Gotham

2014 - ....

Gotham, stagione 3: il ritorno di Jerome e della sua malefica risata

La serie sulla città di Batman continua a non sapere esattamente dove vuole andare a parare, salvo quando abbraccia in pieno le sue origini fumettistiche, come nel doppio episodio dedicato al ritorno in scena del redivivo "Joker".

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Dwight Pollard, scienziato che un tempo lavorava ad Indian Hill, si è impossessato del cadavere di Jerome Valeska con l'intenzione di riportare in vita il folle criminale. Quando l'esperimento sembra essere fallito, Dwight rimuove la faccia di Jerome e la usa come maschera per aizzare i seguaci del giovane in modo da far sprofondare la città nel caos. Un piano che non va nella direzione sperata poiché Jerome si sveglia e se la prende con Dwight, prima di annunciare al mondo il proprio ritorno ed avviare un regno di terrore al quale dovranno opporsi James Gordon e Bruce Wayne...

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Schizofrenia, portami via

È piuttosto sconcertante vedere la terza stagione di Gotham e rendersi conto che, due anni e mezzo dopo il debutto, il procedurale basato sui fumetti della DC Comics non abbia ancora deciso pienamente cosa essere. Serial poliziesco incentrato sui primi passi carrieristici di James Gordon, o show supereroistico vero e proprio, un adattamento di Batman dove manca solo il vigilante stesso? Ancora adesso lo showrunner Bruno Heller sembra intenzionato ad alternare i due approcci, generando una successione di episodi frustranti seguiti occasionalmente da guizzi di divertimento allo stato puro, quando viene accantonata ogni pretesa di serietà drammatica e si abbracciano le radici pulp del prodotto. Non a caso la stagione dovrebbe chiudersi con l'entrata in scena di Ra's al Ghul, e per ravvivare l'arco narrativo noto come Mad City è stato deciso, in sede di chiusura (gli ultimi otto episodi fanno parte di un gruppo chiamato Heroes Rise), di ricorrere a una delle poche certezze legate alla qualità dello show: la presenza benefica di Cameron Monaghan nel ruolo di Jerome Valeska, un giovane che forse è il Joker, e forse non lo è.

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La prima volta che lo abbiamo incontrato, nella prima stagione, la risata inquietante, la performance di Monaghan palesemente modellata su quella di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro e l'origine circense - compatibile con una delle versioni del background del malefico pagliaccio - suggerivano che Heller avesse introdotto il più noto avversario di Batman, come era già stato fatto per i vari Edward Nygma (Riddler), Oswald Cobblepot (il Pinguino) e Carmine Falcone. Poi, nella seconda annata, il colpo di scena: il giovane psicopatico è passato a miglior vita, ma non prima di aver fatto breccia nella mente di numerosi cittadini, "contagiati" dalla sua risata priva di senno. Una scelta narrativa alquanto intelligente, poiché risolveva il problema legato al Joker come un'entità malvagia senza una vera origine, con il suggerimento che chiunque tra coloro che avevano assistito alla morte di Jerome sarebbe potuto diventare la nemesi di Batman: noi siamo il Joker.

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Ridiamo insieme

Gotham: una scena del finale di stagione

Non a caso è su quella collettività evocata in passato che punta inizialmente Dwight Pollard: indossando la faccia di Jerome a mo' di maschera (allusione esplicita ad una recente storyline dove il Joker si dà all'automutilazione), egli incita la folla con lo slogan "We are Jerome!". Di per sé un'idea validissima per chiudere un arco narrativo incentrato sulla follia, e per ricordarci che da qualche parte, in una città segnata da vari atti criminali sempre più debordanti, si cela qualcuno che, in un futuro prossimo, deciderà di terrorizzare tutti truccato da clown. Almeno fino al momento in cui scopriamo che la resurrezione di Jerome, già suggerita nel finale della seconda stagione (ma lì a quanto pare si trattava di un sosia), ha avuto successo. Così si torna alla situazione che riassume perfettamente lo spirito dello show stesso: così come Gotham è e al contempo non è una serie su Batman, Jerome è e non è il Joker.

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The Killing Joke: Batman v Joker nella prima immagine del film

In questo caso però una decisione simile ha una certa coerenza, poiché le scelte multiple sono parte integrante della personalità del più noto antagonista dei fumetti di supereroi. E con il suo ritorno è possibile attingere a piene mani, in termini di storia e immagini, da varie storie cartacee, principalmente The Killing Joke e The Dark Knight Returns, raggiungendo un punto di non ritorno che - speriamo - la prossima storyline rispetterà: Gotham non è più un tipico poliziesco da network, ma un adattamento a pieno titolo della mitologia batmaniana, senza se e senza ma. E come tale dovrebbe rinunciare alla centralità di James Gordon, o quantomeno reinventarlo in chiave più apertamente eroica, perché è il personaggio di cui abbiamo bisogno andando avanti, in attesa della trasformazione di Bruce Wayne in nemico giurato della criminalità e del riemergere di Jerome, questa volta vivo e vegeto, da Arkham Asylum. Gli eroi si innalzeranno per davvero, o dovremo assistere all'ennesimo ritorno al punto di partenza, in uno schema destinato a ripetersi fino alla chiusura dello show? Ai prossimi otto episodi l'ardua sentenza.

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Max Borg
Redattore
4.0 4.0
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