Il delitto perfetto

1954, Thriller

Recensione Il delitto perfetto (1954)

Il delitto perfetto è forse uno dei film più sopravvalutati del maestro, ricco di scene cult e "perfetto" in tutti i suoi meccanismi scenici ma privo di vita e del tipico humour inglese hitchcockiano.

Guido Luciani

Grace 'ghiaccio bollente' e il delitto (im)perfetto

Nel 1954, Sir Alfred Hitchcock era alla ricerca di un'attrice in grado di rimpiazzare Ingrid Bergman, che lo aveva lasciato per Roberto Rossellini; il regista era pronto a scommettere su un'altra attrice e, dopo alcuni tentativi falliti, tra cui anche l'italiana Alida Valli sperimentata ne Il caso Paradine, arrivò Grace Kelly. L'attrice, che aveva alle spalle collaborazioni importanti, con Zinneman e soprattutto John Ford, colpì immediatamente Sir Alfred. Pare addirittura che, per l'audizione de Il delitto perfetto Grace Kelly si sia presentata sul set in guanti bianchi per coprire le mani che non le piacevano perché, a suo parere, un po' tozze. Hitchcock ritenne quel gesto segno di grandissima classe.

A partire da Il delitto perfetto, Grace Kelly e Alfred Hitchcock realizzeranno insieme altri due film, La finestra sul cortile e Caccia al ladro, nel giro di due soli anni prima che Grace incontri e sposi il Principe Ranieri di Monaco. Com'è evidente la collaborazione tra i due sarà molto intensa e permetterà al regista di mettere a punto il primo effettivo modello hitchcockiano di personaggio cinematografico femminile che poi perfezionerà grazie a Tippi Hedren. Hitchcock giungerà così a teorizzare il concetto di sesso indiretto e darà vita ad una donna fortemente contraddittoria; da un lato reale, dall'altro così perfetta da risultare intoccabile; per un verso algida e distaccata e per l'altro conturbante e sensuale.

Tutto questo, però, avverrà soltanto a partire da La finestra sul cortile, e non da Il delitto perfetto, in cui il personaggio di Grace Kelly non è che un abbozzo, una figura senza spessore né realistico né tanto meno psicologico. Ciò è probabilmente dovuto a due fattori di notevole importanza: il tempo di realizzazione del film e, soprattutto il genere a cui esso appartiene. Il film infatti fu preparato molto in fretta, in soli trentasei giorni, che non possono che risultare troppo pochi per poter dare ai personaggi un'adeguata profondità; in più il soggetto, tratto da una pièce teatrale, dava molto spazio al machiavellico protagonista, perno unico dell'opera, dimenticandosi dei comprimari.
Hitchcock, inoltre, si dimostrerà molto più attratto dal giallo ma soprattutto dagli oggetti e dal peso che essi assumono all'interno della vita dell'uomo moderno (non a caso il film sarà girato in 3D) piuttosto che dai personaggi, eccezion fatta per il protagonista.

Nonostante la notevole approssimazione con la quale il personaggio di Margot è tracciato, in esso sono presenti, in nuce, alcuni aspetti che verranno in seguito approfonditi dal regista come l'eleganza aristocratica e snob come tentativo di celare agli occhi degli altri la verità della propria natura e la notevole carica sessuale nonostante l'insensibile ma ingannevole apparenza.
Un altro aspetto, questa volta legato alla dimensione esteriore, che risulta tuttavia parimenti importante, è la ricerca sui colori nell'abbigliamento di Grace Kelly: "L'ho fatta vestire di colori luminosi e vivi all'inizio del film, poi i suoi vestiti sono diventati sempre più scuri man mano che l'intreccio diventava più oscuro".
Quest'attenzione più esteriore che interiore, più teatrale che cinematografica, dà al film una notevole forza visiva che finisce però con il togliere spessore agli eventi e all'intreccio sempre meno interessanti agli occhi dello spettatore. In questo senso, Il delitto perfetto è forse uno dei film più sopravvalutati del maestro, ricco di scene cult e "perfetto" in tutti i suoi meccanismi scenici ma privo di vita e del tipico humour inglese che Hitchcock sembrava aver dimenticato in buona parte dei primi film del periodo americano.

Recensione Il delitto perfetto (1954)
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