rain: il cinema thriller/noir approda su PS4

Ci è già capitato più volte di parlare della tendenza degli ultimi anni nel mercato dei videogiochi di tentare, con sempre maggiore insistenza, la strada del film interattivo. Si tratta di una tendenza (di successo) che continua a far discutere, e molto, gli appassionati e i puristi del videogioco ma, d'altra parte, fa avvicinare anche coloro che sono soprattutto attratti dall'idea di poter unire un'esperienza videoludica a quella cinematografica. Si tratta in fondo del motivo per cui anche noi di Movieplayer.it, un anno fa, sceglievamo di cominciare ad analizzare e "recensire" questi videogiochi proprio come fossero dei film.

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E proprio per questo motivo non potevamo non occuparci di Heavy Rain, titolo tanto rivoluzionario quanto discusso del 2010 per la Playstation 3 che arriva adesso anche sulla nuova console di casa Sony, la PS4, in versione remastered. Il videogioco della Quantic Dream, ideato, scritto e diretto da David Cage, è certamente uno dei massimi rappresentanti di questo filone, ovvero videogiochi in cui è la componente narrativa a farla da padrone, attraverso l'utilizzo di un gran numero di filmati e dialoghi, e gli input del giocatore/spettatore sono spesso limitati solo ad alcune scelte, a volte cruciali a volte no, da compiere nel momento giusto attraverso movimenti, spesso anche piuttosto complicati, del controller - e quando parliamo del controller intendiamo proprio tutto il DualShock 4, non solo tasti e levette... per fortuna di notte, al buio, nessuno può vederti roteare e sbatacchiare il joypad.
Molte di queste sono comunque scelte che, idealmente, dovrebbero portare a sviluppi sempre diversi, affinché ogni singola partita possa essere sempre diversa dalla precedente.

Quanto tutto questo possa essere riuscito da un punto di vista puramente videoludico lo lasciamo decidere a voi o comunque a chi è più esperto del settore come i nostri cugini di Multiplayer.it; quello che davvero ci interessa invece è approfondire proprio l'aspetto narrativo e visivo di questo Heavy Rain, perché per molti versi davvero non sfigurerebbe anche al cinema. E non è un caso, infatti, che da anni si parla di un adattamento per il grande schermo, inizialmente affidato addirittura ad un nome prestigioso quale David Milch. Lo vedremo mai il film di Heavy Rain? A dirla tutta poco importa, almeno a chi l'ha giocato e, di conseguenza, il film l'ha già visto.

Caccia al serial killer

La storia di Heavy Rain parte da una tragedia, quella di un padre che vede morire il proprio figlio davanti ai suoi occhi, e ben presto si inserisce nell'investigazione di un misterioso e sadico serial killer, chiamato l'Origami Killer, che rapisce bambini e li uccide facendoli annegare nell'acqua piovana. A seguire le indagini ci sono sia un profiler dell'FBI, Norman Jayden, che il detective privato Scott Shelby, le cui strade però finiranno con l'incontrarsi con il già citato Ethan Mars e la sexy e misteriosa Madison Paige. Il giocatore/spettatore è chiamato ad "interpretare" di volta in volta uno di questi 4 personaggi con un unico scopo, cercare di acciuffare l'assassino e soprattutto farlo prima che possa fare una nuova vittima.

Il bello di questa caccia al serial killer è proprio il modo in cui la narrazione ci arriva, in modo diverso, da queste quattro diverse strade. Avere quattro punti di vista molto differenti tra loro permette a David Cage di adottare toni e stili diversi pur quasi tutta la durata del gioco: se quindi seguendo l'agente FBI ci sembrerà quasi di trovarci in un film alla Seven con una spruzzata di Minority Report dovuto alla tecnologia molto avanzata in suo possesso, quando passiamo dal PI Shelby il "film" si trasforma in un vero e proprio noir con tanto di donzelle in pericolo e uomini d'affari potentissimi e senza scrupoli. Quando impersoniamo gli altri due personaggi, lo stile cambia ancora: si passa dall'atmosfera morbosa in stile Saw - L'enigmista a causa di alcune terribili "prove" da superare per ordine dello stesso killer ad un'investigazione in stile giornalistico che non può che far pensare ad un altro film di David Fincher, Zodiac.

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Se messa così però il videogioco può sembrare un'accozzaglia di elementi che non c'entrano nulla l'uno con l'altro è proprio qui emerge il fascino di Heavy Rain, perché grazie ad un ottimo lavoro di "scenografia e fotografia" e ad una colonna sonora sinfonica molto efficace soprattutto nel tema principale, riesce a ricreare un mondo grigio e spettrale in cui perfino l'incessante pioggia del titolo è un personaggio, anzi una minaccia reale.

Il brivido del cambiare i pannolini

Cè un aspetto nel gioco, soprattutto nei primissimi capitoli, che è davvero spiazzante e che finirà per spaventare sia molti giocatori che potenziali "spettatori": l'eccessiva ricerca di un "realismo", apparentemente fine a se stesso, nel tentativo di rappresentare la quotidianità o comunque l'importanza di alcune azioni banali come il radersi, farsi una doccia, cambiare un pannolino ad un neonato o cucinare delle uova strapazzate. In un gioco/film che ha i suoi punti di forza nell'atmosfera tesa e spesso anche adrenalinica tipica di prodotti cinematografici hollywodiani è un qualcosa che sicuramente può sembrare stonato ma in realtà denuncia la provenienza europea dei suoi autori: i Quantic Dream sono infatti francesi e il vero nome di David Cage è in realtà David De Gruttola.

L'accostamento tra questa sorta di cinéma vérité e anti-spettacolare e inseguimenti, realtà virtuale, combattimenti e molto altro crea una sorta di corto circuito che, paradossalmente, non solo funziona ma rende Heavy Rain un'esperienza davvero unica nel suo essere angosciante e dolorosa ma anche estremamente vitale. Perché è vero che a colpire molto, soprattutto i cinefili, saranno le molteplici citazioni al cinema del già citato Fincher ma anche di Stanley Kubrick (Shining e 2001: Odissea nello spazio), Steven Spielberg (non solo il film sci-fi con Tom Cruise ma perfino Indiana Jones) o Ridley Scott (Blade Runner ovviamente, fin dall'origami e la pioggia di copertina e titolo) e le sequenze molto hollywodiane (spesso con abbondanza di split-screen alla Brian De Palma), ma è proprio questa straniante "lentezza" ad aumentare la sensazione di disagio, di pericolo incombente e soprattutto di impotenza che, proprio in un videogioco, sono assolutamente inedite.

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Alla fine muoiono tutti. Anzi no.

Se Heavy Rain è un ottimo esempio di film interattivo e delle infinite potenzialità di questo filone, bisogna ammettere che non sempre la narrazione è perfetta ed esente da difetti. Alcuni buchi di sceneggiatura potrebbero per esempio sembrare evidenti, e sebbene lo stesso si potrebbe dire per la maggior parte dei thriller cinematografici il problema questa volta risiede non tanto nella sceneggiatura ma nella natura stessa del progetto: come per molti altri videogiochi/film interattivi che l'hanno preceduto e hanno seguito i suoi passi, anche Heavy Rain offre la possibilità di avere più finali e soprattutto più strade per arrivare alla conclusione del caso. Il che innanzitutto vuol dire che la storia si può concludere con un bellissimo lieto fine ma anche nel peggiore dei modi (Presenti! Nel nostro "primo" finale ci siamo goduti il serial killer passeggiare sotto la pioggia come se niente fosse), ma non solo, ciascuno dei protagonisti può morire in una o più occasioni nel corso dell'avventura e quindi uscire dalla storia con conseguenze spesso decisive sui capitoli successivi.

Se quindi seguendo la storia vi ritroverete ogni tanto a chiedervi come una certa cosa sia possibile è probabile che non abbiate tutti i pezzi del puzzle davanti a voi e che, in effetti, più che un problema di scrittura si tratta dell'incapacità da parte degli autori di riuscire a rendere davvero autonomi e slegati i singoli eventi. Vuol dire pure che, con tutta probabilità, proprio come noi non siete forse i migliori cacciatori di serial killer sulla piazza, ma in fondo è proprio per questo che esistono i film per vivere avventure che (si spera!) non avremo mai modo di affrontare nella vita reale. E un'avventura come quella di Heavy Rain, interattiva o meno poco importa, è una di quelle che lasciano il segno.

Luca Liguori
Redattore
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