Vedi Napoli e poi muori

2006, Documentario

Recensione Vedi Napoli e poi muori (2006)

Il film di Caria descrive con ironia, intelligenza e rispetto una città che può essere realmente compresa solo vivendola dal di dentro.

Massimo Borriello

Gomorra movie

Napoli saccheggiata, frantumata, cancellata dalle ombre nere della prepotenza, Napoli che si risveglia d'estate e cade un attimo dopo essersi alzata, Napoli schiacciata dalla legge del più mascalzone. umiliata dall'indifferenza, dalla rassegnazione, dall'omertà. Cosa ne è oggi del paese del sole, del paese del mare? Forse solo la salsedine che la brava gente non ha il coraggio di togliersi di dosso. C'è stata una tregua nella storia nera di Napoli, in cui le cose sembravano stessero cambiando: Maradona ha fatto gonfiare il petto ai napoletani, regalando loro clamorosi successi calcistici che hanno infiammato tutta la città, e la possibilità, che ad un certo punto è parsa farsi concreta, di ospitare l'edizione 2007 della America's Cup ha dato l'illusione di migliaia di posti di lavoro a portata di mano e di un prestigio tutto nuovo che ravvivasse i colori spenti del capoluogo campano. Tutti sogni, luccichii passeggeri che non si ancoravano a nulla di concreto; così quando c'è stato il momento dell'inevitabile risveglio, l'orrore per la realtà delle cose ha riportato Napoli nel caos: la drammatica mancanza di lavoro, la criminalità dilagante, il sangue sulle strade, quello tutto interno alle lotte di camorra per la conquista dei territori e quello degli innocenti che prima o poi ci vanno sempre di mezzo.

Enrico Caria, giornalista satirico napoletano, in auto-esilio nella più tranquilla Roma, torna nella sua città natale, con qualche vago senso di colpa dopo averla abbandonata, negli anni '80, a causa di incubi di camorra e devastanti terremoti, ma con la curiosità di ritrovare una città nuova dopo il suo breve periodo d'oro. Napoli, però, ha già archiviato i successi e i passi avanti fatti con Bassolino sindaco, ed è tornata ad inginocchiarsi al mostro-camorra, nella totale rassegnazione dei cittadini. Senza un'adeguata cultura del lavoro e abbandonata dallo Stato, la città si è ritrovata in mano ai delinquenti che si spartiscono il potere come in un gioco che non ammette interferenze da parte di chi quelle zone le abita senza armi o droga di cui morire, con cui ammazzare. Caria entra nella città con aria quasi scanzonata, com'è nel suo stile di satiro curioso, e le immagini girate con mezzi di circostanza sono accompagnate da musichette da cartoon stile Hanna & Barbera. Poi però luoghi, volti e parole si fanno più concreti con storie di ordinaria disperazione, e i toni cambiano, diventando via via più drammatici, fino a raggiungere quelli tragici di un ex killer che legge le pagine più disilluse del suo diario.

All'evidente povertà di mezzi Caria aggiunge la propria creatività, manipolando i colori delle riprese più malconce, inserendo animazioni che prendono in prestito i disegni dei bambini di Napoli, giocando con l'urbanistica e con un particolare presepe che mette insieme passato, presente e futuro di una città da salvare. Caria non si limita a girare in tondo per la metropoli, ma ci entra dentro e si spinge oltre, nelle periferie, nei vicini comuni vesuviani, quelli distrutti per sette volte dal Vesuvio e per sette volte ricostruiti, come Torre del Greco. In essi serpeggia quella rassegnazione inevitabile di chi siede su una bomba, ma non ha un posto più sicuro dove rifugiarsi. Così i napoletani continuano ad abitare case abusive a pochi passi dal cratere, quasi a sfidare la sorte. Le ombre del Vesuvio e della camorra oscurano così la città del sole, accartocciata in una mano che è pronta a stritolarla. E' quello che mostra Caria, quando va nei fortini della malavita napoletana, a Scampia, il regno della camorra, e ci trova persone linde, diverse, storie finite bene, ma anche quel marcio che non si riesce a debellare. A districare la complicata matassa di un mondo criminale minuziosamente strutturato sono soprattutto le interessanti interviste a Roberto Saviano, autore di Gomorra, il caso letterario dell'anno che ha riportato l'attenzione sul cancro di Napoli: la camorra e la sua organizzazione economica. Vedi Napoli e poi muori forse tace delle cose, ne censura altre, ma ce ne dice altrettante e di più, fornendo così tanti elementi che rischia in qualche passaggio di far cadere in confusione, e descrive con ironia, intelligenza e rispetto una città che può essere realmente compresa solo vivendola dal di dentro.

Recensione Vedi Napoli e poi muori (2006)
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